Gambero Rosso: è questa l’informazione che dà il “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino”? (2a parte)

Non paghi dell’editoriale fuorviante e schierato, quelli del Gambero Rosso rincarano le dosi e chiedono rinforzi ai cugini d’oltralpe, nelle vesti di due illustri figure come quelle di Michel Bettane e Thierry Desseauve. Ed è così che per chiudere in bellezza il primo numero approntano un altro articolo sui (contro?) vini naturali, e se il precedente era infelice questo è addirittura peggio. L’attacco qui è ai limiti dell’assurdo e condanna a priori una tipologia di prodotto,  facendo un’improbabile generalizzazione. Il vino naturale (che viene pure banalizzato come vino senza solfiti, quando in realtà non di soli solfiti viene addizionato il vino, ahimè) viene screditato e additato come vino cattivo, senza possibilità di replica.
Come se uno dicesse il vino bianco è cattivo.
Non ha senso!

additare

Comunque vediamo un pò cosa scrivono questi luminari enologici francesi:

  • “[…]un’invasione di cattivi vini detti naturali, cioè senza zolfo…”

In una mezza riga due castronerie prodigiose. Come già anticipato prima, si può fare di tutta l’erba un fascio dicendo che i vini naturali sono cattivi tutti? O, come in tutte le cose, ci sono quelli buoni e quelli cattivi?
E’ poi sconcertante la superficialità. I vini senza zolfo non sono sinonimo di vini naturali, perchè se non si aggiunge solforosa ma ci mettiamo tannini in polvere, lieviti selezionati, PVP etc.. vien da sè che quel vino ha ben poco di naturale.

  • “[…]dai cattivi vinificatori che pretendono di fare il vino senza zolfo […] i vini rossi puzzano, e tutti i vitigni finiscono per somigliarsi perchè i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta […]“

Ragazzi qui si rasenta la fantascienza! Queste affermazioni sono inconcepibili e solo una profonda incompetenza (che loro non dovrebbero avere) le può far scaturire.
Dunque di vignaioli che “pretendono” di fare il vino senza zolfo (e senza molte altre scappatoie chimiche) in realtà ce ne sono diversi e il vino è pure parecchio buono.
I vini rossi “puzzano”: anche qui solita insensata generalizzazione. Vabbè…
Ora capisco perchè tanti abusano di prodotti chimici in vigna, per uccidere quei “cattivoni” e “cannibal0ni” dei lieviti indigeni! Su non scherziamo e anzi cerchiamo di eliminare un pò di quella confusione che i 2 autori francesi hanno provocato (di proposito?). Qui qualche notizia sui lieviti indigeni, qui e qui esperimenti di persone ben più autorevoli di me in materia, e in rete si possono trovare molte altre informazioni. Ben appuntano anche Riccardo e Luigi avanzando la giusta idea che i lieviti indigeni danno esattamente i risultati opposti a quelli spacciati in questo articolo, seguti da Maurizio Gily (agronomo con Master in Enologia, insomma voce competente) che, seppur col beneficio del dubbio, conferma l’assurdità di certe affermazioni. E prego con forza che quel “..sono gli stessi in tutto il pianeta…” non sia riferito ai lieviti indigeni altrimenti siamo ale soglie della blasfemia!

assurdità

  • “I vini bianchi sono -se possibile- ancora più cattivi: più o meno ossidati fin dalla nascita, e dunque nati morti […]“

Forse non hanno mai assaggiato vini di Riffault, Milan, Joly, Overnoy etc….  a parte questo, la realtà è che buono e cattivo sono termini troppo soggettivi per oggettivarli con questa leggerezza. Inoltre, siccome i vini naturali non vengono nè filtrati nè chiarificati e quindi non perdono sostanze fondamentali per la loro evoluzione, dovrebbero essere tutt’altro che morti! Anzi, più probabilmente un vino morto è quello che viene chiarificato, stabilizzato e solfitato senza ritegno (praticamente mummificato) per evitare che in bottiglia possa mutare ed evolversi, e di solito questi sono i metodi di vinificazione utilizzati dai grandi stabilimenti industriali. O sbaglio?

  • “Con la fortuna e la perseveranza è possibile produrre senza aggiunta di zolfo dei vini da bere giovani e sul luogo di produzione […] si devono conservare in cantina fresca e non farli viaggiare. E per ogni cuvée riuscita, il vignaiolo si ritroverà con due o tre completamente sbagliate. Ma chi può permettersi di non venderle e assumersi la responsabilità dei propri errori?”

Ma allora si può o no produrre vini senza zolfo? Sono un po’ contradditori nei loro pensieri. Comunque è vero, produrre vini senza aggiunta di solfiti porta maggiori rischi, eppure diverse bottiglie sono giunte a casa mia da diverse parti d’Italia integre, e sono state bevute con piacere. Ricordo che una minima quantità di solfiti viene comunque prodotta naturalmente durante la vinificazione e, seppur relativamente, aiuta la conservazione del vino assieme ad altre sostanze presenti nel liquido come polifenoli ed alcol. Attendo poi fatto probatorio che mi tolga i numerosi dubbi sul fatto che per ogni cuvée riuscita il vignaiolo ne perde 2 o 3 (!!).
Al giorno d’oggi è davvero oneroso sobbarcarsi certi rischi e quindi non biasimo affatto chi non se la sente. Però chi lo fa sa a cosa va incontro e la responsabilità dei propri errori se la assume eccome, senza nessuna imposizione coercitiva. E di questo bisogna rendergli merito.

burattinaio

Io non so la vera motivazione che ha spinto la stesura di tale articolo, ma credo gente di questo calibro rischi di perdere davvero quella credibilità che si è costruita con fatica per anni. Di interventi che fanno strabuzzare gli occhi in questo pezzo ce ne sono davvero parecchi, lo abbiamo visto, e non possono essere concessi a tali fonti.
Quindi mi viene da chiedere, come mai un attacco così diretto e arrogante senza nemmeno presentare idee e /o prove credibili a supporto delle proprie tesi?

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4 commenti su “Gambero Rosso: è questa l’informazione che dà il “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino”? (2a parte)”

  1. connis Says:

    A volte mi domando se questa gente pensa che i lettori ‘abbiano ancora l’anello al naso’ (senza voler offendere nessuno)
    Grazie a Dio esiste anche il web. Chi vuole informarsi può farlo liberamente


    • Con questi articoli la spudoratezza ha veramente toccato il fondo. Purtroppo però non tutti hanno la possibilità o il tempo per informarsi altrove, anche perchè, purtroppo, c’è ancora chi crede che il “Gambero Rosso” sia una sorta di voce della verità in ambito enogastronomico.

  2. guly Says:

    trovo invece produttivi articoli di questo genere: chi non trova tempi/modi di informarsi solitamente e’ perche’ non ne ha la voglia, e non ci interessa come target. chi invece ha anche solo un briciolo di interesse avra’ sempre piu’ bisogno di staccarsi da questi 3/4 “big” e dar respiro a chi, della Passione enogastronomica, non ha fatto un brand ma lavora appunto con Passione.


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