Lambrusco Reggiano – Mazzi e Tasselli

Pubblicato 20/05/2013 di primobicchiere
Categorie: degustazioni

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lambrusco mazzi e tasselli

Siamo a Rio Saliceto piccolo comune in territorio reggiano laddove la denominazione consente  nel lambrusco l’assemblaggio di numerose varietà di vitigni. Nella fattispecie questo di Mazzi e Tasselli ha origine da un blend di  Salamino, Marani e Ancellotta.
Proprio quest’ultima uva tintoria esprime al meglio le sue capacità e il vino si presenta scuro, cupo, impenetrabile.
La classica vinosità lambruscosa è la prima ad affacciarsi dal calice per poi lasciare il passo ad un naso ricco di frutti di bosco, mirtillo su tutti, prugne e qualche macchia balsamica che anticipano una bollicina leggera, setosa e seducente.
Esibisce i caratteri tipici del lambrusco reggiano, un corpo rotondo e pieno, si distingue poi con una decisa amaritudine che forse ne penalizza un po’ la bevibilità ma gli conferisce personalità e profondità. Il mio gusto approva.
Da servire rigorosamente a temperatura di cantina ed evitare di indurgli ipotermia in frigo. Le basse temperature corroborano pungenza e penetranza delle bollicine, snellendone il corpo e favorendo l’avvento di una sensazione amarognola finale soverchiante e un po’ antipatica.
I  sedimenti sul fondo sono il ricordo della fermentazione in bottiglia

Costo al market bio: 5/6 euro.

I lambruschi dissidenti conquistano la Mole

Pubblicato 15/05/2013 di primobicchiere
Categorie: gite fuori porta

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lambrusco

E’ un periodo così, in cui la primavera è ancora molto timida e le giornate sono troppo spesso scandite da piogge e nubi. L’altra sera, alla vigilia di Enodissidenze, il cattivo tempo è però rimasto fuori le mura del ristorante “Le Scodelle”, nel pieno centro di Torino, dove invece riecheggiava un’aria gioiosa e ”frizzante “. In questa piccola enclave emiliana la caparbietà di Luigi Fracchia è riuscita là dove molti avevano fallito, e cioè dar voce ai vini emiliani all’interno dell’elitario ambiente  enoico sabaudo.
E avreste dovuto sentire che voce!
I vini serviti a Le Scodelle sono pezzi da novanta del territorio emiliano, vini che non chinano la testa di fronte a nessuno nemmeno nelle zone dove risuona l’eco di nomi come Barolo e Barbaresco.
E lasciatevelo dire da uno che i vini emiliani li beve da sempre ;)

foto di Luigi Fracchia

foto di Luigi Fracchia

Crocizia, Denny Bini, Cinque Campi, bottiglie che si integrano alla perfezione con i piatti del menu e i calici vengono svuotati con celerità impressionante, tant’è che viene da chiedersi come mai sia così difficile reperire vini emiliani in Piemonte. Un nonsense.
Ha ragione l’amico Mauro quando afferma che con vini così si fa davvero fatica a seguire il consiglio “bere con moderazione” .
E c’è stato anche chi ha deciso di mettere da parte per un attimo i canoni della sommellerie e calarsi totalmente nel clima della serata bevendo i lambruschi come usava un tempo e come ancor oggi succede in alcune osterie emiliane di vecchio stampo, ovvero nella scodella!

lambrusco scodella

Amo particolarmente questi eventi dall’atmosfera estremamente friendly dove esce l’altra faccia del vino, la sua origine, la sua storia, il suo lato umano, e la degustazione sembra passare in secondo piano.
Chiacchiere, risate, confronti, la sala ribolle di euforica convivialità, la gente è felice anche solo per il fatto di essere lì, di vivere quel clima.
L’altra sera da ”Le Scodelle” usciva l’unica luce di una Torino grigia sferzata dalla pioggia battente.

Savennières 2009 – Patrick Baudouin

Pubblicato 09/05/2013 di primobicchiere
Categorie: degustazioni

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Savannieres Baudouin

Prima d’ora non avevo mai fatto caso ai prodotti distribuiti da Mineral Wine, e devo ringraziare Luigi per il suggerimento. Ho scoperto vini che hanno stuzzicato la mia curiosità, tra cui questo chenin blanc stappato giusto un paio di sere fa.

Patrick Baudouin coltiva i suoi ettari di vigna lungo la Loira seguendo i principi dell’agricoltura biologica. Questo vino è figlio di vigneti di circa 35 anni, frutto del “lavoro” di lieviti indigeni in cantina, subisce una lieve filtrazione prima dell’imbottigliamento e la SO2 totale si aggira intorno ai 40 mg/L.
Al naso colpisce l’acidità prorompente, agrumata, in particolare sono note di lime ad elevarsi. Poi anche pungenze di erbe aromatiche. Sul fondo escono ricordi di birre acide, quelle belghe, da fermentazione spontanea.
Anche in bocca troviamo una bella acidità viva, fresca, tagliente, avvolta da un velo setoso e accompagnata da una mineralità subordinata.
Sul finale si ritrova quella chiara assonanza lambiccheggiante.
Beva agile e scorrevole per un sorso di ottimo equilibrio.
Davvero un bell’approccio per me con lo Chenin Blanc.

Il vino, questo sconosciuto

Pubblicato 06/05/2013 di primobicchiere
Categorie: Uncategorized

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Urlo-di-Munch

Ecco una serie di episodi tremendi quanto divertenti che mi sono capitati chiacchierando con amici e conoscenti, e alcuni ti fanno intuire grandi lacune presenti nel mondo del vino.

Durante una cena al ristorante un amico: “Questo vino ha molti tanniTi”. Gli ho chiesto se era un popolo barbaro che conosceva solo lui.

In una trasferta lavorativa si supera il cartello di Tavarnelle Val di Pesa, e il mio capo: “Si chiama così perchè qui fanno il Tavernello”.
Immaginavo scherzasse.
Mi sbagliavo. :(

Chiacchierando con un amico di vino e viticoltura mi dice: “Ma se si vuole fare un vino che profumi di pesca perchè non piantare qualche pesco in vigna…”. 8O
Anche questa non era una battuta.

Appena uscito dall’esame AIS una collega neodiplomata mi chiede con quali domande mi avevano torturato.
“Mi hanno chiesto del Petit Verdot in merito ai rossi bordolesi”.
E lei: “Ma nei rossi di Bordeaux non ci sono solo uve rosse??”.
Amen.

Bolle al Castello – sabato 4 e domenica 5 maggio 2013

Pubblicato 03/05/2013 di primobicchiere
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bolle al castello

Questo weekend l’amico Sandro e l’Associazione della Muffa Nobile hanno organizzato un evento  interamente dedicato ai vini spumanti provenienti sia dal territorio nazionale che dal resto del mondo.
Saranno presenti vari vignaioli che esporranno, presenteranno e permetteranno di degustare i loro vini abbinandoli a prodotti locali come formaggi e salumi. Sarà possibile inoltre partecipare a degustazioni in abbinamento guidate.
La Manifestazione si terrà all’interno dello splendido scenario di Rocca Rangoni a Spilamberto.

Tendo a sottolineare il lato sociale di questo: parte del ricavato sarà devoluto a “Ricostruiamo NOVI di Modena” per sostenere la ricostruzione di alcune scuole danneggiate dal terremoto di maggio 2012. Complimenti!

Qui potete leggere il programma dell’evento.

Carta dei vini cinese

Pubblicato 02/05/2013 di primobicchiere
Categorie: Uncategorized

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carta vini cina

Questa foto è stata scattata da un amico in un suo recente viaggio di lavoro in Cina, durante una cena in un ristorante di lusso.
La carta era molto più ampia con anche etichette estere, questa è solo la pagina relativa ai vini italiani.
Parola d’ordine: etichette famose.

N.B. La moneta cinese è il Renminbi (o yuan) il cui cambio ad oggi è più o meno 1 euro = 8,1275 renminbi

Istantanee da Sorgente del Vino 2013

Pubblicato 29/04/2013 di primobicchiere
Categorie: degustazioni

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sorgente-del-vino-live-2013

Prima volta per me a Sorgente del Vino, nella nuova location di Bastione Porta Borghetto. Ambiente affascinante e suggestivo anche se la costruzione dedalica non facilita il rintracciamento delle cantine.
Anche per questo la lista di assaggi che mi ero preventivato vedrà parecchie lacune.
Dopo un paio d’anni riassaggio il sagrantino in purezza di Calcabrina che premia sempre con il suo naso di cioccolato e caffè e il suo sorso golosissimo, e accanto a lui sono felice di rincontrare Enrico Togni dopo la bellissima avventura in Valcamonica dello scorso autunno. Il suo erbanno va giù che è un piacere e così anche il nebbiolo “1703″ da botte che rivela una freschezza balsamica sorprendente.
Belle scoperte il rosso 2011 di Podere di Rosa, un blend di Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo, con piccole aggiunte di Merlot e Syrah, sottile, teso, vibrante, e il ciliegiolo 2009 del camuno Antonio Ligabue.
Non riesco mai a saltare il banchetto di San Fereolo. Stavolta è stato il turno di una verticale di barbera, fortemente rivalutata dopo un precedente assaggio che non rientrava molto tra le mie corde. Compagni di questo lisergico enoviaggio Davide Danilo, ad oggi forse ancora persi nei meandri del bastione, la mia compagna e un’amica che si sono sgargarozzate Austri come se non ci fosse un domani. Una serie di barbere davvero lodevoli quelle di Nicoletta (’07, ’06, ’05, ’04, ’03, ’01) con particolare menzione per le 2003 e 2001. Grazie ai due goliardici lumbard ho scoperto anche gli ottimi vini de Il Pendio, in particolare “Il Contestatore” uno chardonnay Metodo Classico e il bianco fermo sempre da uve chardonnay. Dopo questi assaggi credo di aver capito che la mia poca inclinazione verso questo vitigno era invece probabilmente causata da vinificazioni poco idonee.
Grazie anche agli amici dell’Armadillo che mi hanno condotto attraverso gli assaggi di tutti i vini estremi valdostani di Giulio Moriondo, partendo da un Cornalin in purezza tagliente e dritto fino ad una “superchicca”: un petit rouge vinificato a fine dicembre. Un’incredibile staffetta di dolcezza e sapidità salmastra per pochissimi litri prodotti.
Non si sbaglia mai nemmeno con i vini di Monte di Grazia (già assaggiati qualche anno fa a Vinitaly) che in quel di Tramonti producono un bianco, un rosato e un rosso da uve autoctone (tintore, ginestra, pepella…) tutti puntellati da una grande, fresca acidità.
E’ un vero piacere ritrovare dopo la bella esperienza al Vinix Live! #16 Gaetano e Nicola Solenghi, la loro barbera 2000 è sferzante, succulenta e strepitosamente longeva.

Malvasia interessante quella di Gualdora, la Blanca 2012 è un tripudio di pesca e albicocca al naso con un sorso polposo e sempre fruttato, più rotonda rispetto all’annata precedente.
Sorprendente e di beva incredibile il Verdugo, l’atipico merlot di Franco Masiero. Scordatevi morbidezze ruffiane e pesantezze rotonde, questo è fine e succoso. Avercene.
Le mie compagne di bevute sono ormai capitozzate, mi seguono per forza d’inerzia (anche perchè non solo non sputano, ma non versano una goccia nelle sputacchiere!), ma fortunatamente riusciamo a passare da Sara Carbone. Grande curiosità per i suoi vini, che da tempo cercavo, ed in particolare per il nuovo rosato. Bè direi davvero un risultato esemplare, elegante e fiero, una grande bevibilità supportata dalla vigoria dell’aglianico. E così anche i suoi rossi caratterizzati un mix di potenza e freschezza. Chapeau!
E poi il solito, ridondante, voluto finale in bellezza con un calice di Sol di Cerruti.


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