Chi ci salverà dai vini Bio, Dinamici etc..?

Lo so ne ho già parlato più volte, ma dopo aver letto questo post, voglio anche io contribuire a espandere l’informazione su un argomento che mi sta a cuore, e credo tutt’altro che chiaro e trasparente. Soprattutto quando sento amici che santificano il vino biologico come se fosse una bevanda quasi curativa, un pò inorridisco.

bio&dinamico

Già scritto qui che nel vino Bio sono ammesse pratiche ed additivi a mio parere eccessivi. Ma non voglio condizionarvi, andate voi stessi a leggervi e scaricarvi qui le pratiche autorizzate dal regolamento, e fatevi una vostra personale opinione.

Se poi ci spostiamo sulla sponda del vino biodinamico le cose non migliorano, anzi. Qui non esiste una regolamentazione vera e propria, solo un protocollo bacco malatoDemeter (N.B. società privata!) che potete leggere qui, che forse presenta alcuni passaggi non chiarissimi (o forse fin troppo):
l’anidride solforosa va usata al minimo dosaggio possibile;
quindi lasciamo al libero arbitrio il termine “minimo dosaggio possibile” ?
i metodi fisici sono da PREFERIRE ai metodi chimici;
un timido consiglio che appare tutt’altro che una proibizione.
E’ poi ammesso lo zuccheraggio (!) purchè si usi il loro zucchero Demeter, l’aggiunta di lieviti selezionati (sempre Demeter), di batteri acidolattici e di numerosi altri additivi (tartrato, albumina etc…), sempre solo quelli certificati dalla stessa società privata Demeter.
Voi che pensate?

Spesso vino biologico e biodinamico diventano solo parole demagogiche, senza quel significato che molti gli attribuiscono.
Che forse, quei tanto bistrattati, perseguitati e multati vini naturali, pur senza una vera regolamentazione siano quelli che meglio rispecchiano la domanda della gente verso un vino additive-free?

Io credo che alla fine il vero ago della bilancia sia il buonsenso del vignaiolo: o c’è o non c’è.
E da lì le strade prendono direzioni opposte.

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16 commenti su “Chi ci salverà dai vini Bio, Dinamici etc..?”

  1. az Says:

    Direi che la conclusione di questo post sia il vero distinguo tra un vino con più anima, del territorio, del vignaiolo, che penda dalla parte artigianale rispetto a un vino fatto in serie dalle grandi cantine, che non vuol dire che non sia buono.La certificazione è importante per il mercato, credo non apporti magie se non la serietà di chi lavora, come ben sostieni anche te qui. Importante è visitare e conoscere più a fondo i produttori, personalmente potrei garantire per un biodinamico intgralista delle mie zone, anzi più d’uno anche a fiducia. Certo non bisogna aspettarsi vini perfettini, ci vuole tempo per raggiungere alti livelli di qualità e cmq sempre a grosso rischio personale. L’anidride solforosa aggiunta, perchè una pur piccola parte a quanto ho imparato la produce il vino stesso, è a discrezione per quando non parte la fermentazione o problematiche di cantina di questo tipo, per esempio, se il produttore non vuole rischiare di perdere tot lavoro e ritorno.
    🙂 un saluto, alessandro


    • Grazie per il tuo intervento Alessandro. 😉
      Sono d’accordo con te che ci sono tanti vini buoni bio, dinamici e tradizionali, l’importante è che chi li produce sia coerente con le proprie scelte. Che non venda lucciole per lanterne, è qui che entra in ballo la serietà.
      La certificazione è si una garanzia per il mercato, ma non è una sicurezza, per questo, come ben dici, la cosa migliore sarebbe conoscere più a fondo il produttore, per questo ci sono le fiere o ancor meglio una visita in cantina (ad averne il tempo).
      Oggi credo che le parole biologico o biodinamico abbiano un significato non coincedente con quello che pensa il consumatore e quello che intende la legislazione. E qui i furbetti ci marciano.


  2. Il vignaiolo è l’ago della bilancia, sono d’accordo con te sul fatto che i regolamenti bio e biodinamici siano limitati, ma c’è da chiedersi: tutti quelli che in questi anni non sono stati nemmeno lontamente bio o biodinamici cosa hanno utilizzato nel produrre vino? c’è da mettersi le mani nei capelli, credimi, soprattutto pensando ai vini più costosi, con produttori spesso lontani mille miglia da tutto ciò che è “naturale” e “rispetto per la terra”, caro Andrea è una lotta contro gli interessi spesso cinici della agroindustria e delle multinazionali, per questo i regolamenti bio e biodinamici sono comunque un passo importante.


    • Sono d’accordo con tutto ciò che scrivi Vitt, però credo che a volte la legge dovrebbe essere più restrittiva.
      Il Bio non è semplice da praticare, ed è più rischioso che un’agricoltura industriale, e quindi chi decide di intraprendere questa via deve essere conscio che dovrà sudare. Spesso non è così. E’ il BIO che va verso i produttori e non viceversa.
      Come se io non riuscissi a laurearmi perchè non voglio studiare e mi comprassi la laurea. Che significato possono avere le cose fatte in questo modo?
      La certificazione potrebbe essere davvero utile e importante, ma spesso tutela poco i consumatori, lascia aperte troppe falle.
      E ad oggi tantissimi viticultori, con questi regolamenti, riuscirebbero, discostandosi di poco dal tradizionale, fare vini BIO.


      • La risposta la dai tu nel finale Andrea, “discostandosi di poco dal tradizionale, fare vini bio”.
        In realtà è chiaro che la certificazione bio è a maglie larghe, fatta per produrre anche vini da Gdo (o comunque a basso prezzo) machiati bio (che dà appeal ed è ormai inprescindibile anche per i grossi produttori, pena calo di vendite), quindi si devono poter adottare tutti i sistemi di correzione dei mosti tipici di vendemmie qualitativamente scadenti figlie di raccolte meccanizzate o vigneti malseguiti.
        Io credo che al di là delle Doc(g) o Dop (queste si che in teoria mirano alla qualità del prodotto) le certificazioni siano delle mere “certificazioni di processo” e non di risultato.
        Se ti allinei con i protocolli agro ed eno il tuo vino è marchiato bio ma non vuol dire nulla di più di un aderenza tassonomica ad un disciplinare, la qualità è da ricercare altrove non nelle certificazioni.
        Detto questo io fossi un produttore di qualità che produce in bio sarebbe sciocco non richiedere la certificazione.


      • Il problema è proprio questo, la certificazione BIO (e DINAMICA) è importante e può e deve dare un valore aggiunto ad un prodotto, ma così facendo stiamo togliendo significato ad una parola, biologico, che rischia di diventare vuota, e che la gente forse in un futuro snobberà perchè non più credibile.


  3. Effettivamente le certificazioni Bio o Biodinamico mi hanno sempre lasciato perplesso per quello che riguardava i protocolli di cantina (invero il biologico mi lascia perplesso anche da un punto di vista agronomico).
    Ora che la certificazione Bio si può espandere al vino (e non solo alle uve) i miei dubbi come i tuoi sono aumentati perchè invece di trovarci di fronte a protocolli molto restrittivi sono state ammesse molte pratiche e additivi (ingredienti) che forse non dovevano rientrare se si voleva lavorare sulla qualità “etica” e sincerità dei prodotti finali.
    Credo si sia voluto lasciare appositamente una finestra per le cantine “industriali” che per adeguarsi al bio potranno mantenere stili di lavorazioni pressochè immutati e cambieranno solo gli additivi.
    Questo non sò se sia un male, forse no.
    Il problema è che tu ed io (e tanti altri per fortuna) cerchiamo nei vini oltre alla salubrità e alla sostenibilità delle pratiche agro-enologiche anche una dimensione artigiana della produzione, quasi autoriale, anche questo non sò se sia un bene o un male.
    Luigi


    • Sono d’accordo con te Luigi, gli spiragli sono stati lasciati appositamente per le cantine industriali che modificheranno di pochissimo il loro modus operandi e potranno mettere in etichetta “vino biologico”.
      Il male sta nel fatto che così si inganna il cliente. Molti per Bio intendono salubre, e così non è. Ok, ignorantia legis non excusat però un minimo di supporto in più dalle leggi potremmo esigerlo.
      A volte temo che che quando dal trio salubrità-sostenibilità-dimensione artigiana manchi l’ultima componente decada questo triangolo virtuoso. Ma non ci voglio pensare.


      • Pensare che invece esistono grandi cantine che si allontanano dalla certificazione biologica e intraprendono la strada dell’agricoltura “sostenibile” con tanto di regolamento interno, mentre altri piccoli produttori hanno richiesto di allargare le restrizioni imposte da pseudo regolamnti biologici.
        Non esiste nessun regolamento ufficiale sull’agricoltura biodinamica tranne che i pricipi filosofici di Rudolf Steiner che credo nessuno segua.
        Inoltre credo che non tutti i produttori (soprattutto in questo periodo) abbiano a disposizione soldi da spendere per sperimentare e magari perdere il lavoro di un anno intero, ma devono produrre un vino che devono vendere a TUTTI i consumatori e non solo ad appassionati, reputo quindi opportuno l’utilizzo di additivi e coadiuvanti in modo razionale nei loro prodotti ma questo è un mio pensiere e una mia opinione convinto del fatto che non può essere fatto vino senza l’utilizzo di questi ultimi.
        Davide


      • Ciao Davide,
        allontanarsi dal BIO (così come è regolamentato) per una agricoltura veramente sostenibile, significa attuare personalmente un regolamento più restrittivo. Però ancor più in questi casi i controlli mancano, e il consumatore dovrebbe conoscere personalmente l’azienda per sincerarsi del loro lavoro.
        Io perciò credo che la certificazione sia importante, ma non fatta in questo modo dove si possono insinuare tutti praticando un biologico effimero. Solo se il regolamento è fatto in un certo modo sarà utile, altrimenti biologico, sostenibile e biodinamico assumono significati diversi da quelli originari.
        In merito alla produzione vinicola, come sai, io la vedo in modo diverso, anche se sono sicuramente più agnostico di te in merito a certe tematiche. Però credo e voglio credere che sia possibile fare un vino senza additivi e coadiuvanti vari, molto più complicato ma possibile.

        PS mi riferisco a regolamento BIO e BIODINAMICO solo per quanto riguarda i protocolli di vinificazione.


  4. Proprio perchè non esistono regolamenti corretti e controlli adeguati molte aziende si autoregolamentano. Credo anche che una buona parte di produttori ti dicono e ti raccontano solo una parte, magari la più bella, tralasciando ciò che è scomodo. Io sono curioso e sono aperto a tutte le tipologie di vinificazione , ma alcune nette evidenze(visive, olfattive e gustative) non le tollero specialmente quando mi viene detto ” eh…ma questo è così!” .
    Penso (questo rimane un mio pensiero) che anche un vino biologico/biodinamico debba rispettare alcuni parametri, vada in alcuni casi per la tobidità (ricordo che ci sono non filtrati limpidi), ma quando i sentori di volatile olfattivi e l’acidità pungente sono oltre certi limiti per me rimangono vini con difetto e non esiste nessuna giustificazione.
    Possono piacere sia gustativamente che olfattivamente (per fortuna non siamo tutti uguali), ma per me restano non perfetti…


    • Si il fatto che non ti raccontino tutta la verità è un dilemma che mi cruccia spesso. In effetti puoi prendere tutte le info che vuoi, ma non è detto che ti tolgano i dubbi, quindi poi speri che il buonsenso trionfi. Anche perchè non sempre dal vino te ne rendi conto (o almeno io).
      D’accordo con te che fare vini in un certo modo non deve essere una giustificazione per lavorare male e avere prodotti con dei difetti, però se si ottiene un prodotto che sia piacevole anche se ha volatili un pò elevate (nei limiti di legge) per me non è una cosa negativa.Penso sia una questione di canoni, per esempio un vino può essere buonissimo anche se torbido, per me non è un difetto, è solo una diversità che spesso si fatica ad accettare perchè siamo abituati a bere vini limpidi

  5. daniele Says:

    Volevo rispondere Davide che comunque la volatile, che io trovo in vini biodinamici(quelli di produttori che conosco e so come lavorano) a volte equilibra il vino soprattutto nei vini ad alto tenore alcolico.Comunque poi di fondo c’è da fare una distinzione tra la volatile prodotta in fermentazione dai lieviti(ci sono specie e ceppi alto produttori) e quella prodotta dai batteri acetici.Nel secondo caso il vino sta andando oppure andrà a breve.


  6. […] essere isolato nella mia posizione su vini naturali, biologici e biodinamici: leggo oggi sul blog Primobicchiere riflessioni e collegamenti ad altri autori che sono sulla mia stessa stessa lunghezza d’onda. […]


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