Impressioni di Lambrusco

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Come già scritto qui il weekend scorso il Castello di Levizzano è stato teatro dell’anteprima della nuova annata del Lambrusco. Oltre 30 aziende produttrici si sono riunite per 2 giorni in questa suggestiva location.
Tante degustazioni e piacevoli incontri con nuovi e vecchi amici.
Qui di seguito un’istantanea di alcuni assaggi:

Cantina Zucchi (San Lorenzo): produce Sorbara in purezza forse di approccio non facilissimo ma di buona personalità. Il “Rito” ha infatti un’acidità a dir poco tagliente, mentre il “Marascone” è un Sorbara con aggiunta di Salamino che lo rende più rotondo e meno spigoloso.

Cantina della Volta (Bomporto): dopo che il marchio di famiglia (Bellei) è stato acquistato da Cavicchioli, Christian nel 2010 diventa protagonista di questa nuova realtà che con un pizzico di innovazione produce una linea di Metodo Classico tutti (bianco a parte) da uve lambrusco di Sorbara in purezza. Secondo il creatore “..questa metodologia aumenta la longevità del prodotto”. Unico a distinguersi il “Rimosso” un Sorbara figlio di rifermentazione naturale in bottiglia senza sboccatura. Tutti vini puliti, decisi e piacevoli, ma il mio palato strizza l’occhio alla tradizione.

Azienda Agricola La Piana (Castelvetro): interessante realtà condotta dal giovane Mirco che conduce le vigne secondo i principi dell’agricoltura biologica. Il “Magia Nera” è un lambrusco Grasparossa (con aggiunta di Malbo Gentile) amabile. Sebbene io non ami la tipologia devo dire che questo vino è comunque gradevole e mai stucchevole. Il “Lacrime di Bosco” (Grasparossa + Fortana) ha buon equilibrio e morbidezza, mentre molto particolare è il “Noi Due” rosato da Grasparossa e minime quantità di Sorbara, che regala profumi di fragola, lamponi e note di mandorle, dal sorso fresco e invitante.

Azienda Agricola Paltrinieri Gianfranco (Sorbara): nota realtà modenese, è stata tra i miei migliori assaggi fatti domenica. Il “Sant’Agata” è, diciamo così, la versione base del loro Sorbara, rifermentato in autoclave ha davvero una buona beva. Così come “Leclisse”, sempre Sorbara in purezza con un gusto più complesso e croccante. Il “Radice” (quello che più mi ha affascinato) deriva da uve Sorbara in purezza coltivate nella zona storica del vigneto, è l’unico rifermentato in bottiglia che gli conferisce maggior corpo e pienezza.

Tenuta Pederzana (Castelvetro): davvero un grande assaggio il suo “Grasparossa della tradizione”, piacevole, equilibrato, non schiumoso*, da abbinare anche a piatti importanti. Bella scoperta. Produce anche il “Cantolibero” un Grasparossa senza solfiti aggiunti, di acidità vibrante e con un tannino levigato.

Fondo Bozzole (Poggio Rusco – MN ): altra bella scoperta. Dal 2007 vinificano le loro uve che prima conferivano alla cantina sociale. Dal 2010 seguono la coltivazione biologica sia in vigna che in frutteto. Il lambrusco “Incantabiss” da Ruberti in purezza e il lambrusco “Giano Et. Nera” da salamino in purezza sono 2 rossi armoniosi, succosi e di ottima digeribilità. In un prossimo futuro pensano di provare a vinificare con il metodo della rifermentazione in bottiglia e l’utilizzo di lieviti indigeni. Da seguire con attenzione.

Agricola del Farneto (Tressano di Castellarano – RE): azienda iscritta all’associazione VinNatur utilizza metodologie biodinamiche in vigna, niente chimica e soli lieviti indigeni durante la vinificazione.
Siamo diventati subito amici.😉
Marco ha iniziato per passione, ed è con la stessa passione che sta portando avanti il lavoro in campagna. A 50 anni, mantenendo il suo lavoro, ha deciso di provare ad inseguire un sogno “…ma è davvero dura” ammette.
Il “Lambrezmein” (lambrusco + marzemino) è un connubio interessante che pare aver trovato un propria linearità. Mentre il bianco da spergola e sauvignon (due uve molto simili tanto che un tempo si pensava fossero una varietà unica) è  prodotto sia fermo che frizzante ed è caratterizzatto da una buona beva, con un tocco appena rustico e amarognolo. Mi ha convinto meno il suo “Caberzmein” (Cabernet Sauvignon + Marzemino), ancora eccessivamente rude e scontroso, con tratti un pò legnosi. Dopo una lunga chiacchierata mi sono ripromesso di andarlo a trovare in cantina. Il suo approccio agricolo mi incuriosisce.

*= per schiumoso io intendo un vino che crea una “frizzantezza” eccessiva che forma una schiuma tipo birra, che in bocca impasta un pò e ti dà un’idea di pesantezza dopo la deglutizione (mi è capitato soprattutto con certi Grasparossa)

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6 commenti su “Impressioni di Lambrusco”


  1. Peccato non essere riuscito ad esserci.
    Per il discorso del tuo post precedente, sto rivalutando i vini della nostra terra.
    Ciao.


    • Ciao Daniele,
      proprio per il mio post precedente tenevo particolarmente a questo evento, per conoscere un po’ meglio i vini che ho spesso accanto e che spesso non considero.

  2. Gabriele Says:

    C’ero! Paltrinieri sugli scudi (ma lo sapevo già), Cantine della Volta ha fatto un deciso passo avanti, il rosè MC è davvero figo.
    Mi sono piaciuti anche gli ancestrali di Bellei, sia il pignoletto che il sorbara.
    Il Rito di Zucchi mi è piaciuto molto, teso come pochi (10,5 di acidità per 6 o 7 di zucchero), ammetto che può non essere semplice.
    Anche pederzana mi è piaciuto molto. La vendemmia tardiva su tutti.
    Di fianco c’era Fattoria Moretto con un graspa davvero notevole.
    Molto buoni anche i vini di Podere Il Saliceto, non li avevo mai assaggiati!
    Il Farneto: forse un filo rustici e scorbutici ma di carattere. Promossi. Comunque è il primo esperimento sui frizzanti mi sembra di capire.
    Molto buono anche il salamino MC di Lini, davvero.
    Poi ho assaggiato un graspa da viti a piede franco che, mi ha detto il commerciale, fa un affinamento POST RIFERMENTAZIONE (autoclave) in legno di tre mesi. Ho portato il calice al naso ho guardato il tipo e lui mi ha detto immediatamente: “non sa di tappo. E’ proprio così…”


    • Quest’ultimo che dici era sempre di Lini? E com’era a parte l’odore che pareva di tappo?

      • Gabriele Says:

        No, non era di Lini. Devo avere a casa del materiale informativo ma adesso non ricordo.
        Com’era, non saprei dire. La bocca non era male a memoria ma il naso era davvero indecifrabile. Non si trattava di riduzioni strane o difetti ma di una precisa scelta stilistica a quanto ho capito.
        Scelta che francamente fatico a comprendere: per valorizzare un lambrusco, IMHO, non puoi tralasciare piacevolezza e frutto. Oppure puoi provare la via della rifermentazione in bottiglia che sicuramente dona sfumature e un’altra profondità -ma anche un sacco di potenziale problemi- al grasparossa.
        C’è anche la possibilità, tutt’altro che remota, che sia io a non aver capito una mazza del vino in questione. Mi ero riproposto un secondo assaggio alla fine però mi son dimenticato.
        Il produttore era nella prima sala.


      • Se ti riesce di trovare qualcosa fammi sapere che sono curioso. Nella prima sala ricordo La Cavaliera, Bellei, Zucchi, La Piana,Settecani, Terraquilia,Cavicchioli, Cantina della Volta, Zanasi e La battagliola.
        Condivido su Podere Saliceto che non ho assaggiato in quanto ero appena andato in visita alla cantina (ne ho scritto qui http://gliamicidelbar.blogspot.it/2013/03/podere-il-saliceto-di-andrea-della-casa.html)


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