Docg e Doc italiane: la DOC Modena

La DOC Modena, fu creata nel luglio 2009 a scopi commerciali, per andare incontro alle richieste della clientela, imitando il cugino Lambrusco Reggiano che deriva da un uvaggio di vari vitigni, e per questo avvicina meglio le preferenze dei consumatori. Diversamente i 3 lambruschi DOC della provincia modenese (Grasparossa di Castelvetro, Sorbara, Salamino di Santacroce), derivanti principalmente da un unico vitigno, e quindi aventi caratteristiche molto più peculiari e dirette, poco scendono a compromessi con i vari gusti. Per avvicinarsi quindi alla tendenza del mercato (ovvero per avvicinarsi a più gusti possibile), è stata creata questa denominazione derivante anch’essa da più vitigni. Dunque il nuovo Lambrusco di Modena DOC, potrà non avere una percentuale elevata di un unico vitigno, ma come indica il disciplinare: “la tipologia Modena Lambrusco deve essere ottenuta dai seguenti vigneti: Lambrusco Grasparossa, Lambrusco Salamino, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Montericco, Lambrusco Oliva, Lambrusco a foglia frastagliata, da soli o congiuntamente, nella misura minima dell’85%;  possono concorrere, da sole o congiuntamente, le uve provenienti dai vitigni: Ancellotta, Malbo Gentile, Fortana, fino ad un massimo del 15%.”

Da ciò si può dedurre che si potrà svariare parecchio tra le varie uve,  per cercare il blend per avvicinarsi maggiormene alle esigenze del mercato.

Se le denominazioni tentano di tutelare e promuovere la qualità dei prodotti, a mio parere è stato fatto un errore di valutazione nella promozione di questa denominazione da IGT a DOC.
Innanzitutto il territorio è veramente ampio, raggruppa tutti i comuni della provincia di Modena, e già qui appare chiaro che uve coltivate nella bassa pianura non possono essere qualitativamente uguali a quelle raccolte dai vigneti impiantati in collina.
Inoltre la resa per ettaro (che non è stata modificata nel passaggio da IGT) risulta di 23 t/ha (a parte per la tipologia Modena Pignoletto che si “riduce” a 18), un’enormità se  pensiamo che solo qualche anno fa la resa/ha  media in Italia  dei vini VQPRD (ovvero DOC e DOCG) era sotto le 9 t/ha. Sempre ricordando che la relazione quantità uva prodotta/qualità del vino è inversamente proporzionale.

Sia chiaro, questi errori qualitativi spuntano come funghi in tutta la penisola, non solo a Modena. Per esempio, ad ottobre 2011 le DOCG in Italia erano 70, mentre solo a febbraio 2011 (lo ricordo bene perché le avevo studiate per l’esame) erano circa una cinquantina. In 8 mesi ne sono state nominate circa 20 (!!!) in più…. (sic!), e principalmente solo a scopo commerciale.

Cerchiamo di non fare di ogni erba un fascio e manteniamo quelle differenze qualitative che comunque esistono, e che una semplice sigla non può nascondere. 

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