Ruchè 2011 – Pierfrancesco Gatto (feat. Avion Blu)

Ogni modenese appassionato di vino e di buona cucina, conosce sicuramente, almeno di nome, Andrea Manfredini. Un tempo ristoratore di Avion Blu (nel cuore di Modena, dal 2006 al 2008 è stato un vero punto di riferimento per l’enogastronomia di qualità), ora forzatamente trasferitosi on-line per cercare di “trasportare”  sulle nostre tavole quello che una volta faceva nel suo ristorante.
Amici che lo conoscono personalmente mi hanno sempre parlato di lui come persona caparbia, originale e grande conoscitore di vini. Anche per questo ho colto l’opportunità che mi ha dato, di scrivere qualche recensione sui vini da lui distribuiti sul suo sito, con l’idea che per me poteva essere un’esperienza di enocrescita interessante.

Premessa doverosa: Andrea mi ha ribadito più e più volte di scrivere ciò che volevo, nel bene o nel male.
Carta bianca, piena autonomia.
Se il vino mi faceva schifo dovevo scriverlo senza problemi. 
Solo sincerità. 
Anche perchè, in caso contrario, non avrei potuto (nè voluto) accettare.
Non è solo pubblicità, ma soprattutto cercare di far arrivare il vino a un pubblico vasto e non solo di appassionati. Questo il suo leit-motiv.
E così mi ha dato un paio di bottiglie di Ruchè di Castagnole Monferrato 2011 di Pierfrancesco Gatto.

Il bicchiere si riempie di un bel rosso rubino, con qualche sfumatura purpurea.
Trionfo di dolcezza fruttata al naso, dai lamponi, ai mirtilli, alle ciliegie mature, contornata da sentori di cannella. Pian piano arrivano poi altre comparse, pungenze di sottobosco, di pepe nero, e decisa emerge da sotto questo manto fruttato un’amarena sotto spirito che evidenzia la potenza e il calore del vino. Profumi tentatori, ogni olfazione stimolava un’immediata salivazione delle papille, che reclamavano avidamente il sorso.
Morbido e succoso, invade vellutato e carezzevole, tutto il palato, per poi liberare il suo vigore caloroso. L’alcol spinge un po’ arrogante, punzecchia il   fondo del palato, vuole emergere con forza e a tratti ci riesce, pur senza quella spiacevole sensazione bruciante.
Dopo alcuni minuti è ancora autorevole ma meglio amalgamato con le altre componenti del liquido, con un tannino ben presente ma levigato, mai graffiante, supportato una buona acidità fruttata e da una sapidità a tratti esplosiva, che gli conferiscono una beva comunque piacevole. Si accomiata con una scia amarognola.
Credo sia un Ruchè dalle ottime potenzialità, e un riposo di qualche tempo in cantina potrebbe regalare una fusione più equilibrata delle parti.

(questa degustazione potete trovarla anche sul sito di Avion Blu)

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