Le Langhe: San Fereolo

Questo è uno di quei post difficilissimi da proporre.
Perchè riuscire ad esprimere a voce le emozioni che ti da San Fereolo, e non parlo solo di vini, è impresa assai ardua.
Lassù arroccato sulla collina, con la cappelletta a sentinella della vallata, gode di un’aurea un pò mistica e trascendentale.

E poi c’è lei Nicoletta Bocca, che riesce a rapirti parlando di biodinamica e pratiche steineriane. Ed è bello, bellissimo, cogliere tra le righe la passione, la determinazione e la fervida convinzione in questa battaglia per la terra che da anni sta portando avanti, e seppure poco ci capiamo in materia, non vorremmo mai che smettesse di parlare.
Ci guida tra i suoi vigneti di Dolcetto ormai vendemmiati (dove è stupefacente vedere la quantità di insetti che vi abitano. Davvero una moltitudine inaspettata!) e ci racconta il suo lavoro, le sue fatiche per riuscire a mettere in pratica le sue idee. 
Accanto lei appare e scompare spesso il figlio Pietro in tutta la sua simpatia e spontaneità. Il vispo e arguto ragazzino è ormai conoscitore di parecchi segreti di agricoltura e vinificazione.
Anche questo è San Fereolo.

Rientrati dal giro in vigna ci accingiamo a degustare e optiamo per una verticale di Dolcetto (il “San Fereolo”). Nicoletta ci conduce di sopra, nella sala adibita alla degustazione, calorosa, accogliente, dove centinaia di libri e bottiglie regnano sovrani. Bellissima, ti senti subito a tuo agio. Non chiedetemi perchè, ma così d’impulso, mi pare a sua immagine e somiglianza.

Prima di stappare i Dolcetto, proviamo il bianco Coste di Riavolo ’07, Riesling in purezza (caldamente sponsorizzatoci da Ezio Cerruti: “…per me è buonissimo, e poi ne ha poco così mi tira qualche accidente…” mi diceva ridendo al telefono qualche giorno prima). In genere il Coste di Riavolo ha una percentuale di Gewurztraminer, ma quell’anno non ha avuto una resa sufficiente e non è stato messo in uvaggio.
Profumi inebrianti e carnosi, una mineralità e una sostanza in bocca che conquistano, bilanciati da una comunque bella freschezza. Ezio aveva decisamente ragione.

E poi in sequenza:
San Fereolo 2005 – è forse quello che maggiormente rispecchia il dolcetto classico, con una bella freschezza e una tannicità evidente che non mascherano però piacevoli sensazioni fruttate;
San Fereolo 2004 – più austero del precedente, con un tannino più rotondo e meno rustico;
San Fereolo 2003 – figlio di un’annata caldissima, il tannino si sente morbido e avvolto in una bella dolcezza fruttata;
San Fereolo 2001 – premessa: questo ce lo ha vivamente consigliato Pietro (che ha partecipato alla nostra degustazione con un profumatissimo calice di the alla pesca. Per lui, giustamente, non è ancora il tempo di gradazioni più elevate 😉  ) che ormai conosce alla perfezione i prodotti della mamma. E non lo ringrazieremo mai abbastanza. Si, perchè il San Fereolo 2001 è vino elegante e fine, e nonostante gli anni gode ancora di ottima freschezza. Tutto è al posto giusto a formare un unicum di preciso equilibrio.

Tra assaggi, chiacchiere e risate è sceso ormai il buio, tutte le nostre altre tappe della giornata sono state, per forza e per piacere, cancellate. Ci tocca andare, ma è davvero a malincuore che ci rimettiano in marcia.

Mentre scrivo queste righe e ripercorro con la mente i momenti della nostra visita, sento emozioni, fibrillazioni, sussulti salire dallo stomaco (e non è fame). Sono in viaggio con la mente su quel colle, con un abbozzo di sorriso stampato sulle labbra, e il mondo per un attimo mi sparisce intorno.
I vini di San Fereolo già li conoscevo (grandi vini, non sono certo io a scoprirlo), e sinceramente nella mia mente erano parte secondaria della visita. Molte persone (su tutti Vittorio, che ha sempre parole amorevoli per questo luogo) consigliano una visita qui, ed ora ho capito perchè, ma non ve lo riesco a spiegare come vorrei.
Io sono un entusiasta lo so, ma andate e capirete anche voi.

P.S. Rientrati a Modena mi è arrivata questa mail dai miei amici (non propriamente enofili):
Di questi giorni e’ stato l’incontro più bello, nella mia ignoranza.”

[la prima foto è tratta dal sito http://sanfereolo.com/]

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4 commenti su “Le Langhe: San Fereolo”


  1. La prima foto che hai scelto la dice lunga sulla tua capacità di trasmettere l’anima di un luogo, un luogo bello, vero, come è San Fereolo, come sono i vini che lì si producono, com’è Nicoletta vignaiola che stimo tantissimo.
    Un bel post che mi ha fatto venire voglia di tornare fra quelle vigne.
    Ogni tanto la sera dopo il lavoro in collina scendo in città e vado a bermi una bottiglia di Valdibà, per stupirmi di come può essere buono il dolcetto di Dogliani, stasera sarà una di quelle sere e brinderò a te Andrea!


    • Grazie Vittorio! E sono state anche le tue parole su San Fereolo, lette spesso, che mi hanno convinto che in una gita in Langa quella era una tappa da non dover assolutamente mancare. Parole piene d’affetto per quei luogo, per Nicoletta, che si riescono a scorgere anche in questo tuo commento. Chissà che magari la prossima volta non ci si riesca ad andare assieme. Mi piacerebbe.
      Prosit! 😉


  2. Gran bel racconto Andrea.
    Devo sicuramente andare, anche perchè non sono ancora riuscito ad assaggiare i suoi vini, ma ho capito che si tratta anche di una persona speciale.


    • Ciao Daniele,
      tenevo proprio a sottolineare che i suoi vini per me sono grandi, ma l’ambiente e le persone a San Fereolo sono decisamente speciali.
      Se organizzi un tour in quelle zone è sicuramente una tappa da non mancare.


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