Del Dinavolino e dei preconcetti devianti

Ammetto che avevo molte aspettative/pregiudizi prima di aprire questa bottiglia. Ne ho lette tante su Giulio Armani, in merito alla grande quantità di volatile che spesso si trova nei suoi vini, che ero pronto ad accogliere l’estremo alla stappatura.
Invece così non è stato, o  forse mi ero costruito castelli talmente grandi e contorti che alla fine la realtà si è rivelata più mite.

dinavolino

L’acidità è comunque evidente già al naso, questo è innegabile, e le note citrine sono le prime ad invadere le narici. E anche in bocca la freschezza è davvero predominante, ma non così dura e tagliente come l’attendevo, e le gengive, già pronte alla battaglia, non hanno battuto in ritirata arricciandosi. Il gusto ricorda lontanamente quello di un Lambic, ma con una pungenza decisamente più assonnata.

Sebbene questa acidità tanto temuta non ha fatto danni, ma è riuscita a donare freschezza alla beva, la sostanza è però rimasta nell’oblio.
Il sorso è sottile, forse troppo, e anche un pò impalpabile, scivola via delicato ma veloce. Non ti lascia un ricordo vivo, solo evanescenti tracce.
Mi aspettavo qualcosina di più tattile, di più lungo, di più materico.

Però mi domando: e se non avessi avuto un’idea antefatta così ben scolpita di questa bottiglia, come l’avrei vissuta?
Mentalmente mi credevo già nelle condizioni di descrivere questo vino ancor prima di averlo assaggiato.
Forse dovrei smettere di avere aspettative e lasciar parlare il bicchiere.

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21 commenti su “Del Dinavolino e dei preconcetti devianti”

  1. Hazel Says:

    Io lo trovo un perfetto vino da bevuta senza impegno,da ombrellone.Se vuoi piu’ materia vai sul fratello maggiore,il 2010 merita.Al di la’ che tutti i vini firmati Armani vanno attesi con pazienza.


    • Si, sono d’accordo con te. Un vino da bevuta senza impegno è proprio quello che vuole essere, e ci riesce benissimo.
      Le mie aspettative mi hanno giocato un brutto scherzo.


  2. Andrea io sono stato deluso dai due vini di Armani, perchè non sono vini ma esercizi di stile del cantiniere. Questi eccessi oltre a ricordarmi concettualmente le enotecniche più invasive che determinano le caratteristiche organolettiche volute; alla fine comunque queste esasperazioni produttive non donano piacevolezza al vino che è sempre aspro e scorbutico, con disarmonie così insistite che la beva non è appagante (comunque la volatile è mediamente alta e unita ai tannini un po’ verdi tolgono un po’ la voglia di berlo).
    Kampai


    • Grazie Luigi per la tua testimonianza.
      Io ero nuovo ai vini di Armani, e qui sopra il risultato. Mi aspettavo un tipo Riffault o Labet e invece tutt’altro, il sorso era davvero piccolo piccolo, e come dici tu abbastanza disarmonico.
      Il tannino verde io non l’ho percepito tanto, forse per questo, magari bevuto come aperitivo estivo potrebbe passare. Comunque vino senza pretese.

  3. claudioT Says:

    Come dice Hezel, nel Dinavolo avrai più materia e una godibilità, a chi piace questa tipologia di vini, ricca e complessa solo dopo 4/5 anni dall’imbottigliamento.
    Per il Dinavolino invece la bevuta e più sciolta e immediata benchè volutamente scomposta…il classico vino naturale poco da degustazione e più da pasto easy!!!

  4. Riccardo Says:

    Andrea, c’è da dire che il tuo palato e la tua esperienza su questa tipologia di vino è solida, di conseguenza a te è probabilmente risultato un’assaggio “nella norma” o sotto le tue aspettative. Prova a versare questo vino ad un bevitore che abbia sempre sentito bianchi “tradizionali”. Resterebbe spiazzato, incredulo e probabilmente diffidente. Nella sua bevibilità, non è un vino facile.
    P.s. di che anno era?
    Riccardo.


    • Si, in effetti gli altri commensali l’hanno trovato alquanto strano. E in realtà non ne hanno un ricordo piacevole. L’alta acidità citrina ha fatto storcere il naso a più di uno. L’annata era la 2010

      • Hazel Says:

        I bianchi macerati sono abitualmente vini scaccia amici o scaccia parenti:)


      • 😀 in effetti è vero! Ma io sto tentando opere di conversione tra i miei amici.

      • Riccardo Says:

        Come quello che ho postato io! A Fornovo non ricordo che annata fosse, penso il 2011. In ogni modo, l’ho trovato diverso.
        Sto facendo la stessa opera anche io. Ora capisco perché non mi invitano più a casa loro 🙂


      • Infatti ricordavo di aver lettoc sul tuo blog una recensione su Giulio Armani. A Fornovo non li ho provati i suoi. E a volte può avere i suoi lati positivi un vino scacciapersone 🙂

  5. Hazel Says:

    Tra carbonari ci si capisce:)
    Riccardo,probabilmente tu hai assaggiato il nuovo arrivato Catavela che e’ piu’ morbido.Se ricordo bene nel 2011 e’ stato l’unico vino prodotto.

  6. Eugenio Says:

    Ciao Andrea,
    sarò breve, non più di 600/700 righe.
    Ho sempre trovato interessanti i motivi che portano alla macerazione dei bianchi. E oltre che interessanti, spesso ho trovato gusti e sapori “arcaicamente” nuovi. Vini come quelli di Radikon, Collecapretta, Podere Pradarolo (uber alles) e tanti altri sono buoni aldilà dei (pre)concetti. Magari spiazzanti per chi è stato abituato (come tutti noi) a bere e concepire i bianchi come o ossidativi o enologicamente depurati dalle bucce. Eppure il loro apporto (delle bucce, appunto) ha un senso e una logica che ritrovo spesso nel bicchiere.
    Così, per tornare in topic, ho sempre seguito con interesse il lavoro di Armani con La Stoppa o Tenuta Grillo. Dove delle eccellenze sono venute fuori. Cosa (per me, è ovvio) non ancora successa con Denavolo dove né Dinavolo che Dinavolino hanno per il momento raggiunto quell’equilibrio tannico/dolce/acido che è il surplus della tipologia.
    Ma. C’è un ma. Ed è il Catavela 2011. Stesso uvaggio (Malvasia di Candia, Ortrugo, Marsanne), 8 giorni sulle bucce, 11,5% di alcool e stupendo “vin de soif” all’emiliana che viaggia su consistenze non alte, su profumi dolci e ampi, su bocca che apre morbida e non si ingolfa nella mollezza o nella sottigliezza ma si amplia su un’acidità controllata e su tannini morbidi e corroboranti.
    IMHO un centro perfetto e una via aperta per la tipologia.
    Grazie per il tuo lavoro (?) e la tua passione.
    A presto, Eugenio


    • Ciao Eugenio, innanzitutto è un piacere ritrovarti qua.
      Anche io sono un deciso fan dei bianchi macerati e non filtrati (oltre ai tuoi indicati anche Selvadolce, Gravner, Donati etc…), gusti diversi come dici, e per me più profondi, interessanti e diversi da quelle omologazioni che tutti mirano a farci bere.
      Verissimo, La Stoppa e Tenuta Grillo (Baccabianca strepitoso IMHO) fanno grandi vini, Denavolo (ino, l’unico suo che finora ho assaggiato) io l’ho trovato così, e ciò non significa che non apprezzo il lavoro di Giulio Armani, tutt’altro. Nessuno nasce imparato, e può darsi che anche a Denavolo il giusto equilibrio delle parti prima o poi venga fuori. Sul Catavela non posso esprimere opinioni se non che lo cercherò sicuramente per provarlo, visto che ora mi avete incuriosito.

    • Hazel Says:

      Tanto per cercare di capire l’Armani pensiero:lui considera il Catavela un vino molle!
      p.s. Ma il Campo vinato e’ in pensione o in riflessione?

      • Eugenio Says:

        L’Armani pensiero per me è sempre interessante quando si sviluppa sulla filosofia enologica, quando parla di volatili, e macerazioni e terreni e uva. Ed è un pensiero che spesso (non sempre naturalmente) trova ottime applicazioni nei vini che segue. Ed è un pensiero col quale ci si può ritrovare in disaccordo nell’assaggio dei vini perché lì si entra in un campo diverso, la degustazione e la valutazione dei vini e i motivi per cui piacciono o non piacciono.
        Ragion per cui la sua opinione su un vino è rispettabile ma non ingombrante, come uno scrittore che giudica una sua opera “minore” per il suo percorso (o tentativo di percorso) mentre il lettore se ne può innamorare per ragioni diverse e altrettanto forti (e gli scrittori sono spesso pessimi critici di se stessi).
        Io di Catavela ho parlato col figlio Jacopo che è, diciamo, più abbottonato del padre e intanto lo bevevo e lo bevevo e intanto pensavo “Miseriaccia, buono ‘sto vino”.
        Ps: il Campovinato è in riflessione, direi in “anno sabbatico” e presto riprenderò a scrivere. L’ho anche promesso ad un caro amico.

      • Hazel Says:

        Chapeau. Bel commento.
        p.s. Spero non sia un Black Sabbath:)
        A presto allora.


  7. Non conosco i vini di Giulio Armani, voglio solo soffermarmi sull’ultima frase del tuo post che considero basilare nella degustazione del vino: “smettere di avere aspettative e lasciar parlare il bicchiere”.


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