Friscale 2010 – Unknown

L’altro giorno a pranzo ho trovato in tavola questa Bonarda dell’Oltrepò Pavese.
Mai sentito. Scruto la bottiglia con curiosità cercando di capire chi lo produce, ma l’unica notizia che riesco ad estrapolare dalla comunque logorroica etichetta è stata solo l’azienda che lo imbottiglia, tale Castello di Poggio s.s., nella provincia pavese. Di chi lo vinifica nemmeno l’ombra.
Se la memoria non mi tradisce mi pareva che nei vini DOC fosse obbligatorio indicarlo….
In compenso però l’etichetta spiega con cosa abbinarlo, da quale territorio proviene e il significato di Friscale (=strumento a fiato simile al flauto che erano soliti suonare i contadini in campagna).

Come in etichetta così nel bicchiere qualcosa manca.
Colore purporeo, la sua caratteristica vinosa al naso lo rende facilmente confondibile con un lambrusco emiliano. Le bollicine grossolane lasciano un pizzicore fastidioso, vagante tra naso e palato che dura in maggior misura delle sue componenti gustative. Al sorso mi vengono in mente Virgilio e Dante: “..non ti curar di lor ma guarda e passa…”. Così il liquido passa senza nulla lasciare, se non una leggera sensazione fruttata. Troppo corto, esile e fragile per poter essere raccontato. Provando a spezzare una lancia in suo favore posso dire che una temperatura di servizio più bassa avrebbe forse aiutato le bollicine ad essere meno invasive, ma è una magra consolazione.

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6 commenti su “Friscale 2010 – Unknown”

  1. emicranie Says:

    io li odio quelli che maltrattano il mio adorato Oltrepo Pavese… un terroir che meriterebbe gente migliore!


    • mi spiace, ma il ricordo che mi ha lasciato questo sono state solo le bollicine sgradevoli 😦 . Forse non a caso manca il produttore…

      • emicranie Says:

        si potrebbero scrivere lunghe dolorose pagine sull’OP… più lo conosco e più lo amo e più mi arrabbio perché mi rendo conto che ci sono pochissimi sensazionali produttori e una marea di zotici… che tristezza infinita!


  2. E’ vero, pochi produttori sono oscurati da altri che fanno prodotti imbevibili. Peccato, perchè si rischia di svalutare un grande prodotto. Magari qualche consorzio dovrebbe cercare di rivalutarlo in un qualche modo

    • emicranie Says:

      non pronunciare la parola consorzio, ho ancora in mente la rabbia di Maga e la disillusione di Picchioni al riguardo, per quanto il progetto InOltre raccolga delle proposte degne di nota.


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