Erbanno “San Valentino” Enrico Togni: la vittoria del territorio

Il weekend trascorso in Val Camonica ha portato a piacevoli scoperte.
Una di queste è sicuramente il San Valentino, vino prodotto da uve Erbanno in purezza dalla cantina Togni Rebaioli. Erbanno? Fino ad oggi mai lo avevo sentito, e forse era poco conosciuto in generale visto che sui seguenti libri:
– Guida ai vitigni del mondo di J. Robinson – Slow Food Editore 2003;
Dizionario di vitigni antichi minori italiani di A. Scienza, O. Failla, L. Toninato, A. Cardetta, C. Fabrizio, R. Pastore, D. Lanati – Ed. CI.VIN. 2004;
– Vitigni d’Italia di A.Scienza, A. Calò, A. Costacurta – Edagricole 2006;
– Guida ai vitigni d’Italia – Slow Food Editore 2011;
non vi è il minimo accenno a quest’uva (o perlomeno sotto tale nome. Ma, dice Enrico Togni, c’è  qualcosa sul libro di Attilio Scienza e Pierluigi Villa, “Antichi vitigni bresciani”).

L’Erbanno è un vitigno autoctono camuno, con grandi capacità coloranti, buccia spessa che gli consente una miglior resistenza alla malattie (e di conseguenza necessita di un minor numero di trattamenti), ma dalle rese basse (pochi grappoli e non molto grandi), condizione che ha fatto si che venisse messo da parte dai viticoltori della zona. 

Fortunatamente il nonno di Enrico decise di non sottovalutare il genius loci e impiantò in vigneto anche alcune piantine di Erbanno.
Quando nel 2002, le forti pioggie favorirono un devastante attacco di peronospora, Enrico notò che alcune piante erano riuscite meglio di altre a resistere al fungo.
Scoprì poi che quelle viti erano viti di Erbanno, e quindi nel 2006 decise di mettere a dimora circa 1500 piantine di questo sorprendente vitigno. Quattro anni dopo, nel 2010, la prima vendemmia dell’Erbanno diede alla luce  uno dei suoi vini più significativi: il San Valentino.

Le proprietà tintorie del vitigno sono subito evidenti alla mescita, un bel rosso porpora intenso avvolge il calice, da dove escono gioiosi profumi speziati e fruttati che si intervallano a vicenda, ora more, ciliegie, prugne, e ora pepe e chiodi di garofano.
In bocca è decisamente succoso, la dolcezza fruttata viaggia al fianco di una brillante acidità, tutto in perfetta sintonia con un tannino leggero e una sostanza ben tangibile al palato.
Il San Valentino è vino davvero di ottima beva, uno di quelli che il bicchiere si svuota con estrema facilità.

A mio parere questo è il meritato risultato della caparbietà e degli sforzi di un viticultore che ha voluto evidenziare e valorizzare un territorio, impiantando un vitigno di scarsa utilità economica ma che qui, in questa Valle, per molti decenni aveva trovato i natali, e forse non a caso.
Madre natura docet.

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