Disciplinare per il vino naturale: serve davvero?

Sento spesso dire che anche i vini naturali necessiterebbero di un proprio disciplinare, per essere regolamentati e dare una maggior garanzia ai consumatori. Questa necessità può però condurre in due direzioni ben distinte e contrapposte.
Da un lato è vero che chiunque al giorno d’oggi può dire di fare vino naturale, e farlo come gli pare visto che non c’è nessuna documentazione che regoli questa tipologia di vino (tant’è che spesso in rete si accendono discussioni in merito a cosa si intende effettivamente con la parola “naturale”). Per questo un regolamento sarebbe una utile informazione pubblica e garantirebbe all’acquirente che tale vino è stato prodotto seguendo determinati e documentati criteri. Detto così sembra tutto semplice, ma la faccenda non è così scontata.

Dall’altro, lasciando da parte le possibili frodi (spesso i controlli sono solo sulla carta) che comunque ci possono essere anche attuando un disciplinare, una problematica più grave potrebbe derivare proprio dal disciplinare stesso. Esempio lampante è la neonata legge sul vino biologico, una grande bufala fatta per permettere a tanti grandi industrie viticole di poter immettere sul mercato vini con questa dicitura, ad oggi particolarmente richiesti, ma che di fatto poco o nulla differiscono dalla stragrande maggioranza degli altri vini in commercio.
Se non viene studiato ad arte, il rischio è proprio quello di avere un disciplinare fantoccio che permette a chiunque di produrre vino naturale, e invece che favorire il consumatore diventa per lui una vera e propria presa in giro.
Oggi in Italia ci sono già varie associazioni (tra le più importanti ricordo VinNatur, ViniVeri e Renaissance-Italia) che riuniscono viticoltori naturali. Queste hanno un loro manifesto interno, pubblico, a cui chiunque si deve attenere per potere entrare come socio. All’interno delle stesse associazioni vengono poi fatti controlli (analisi sul vino) per verificare l’attinenza del prodotto con il regolamento. Già queste procedure mi sembrano una valida garanzia per chi acquista.
Ok,
qualcuno mi potrebbe contestare il fatto che le stesse associazioni  potrebbero in qualche modo “inquinare” i controlli, in quanto fatti internamente, ma dubito sia conveniente per il produttore e tantomeno per l’associazione stessa correre un rischio tanto elevato. Io ho avuto la fortuna di chiacchierare con alcuni membri di queste organizzazioni (tra glu ultimi Andrea Kihlgren e Francesca Donati), e dalle loro parole si evince che sono spinti da un’ideologia che va ben oltre il mero interesse commerciale, e ben lungi dal solo pensare a qualche pratica truffaldina.

Riflessione personale perchè manca di un indispensabile confronto: o un eventuale disciplinare riesce veramente a proteggere il prodotto o diventa non solo inutile ma anche dannoso, sia per il consumatore che per il vignaiolo (a tal proposito mi piace citare le parole di Nicoletta Bocca “…se sei incivile è necessaria, se invece sei una persona come si deve, rischia di essere fortemente limitante” ). Purtroppo non c’è regola che possa fermare l’avidità e la brama di successo dell’uomo, e non è nella legge che possiamo trovare le garanzie assolute, ma nel buonsenso di ciascun viticoltore.

P.S. sempre a riguardo dei vini naturali vi consiglio vivamente di partecipare a TerroirVino il 10-11 giugno a Genova, al dibattito “Vini della natura e vini della ragione.

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