Champagne, il prezzo è sempre troppo alto

Lo Champagne è più di un vino, è un privilegio, uno status symbol.
Promosso da sempre come vino per pochi, si è imposto al mondo con una tale fama che
 la sola qualità dell’uva probabilmente non sarebbe riuscita a dargli.
Sia chiaro tutta questa apparenza è spesso supportata anche da un’ottima sostanza, anche se grazie a questa denominazione, si vendono vini mediocri a pochi euro e superlative e costose bottiglie.
Ma tutti sono Champagne.

Ma cosa c’è dietro le quinte di questo enorme apparente successo?
L’uso massiccio di fitofarmaci, antiparassitari e diserbanti fin dagli anni ’50 per supportare l’iperproduzione, ha spogliato il terreno di microfauna (che sappiamo bene essere fondamentale nell’attività nutrizionale della vite) e flora favorendo così il compattamento del terreno con il passaggio dei pesanti macchinari.
Questo compattamento ha causato squilibri idrici (terreni di questo tipo faticano ad assorbire le acque piovane, che in caso di forti piogge causano anche problemi di erosione e conseguenti dilavamenti) e la distribuzione di pesticidi con cannoni ed elicotteri (responsabili del cosiddetto fenomeno di “deriva”) purtroppo è ancora attuale.
Anche l’humus (materia organica fondamentale per la vita del suolo) è ormai  una chimera in questi luoghi.

Tutto ciò provoca un effetto a catena: un terreno così pesantemente aggredito da sostanze chimiche diventa privo di vita e il vigneto necessita di alimenti chimici per poter sopravvivere, ecco quindi pronti i concimi minerali di sintesi.
Senza dimenticare che fino al 1999 era diffuso lo spargimento (come pseudoconcime) di rifiuti solidi urbani, quindi materie plastiche, metalli pesanti e sostanze non biodegradabili che richiederanno parecchi decenni per scomparire, e che (
assieme ai prodotti chimici citati prima ) sono una delle cause di inqunamento delle falde nel sottosuolo (sembra in gran parte dei prelievi di acqua sia stata riscontrata la presenza di almeno 1 pesticida oltre il livello di potabilità).
Forse molto Champagne sarà bevuto, ma tra un pò non si potrà bere più acqua.

Servono tempestivi cambiamenti radicali per evitare che l’equilibrio biologico venga irreversibilmente compromesso, ma chissà se il mercato sarà  d’accordo.

Senza parlare dei ben noti effetti cancerogeni, mutageni e teratogeni di molti pesticidi, e ovviamente l’incidenza di queste problematiche è proporzionale alle quantità usate.
Con o senza mascherina.
Chiaramente non solo la zona intorno a Reims ed Epernay vive questi problemi, anche Borgogna e Charente (2 su tutte) stanno vedendo pian piano scemare loro peculiare terroir a causa di una distribuzione inocontrollata di sostanze chimiche.

Tutto per un bicchiere di vino.
Chissà se ne vale veramente la pena.

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6 commenti su “Champagne, il prezzo è sempre troppo alto”


  1. è spaventosa questa cosa e non ne vale per niente la pena. Sia che si parli di vino, che per tutta l’agricoltura in generale!
    Un bel post da promuovere!


    • Si, purtroppo a volte non ci accorgiamo (o non ci interessiamo) di quello che c’è veramente dietro. Preferiamo tenerci i nostri agi e i nostri vizi…

  2. etica vitis Says:

    Concordo Andrea, io ho sempre evitato Champagne perchè spesso ai prezzi proibitivi non corrisponde a mio avviso la qualità. Inoltre già da anni sapevo dello sfruttamento massiccio del terreno per ottenere i quantitativi di questo “vino” che richiede il mercato mondiale. Paragonabile allo sfruttamento intensivo dei bovini da allevamento per produrre carne o latte!


    • Questo atteggiamento ti fa grande onore.
      Capita infatti troppo spesso di fermarsi alla pura facciata edonistica ed immediata delle cose, senza andare a scoprire la vera realtà che c’è dietro.
      Così facendo si creano disastri.
      Purtroppo conosco molto bene il problema delle vacche da latte, l’animale non ha importanza, conta la quantità, addirittura premiano le più produttive.
      Sfruttamento che gli garantisce davvero pochi anni di vita.


  3. Molto bello e assolutamente da leggere il libro di S. Cogliati edizioni Porthos “Champagne. Il sacrificio di un terroir” illuminante ma che dà comunque speranze.
    I bio cominciano ad essere tanti e spesso trattano anche porzioni di vigneti confinanti per evitare contaminazioni.
    Comunque il passo che hanno gli Champagne non lo si ritrova in altri M.C. sopraturro nelle versioni extra brut o pas dosè.


    • Già letto e proprio da li ho preso grande spunto per questo post. Libro veramente interessante. Si per fortuna anche qui il bio inizia a fare buoni passi


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