Luciano Saetti, il Lambrusco senza solfiti

Già qualche tempo fa avevo tentato di far visita a Luciano Saetti, ma la mia scarsa organizzazione (non avevo avvisato della visita) aveva portato ad un uomo solo davanti ad una cantina deserta.
Lo incontro poi a Fornovo dove assaggio i suoi vini.
E cresce in me la convinzione di andare a trovarlo.

Errare umanum est, perseverare autem diabolicum, quindi stavolta chiamo prima di passare.
Arrivo di prima mattina, rendendomi conto di quanto è rilassante e tranquilla la campagna solierese in una giornata uggiosa.
Trovo Luciano in cantina, mattiniero, intento alla sboccatura del 2011.
La moglie in casa che mette etichette e capsule alle bottiglie. A mano.
Come mai l’idea dell’etichetta in stoffa? 
Niente di particolare, è’ stata una collaborazione che avevamo cominciato con un amico che lavorava nel tessile e abbiamo deciso di mantenerla” mi rispondono.

Figura bucolica quella di Luciano, mani grandi frutto del lavoro nei campi, sguardo malinconico e disilluso specchio delle fatiche di una cantina da portare avanti praticamente da solo. L’azienda è tra le campagne di Soliera, ma i suoi 3 ettari di Lambrusco salamino sono nel carpigiano, poco distante ma sicuramente  un andirivieni non comodissimo. I suoi vigneti, ereditati dal nonno, hanno ormai 50 anni e da questi ha pian piano ha cercato di ricavarne il proprio il vino che faceva il nonno tanti anni fa, dall’uva, senza l’aggiunta di solfiti, nè di sostanze varie.
E c’è riuscito.
Certo, un passo alla volta, in modo graduale.

Tutto comincia in vigna, dove la pianta va ascoltata, seguita e accudita. Il giusto numero di gemme per ceppo, una giusta potatura, niente concimazioni, sono alcune delle cose fondamentali per far si che la vite riesca ad essere il più possibile autosufficiente, e perchè i suoi frutti abbiano tutte le sostanze di cui necessitano. Solo così il vino potrà essere libero dalla dipendenza di lieviti selezionati e additivi.
Se qualcuno mi portasse le sue uve lavorate in modo diverso, prive di un proprio equilibrio fisiologico, non riuscirei a fare il vino che faccio. Perchè tutto parte da lì, dalla vigna” dice con vera convinzione.
Luciano ha scelto la via più difficile per produrre i suoi lambruschi (fa anche un rosso fermo) e rimane fermo e deciso nelle sue idee. R
ifermentazione in bottiglia, sboccatura à la glace, rabbocco con stesso vino e tappatura.
Tutto a mano. 
Si, perchè la tecnologia di Saetti consiste in alcuni tini di fermentazione in acciaio e nulla più. Ma i risultati lo premiano.
Quest’anno è rimasto contento della vendemmia dice “…un 10-15% in meno di prodotto, ma la qualità è buona”.

Il lambrusco artigianale di Saetti meriterebbe di essere conosciuto anche oltre i confini regionali (ma anche dentro!) perchè non è “il solito lambrusco”.
Una bevuta agile e piacevole, senza quelle bollicine grossolane che ti randellano il palato, nè quel retrogusto schiumoso e pannoso che trovi spesso in prodotti manipolati. Delicato il Rosato, più corposo il Rosso, entrambi uve Lambrusco salamino in purezza “…anche perchè ho solo quelle in vigna e faccio fatica a sbagliarmi” dice ridendo.

(Prezzo dei lambruschi 6€ franco cantina)

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One Comment su “Luciano Saetti, il Lambrusco senza solfiti”

  1. Hazel Says:

    Piacciono molto anche a me e sono pressoché sconosciuti ahinoi.
    p.s. anche il rosso fermo non e’ niente male


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