Cantine Sociali: diavolo o acquasanta?

Mi sono sempre chiesto se le Cantine Sociali siano una cosa buona per il vino oppure no.
Mi hanno sempre attirato poco, forse per i loro capannoni così grigi e impersonali che somigliano più a una fabbrica che a una cantina.

Sicuramente nel corso degli anni hanno aiutato molto quei viticoltori che non avevano le risorse per vinificare in proprio le uve, e rappresentavano quindi uno sbocco fondamentale per i loro prodotti.

Se il fine è encomiabile, i mezzi non sempre però sono idonei.
Infatti può capitare che impongano ai contadini un prezzo di acquisto delle uve talmente  basso (cosa che fanno poi anche le grandi aziende vinicole) da obbligarli a lasciare invendemmiati i grappoli o addiruttura ad estirpare i loro vigneti, per evitare di lavorare in perdita
(un’amica mi raccontava che a lei impongono la data di conferimento, che l’uva sia matura oppure no poco importa…).
Tutto ciò per riuscire a vendere bottiglie a prezzi bassissimi, quelle che troviamo poi nei supermercati a 1-2 euro. 
Vini che potremmo definire non socialmente utili, visto che rischiano di essere la causa dell’estirpazione di una o più vigne, e la perdita del lavoro per il viticoltore.
Ogni tanto bisognerebbe chiedersi come mai certi vini hanno prezzi irrisori, e cercare di capire la storia che c’è dietro.

La cosa peggiore è che questo gioco al ribasso dei prezzi funziona anche come disincentivo per i viticoltori. Perchè faticare il doppio o il triplo, e così facendo lavorare in perdita, per produrre un uva qualitativamente migliore di un altro socio che verrà poi pagata comunque allo stesso prezzo?
Questa metodologia porta ovviamente ad un livellamento al ribasso della qualità.
Un cambiamento gioverebbe anche alle Cantine Sociali stesse, che sostenendo una produzione qualitativa in campo potrebbero avere una più ampia gamma di prodotti e di qualità sicuramente migliore, anzichè buttare tutte le uve, indistintamente, nello stesso calderone. Questo probabilmente è il motivo per cui è spesso difficile trovare vino di queste Cantine che sia di un elevato livello qualitativo (anche se i casi positivi ci sono eccome. Qualcuno mi parlò bene della Cantina Sociale di Quistello, nel mantovano, e si possono leggere note positive in questa degustazione di Fabio D’Uffizi).

Sarebbe interessante capire se alle stesse Cantine Sociali interessa un miglioramente qualitativo, che comporta comunque un maggior dispendio di energie e lavoro, oppure se si accontentano di rimanere circoscritte nella  produzione e commercializzazione di un vino banale.

Annunci
Explore posts in the same categories: Uncategorized

Tag: , , , ,

You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: