Un vino per ogni annata

Lo spunto per questa riflessione me l’ha dato Alessandro Bocchetti con il suo interessante post su Scattidigusto, che mi trova d’accordo sul nocciolo della questione. Il vino si può fare in qualunque annata, forse anche nelle più disastrate. Voglio però spostare la questione dal “SE” al “COME”.

Il vino è il prodotto dell’interazione tra uomo e natura, con percentuali di incidenza molto variabili (purtroppo).
La mano e l’esperienza del vignaiolo è fondamentale e imprescindbile per far nascere un ottimo vino (in parole povere se le stesse uve le curo e le vinifico io o lo fa Beppe Rinaldi fidatevi che il risultato cambia, e non poco. A mio favore ovviamente 😀 ), e le grandi le capacità del viticoltore saranno un vero valore aggiunto al vino soprattutto in quelle annate “difficili”, dove da quel poco che la natura mette a disposizione si riesce a far nascere un grande prodotto.

Ma talvolta può non essere sufficiente. 
La natura (ricordiamocelo) comanda sempre, e se decide che nelle fasi fenologiche critiche sarà pioggia e freddo ci si troverà a vinificare un frutto depresso e per niente sano, che ovviamente non potrà dare il meglio di sè. Senza dimenticare che sono situazioni estreme più uniche che rare (per fortuna), ogni tanto queste annate terribilmente ed irrimediabilmente negative comunque arrivano.
Che fare in questi casi?
Chi abbraccia una filosofia naturalistica e rinnega l’utilizzo di prodotti di sintesi si trova ad un bivio. Non imbottigliare e incassare il danno economico? O utilizzare stratagemmi chimici e tecnologici che modellino un pò il vino per renderlo bevibile, rinnegando però di fatto il proprio credo?
Alcune cantine decidono (ed è effettivamente accaduto) di non imbottigliare, ma forse non tutti possono permetterselo.
Chi ha un pensiero ed una concezione di vita ecosostenibili ben radicati e determinati immagino che si trovi davanti ad un dilemma la cui soluzione non è così scontata.

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