Gambero Rosso: è questa l’informazione che dà il “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino”? (1a parte)

Twitter è foriero di interessanti news, e proprio dal social network l’altra mattina ho imparato che sul 1° numero del 2013 del mensile “Gambero Rosso” erano usciti un paio di articoli riguardo i vini naturali. Sempre interessato sull’argomento e sicuramente incuriosito, decido di fare questa spesa extra e vado in edicola ad acquistare la rivista.

gambero rosso

A pagina 10 c’è l’editoriale di Eleonora Guerini, che già leggendo le prime righe mi fa venire un pò di orticaria, e salendomi anche un pò di nervoso butto giù due commenti a caldo.

  • “Il 2013 vedrà la comparsa sul mercato di numerosi vini elaborati senza anidride solforosa, stabilizzati con metodi nuovi”

E cos’è l’invasione degli ultracorpi? Sembra che prima del 2013 non esistessero certe tipologie di vini, che invece sono presenti sul mercato ormai da diverso tempo e magari parecchia gente li ha bevuti e gli sono pure piaciuti. E poi cosa sono questi metodi nuovi di stabilizzazione?? Forse voleva dire arcaici o tradizionali. Oppure spiegateci.

  • “Ogni volta che sento parlare di vini naturali mi viene istintivamente da ridere”

E questa è una buona cosa, essere felici aiuta sempre. A me invece, quando assaggio certi vini cosiddetti “industriali” mi vien da piangere.

  • “Perchè se c’è qualcosa  che naturale proprio non può essere è il vino. […] Come si può con tutto l’intervento umano che il produrre vino implica, parlare di naturalità?”

La solita minestra strariscaldata! Mi sembra di ascoltare Berlusconi in campagna elettorale. Vengono dette sempre le solite cose, gli stessi sterili e pacchiani attacchi. A parte che naturale significa anche: “che è conforme ai principi della natura” e “non alterato, non artificiale, genuino” quindi potremmo anche avvicinare questa parole a certe tipologie di vini. Oppure perchè invece di studiare etimologia non ci spiegano cosa sono e qual è il metodo di lavorazione di questi vini? Forse l’obiettivo è proprio quello di non far conoscere alla gente certi prodotti?

  • “Non avvelenare la terra è una scelta oltre che condivisibile anche sacrosanta. […] Se un viticoltore sceglie di non utilizzare alcun prodotto di sintesi e rischiare con i capricci del tempo e di scommettere sulla forza che una pianta coltivata senza chimica può raggiungere è lodevole”

Scelta condivisibile non sempre attuata, e a volte senza motivazioni plausibili. Leggendo così, a primo impatto mi sembra una frase di scherno, ma la vera verità è che una pianta coltivata senza prodotti di sintesi ha insita la forza per difendersi dalle avversità biotiche e abiotiche, perchè non è farmacodipendente e riuscirà a sviluppare strategie meccaniche e chimiche di autodifesa.

vini d'italia - gambero rosso

  • “[…]la lucidità e l’onestà intellettuale siano tali da far scegliere, a fronte di una vendemmia traballante, di non utilizzare e non trasformare quell’uva in vino…”

Infatti ci sono vari vignaioli che in annate disastrose non imbottigliano il vino proprio perchè la natura non è stata clemente. Però questo onestà dovrebbe averla anche chi non produce vini naturali, e non affidarsi ad abili giochi di alchimia per trasformare, con l’abuso di prodotti chimici, quel poco che la natura gli ha donato in una sorta di surrogato di vino.

  • “Perchè la scelta del bioqualcosa non credo debba mai essere quella di travestire il difetto con la scusa del naturale”

Pienamente d’accordo. Purtroppo la “moda” del naturale ha fatto si che in tanti siano montati sul carro dei vincitori e abbiano cavalcato l’onda di questa tendenza nascondendo errori umani dietro la parola naturale. Qui però entrerà in gioco la spada vendicatrice della selezione Darwiniana: se un vino è cattivo, che sia naturale o meno, difficilmente lo ricomprerò. I furbetti sono ovunque (vedi lo scandalo del Brunello tanto per fare un esempio a caso) e non solo in campo enologico, per questo bisogna informarsi nel miglior modo possibile, magari proprio attraverso notizie imparziali sui mezzi di comunicazione. E allora perchè invece di gettar fango non si parla di quei (tanti) produttori che ogni giorno si fanno il mazzo per coltivare la terra in modo sostenibile, per lavorare in cantina nel modo meno invasivo possibile e ci offrono prodotti davvero ottimi?

  • “Non mi convince il mantra per cui quello dei vini naturali è un gusto da farsi […]. Sarà ma, sempre per restare nel mondo del biodinamico, non ricordo di aver mai fatto troppa fatica a comprendere i vini del Domaine de la Romanée-Conti.”

Purtroppo non ho mai avuto la fortuna di assaggiare i vini di Lalou Bize-Leroy anche se tutti i commenti sentiti sono più che positivi (e con quel che costa una bottiglia lo spero bene!). Solo una postilla: come ho già avuto modo di dire più volte si fa sempre un pò di confusione. E’ un errore superficiale e grossolano (ma grave) uniformare vino naturale, vino biologico e vino biodinamico quando uguali assolutamente non sono. Questo pressapochismo uccide il valore delle parole e ne offusca l’etimologia (e poi si sta a polemizzare sulla parola naturale).

Io ho una mia idea sui vini naturali, che ho espresso più volte e che non voglio trasformare in dogma assoluto. Però io e tutti i lettori della rivista che si definisce “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino e dell’enogastronomia” dovremmo pretendere un’informazione meno faziosa e capziosa di quella che, a mio parere, si evince da questo editoriale.
Una curiosità: forse non tutti sanno che il nome “Gambero Rosso” deriva dal ristorante in cui il Gatto e la Volpe portarono Pinocchio. Speriamo che le origini non causino influenze negative.

pinocchio

Comunque non contenti alla fine della rivista c’è un nuovo attacco ai vini naturali, forse ancora più infelice, che arriva dai cugini francesi, ed ha le voci autorevoli di Michel Bettane e Thierry Desseauve, quelli della “Grand Guide des vins de France” tanto per capirci.
A domani per i commenti anche al punto di vista d’oltralpe.

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22 commenti su “Gambero Rosso: è questa l’informazione che dà il “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino”? (1a parte)”


  1. Mi trovo d’accordo con la Guerini solo circa il fatto che i difetti non vanno nascosti dietro la naturalità.

    Per il resto, produco vino con metodo biodinamico da due anni e biologico da quasi otto. Non ricordo di aver avuto grandi perdite di prodotto legato al non utilizzo di sitemici, antibotritici o diserbanti.

    Vorrei che divenisse chiaro a tutti che il metodo biologico rispetto al convenzionale non crea perdite di prodotto nanche nelle annate difficili. Si tratta solo di prestare più attenzione e di intervenire con più frequenza. Certo, è meno comodo del convenzionale.


    • Grazie Stefano, sono proprio queste le informazioni di cui la gente come me che magari non conosce ciò che succede “sul campo” deve sapere. Diamo informazioni reali e non devianti.


  2. Sai Andrea, cosa mi ha spinto ieri a urlare il mio disappunto verso quell’editoriale?
    La assoluta pochezza dei temi e la completa disinformazione che trapela, è stato scritto così come portava il cuore, senza approfondimenti, solo menando sentenze come si può fare al bar con amici.
    Ma non come fanno “gli amici del bar” !
    al di là della battuta, quello che mi ha spinto a portare all’attenzione è che la carta stampata gode di una sospensione di giudizio che noi blogger ci sogniamo, tu, io e molti altri per aver detto cose leggermennte inesatte siamo stati crocifissi, il Gambero Rosso (per mille motivi tra cui prestigio, mediaticità, storia, pubblicità) può permettersi di scrivere inesattezze e banalità in editoriale e uscirne fuori alla grande come il difensore della viticoltura “laica”!
    Nel frattempo mi bevo un Felice10 nebbiolo con tappo a corona senza solfiti o un Filagnotti di Gavi anch’esso senza solfiti aggiunti (e viene fatto così da una decina di anni!)
    E comunque il motivo primo dell’uso della solforosa è l’effetto antisettico e non quello di stabilizzante, ma non di sola solforosa è fatto un vino!


    • Mi rendo conto che quando leggo certe mi si spegne la luce e mi incazzo abbastanza e a mente calda butto giù quello che mi passa per la mente, con la fretta di chi vuole confutare al più presto tali notizie. Col fumo dal naso.
      E’ proprio questo il problema Luigi, che nascondendosi dietro al nome blasonato che porta, questa rivista (come poi tante altre eh..) divulga notizie devianti e inesatte per abbindolare i lettori.
      E questa, come dici tu, si chiama disinformazione.
      Che poi mi viene anche da dire che se uno ha i paraocchi e si beve (termine azzeccato… 🙂 ) tutto ciò che scrivono allora forse non si merita di provare il piacere di bere un vino naturale.
      Si, si arrampicano sugli specchi per cercare di infangare il duro lavoro di vignaioli attenti e scrupolosi per continuare a succhiare al capezzolo di Mammona.

  3. vanivini Says:

    Ho smesso di leggere il gambero rosso da tempo, dopo tutto è acclarata la logica con cui fanno le loro scelte, meramente di carattere economico, pubblicità e quant’altro. Anche a me ha fatto venire l’orticaria, lo dico da appassionato, bevo vini di ogni genere, quelli che ora chiamano naturali da molti anni, senza avere paraocchi come hanno loro.
    Belle considerazioni.
    Pierluigi

  4. Riccardo Says:

    Sempre dall’articolo:

    “[…] tutti i vitigni e i territori finiscono per somigliarsi perché i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare sono gli stessi in tutto il pianeta”

    Non è una scienza certa ma, a mio parere, è l’esatto contrario!

    Ma è mai possibile, che una rivista “leader” del settore possa pubblicare articoli con una pressapochezza del genere!

    Secondo me, ci sono sponsor che da sotto soffiano per deviare l’informazione (devono vendere). Il problema, è che sul cartaceo non c’è possibilità di ribattere, così, il lettore medio, leggendo il pezzo immagazzinerà il tutto come veritiero e rimarrà disorientato. Ed il gusto vero del vino, resterà per loro sempre quello industrializzato ed omologato.


    • Hai ragione Riccardo, proprio pressapochisti sono e credo anche io che certe notizie siano “spinte” per essere divulgate, altrimenti non si spiega come voci così autorevoli possano dire certe castronerie.
      Domani se riesco commenterò anche questo pezzo dalla Francia, a mio parere ancora più superficiale e fuorviante.


    • Incredibile e io che pensavo che l’uso di lieviti secchi industriali con predisposizioni aromatiche nei propri geni (selezionati in laboratorio, molto lontano dai territori vitivinicoli in cui verrano usati) annullassero il territorio, che ingenuo!


  5. in effetti quella frase di Bettane è piuttosto stupefacente, visto che non arriva dall’ultimo pirla. Forse intendeva dire che le deviazioni organolettiche sono omologanti, pensiero che condivido: ma attribuirle tout court ai lieviti indigeni è una boiata.

  6. connis Says:

    La signora (o signorina) Guerini è ‘abbastanza’ conosciuta…

    un esempio..

    http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=295


    • Grazie per la notizia.
      Leggo spesso Scanzi, ma questo pezzo non lo ricordavo. Il lupo perde il pelo….


      • Però qui non viene a dare la sua opinione e di questo me ne dolgo perchè non fa che aumentare la distanza tra mainstream e web.


      • Infatti Luigi, ho provato su Twitter, rispondendo al tweet de @ilGamberoRosso, a chiedere una controreplica per capire e discutere il loro punto di vista. Sto ancora aspettando una risposta….

  7. Eleonora Guerini Says:

    Non mi sottraggo mai al confronto così eccomi qui. Anche se tengo a precisare subito che questa non sarà la prima di una serie di repliche, che l’esperienza con Scanzi, che citava Connis poco sopra, mi ha insegnato che la selva del blog è affrontabile solo con un buon esercito alle proprie spalle che tiene alta la difesa, viceversa si viene fagocitati dai centinaia di supporter che non danno respiro e la resa è a un certo punto inevitabile. Per questo ho abbandonato il web e continuo a preferire i rapporti vis à vis, dove soprattutto non ci si nasconde dietro e nomi fasulli e fasulle identità.
    Detto questo mi sembra doveroso precisare alcuni punti del mio – evidentemente – lacunoso editoriale. La mia non era una crociata contro i vini “naturali”. Non in quanto tali per lo meno. Lo è contro la moda seconda la quale ogni cosa che è “naturale” è ottima di per sé. Che dietro questo aggettivo si possano accettare, a volte lodare, un sacco di caratteristiche che altro non sono che difetti. Veri e propri. Perché al di là di ogni interpretazione la volatile e lo spunto sono difetti, così come lo è l’ossidazione. Niente più né meno di questo. Con dispiacere invece constato che il pensiero laico non esiste, che bisogna per forza far parte di una chiesa i cui dogmi si difendono anche quando l’evidenza direbbe il contrario. E’ l’occhio che legge che mi attribuisce un pensiero che non mi appartiene. E lo dimostra il fatto che nella mia cantina ci sono alcune centinaia di bottiglie figlie di agricoltura biodinamica di annate in cui l’argomento era sconosciuto ai più, che tra i pochi produttori amici che ho la maggior parte pratica la biodinamica e che da qualche anno, dopo la lettura della Guida pratica ai microrganismi effettivi di Anne Loch che consiglio caldamente a tutti, a casa mia non utilizzo più detersivi chimici.
    Con questo spero di esser stata più chiara circa la mia posizione in merito e auguro a tutto un 2013 meno aggressivo e più disponibile all’ascolto.
    .eleonoraguerini


    • Sono molto contento che sia scesa in campo a raccontarci le sue ragioni, molto ma sono altrettanto dispiaciuto che abbia abbandonato il web perchè non è solo un mondo di lupi che annusano il profumo del sangue e quasi tutti ci mettono la faccia al fianco delle proprie tesi.
      Blog come questo e altri sono un crogiolo importante di idee e scambi di opinioni e “cultura” di estremo interesse e in cui l’esercizio della tolleranza e dell’umiltà e dell’ascolto viene perseguito con continuità.
      Per ciò che riguarda il suo editoriale, malgrado la sua ulteriore delucidazione, continuo a trovarlo fuori tempo massimo per i temi trattati, ma questo forse non vale per i tempi dei lettori della carta stampata.


    • Innanzitutto la ringrazio Sig.ra Guerini per essere passata a replicare e ad esprimere una sua ulteriore opinione in merito all’argomento.
      Forse sono io che ho travisato le sue parole, ma il pezzo da lei scritto non sembrava così laico, e conviene con me che chi lo ha letto non credo si sia fatto una grande idea sui vini naturali. Se l’occhio legge un pensiero sbagliato, forse anche la penna non è riuscita ad esprimere ciò che intendeva, soprattutto se gli occhi in questione non sono solo i miei.
      Comunque nessun dogma voleva essere lanciato con la mia replica, tant’è che ho appuntato di trovarmi d’accordo sul fatto che non bisogna nascondere i difetti dietro alla parola naturale (in merito ai difetti però, su volatile e ossidazioni, se non eccessivamente spinte, si potrebbe aprire un dibattito, ma capisco che poi si entra nel soggettivo più intimo).
      Nessuna aggressione comunque, ma come ho ribadito, da una rivista che ha una certa nomea come la vostra certi pezzi, che per me rimangono “persuasivi” e un pò fuorvianti, non vorrei leggerli.
      Ma se lei avesse aggiunto, come ha fatto qui, anche aspetti positivi allora si che si poteva lasciare al lettore la libertà di pensiero e magari approfondire certe tematiche.
      Ovviamente queste sono solo mie idee personali.
      Contraccambio l’augurio di un felice e imparziale 2013.
      Andrea


  8. prendiamo atto dell’abbandono della wine blogosfera da parte della Guerini. Ce ne faremo una ragione

  9. Francesco Says:

    Vorrei fosse chiaro un elementare concetto : i vini prodotti con uve biologiche o biodinamiche si possono produrre solo nelle zone (storicamente-non a caso!) votate alla viticoltura. Se produci in una di queste zone non è vero che due anni su tre produci porcheria , anzi, non è difficile portare in cantina uve sane e mature tutti gli anni. Certo bisogna stare più attenti , lavorare di più e non si può andare in vacanza per 15 giorni , tanto hai la copertura dalle malattie del trattamento chimico sistemico.
    E quando porti in cantina uve sane e mature e sei attento all’igiene , puoi permetterti di vinificare senza aggiungere nulla .


    • Grazie Francesco per la tua testimonianza. Anche io concordo sul fatto che tutto parte in vigna, e se l’uva è sana possiede già gli elementi perchè la vinificazione venga bene senza l’aggiunta di additivi.


  10. […] pubblicato su Primobicchiere da Andrea (@primobicchiere), c’è anche una replica della stessa Eleonora Guerini che spiega […]


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