Istantanee da ViniVeri 2013

Sabato è stata la mia prima volta a Cerea.
La location non sarà molto romantica (un tipico capannone industriale) ma è spaziosa e permette visita e sosta ai banchi senza particolari pressioni.
Sempre bello poi il lato social di questi eventi, le chiacchiere e le degustazioni assieme a vecchi e nuovi amici , produttori e non, vanno ben oltre il calice di vino.
Siccome le condizioni fieristiche non sono mai ottimali (per me) per descrivere assaggi con i dovuti dettagli e la giusta accuratezza (anche perché dopo l’ennesimo calice le papille sono duramente provate) qui di seguito solo qualche rapida impressione di quei passaggi che mi sono rimasti maggiormente impressi.

Vini Veri - Cerea

Ringrazio innanzitutto l’amico Davide Vanni che mi ha fatto conoscere gli interessanti i bianchi lungomacerati di Ronco Severo. Il Pinot Grigio 2010, Severo Bianco 2010 (Tocai, Chardonnay e Picolit) e uno Chardonnay 2005 ormai fuori produzione, trovato per caso in qualche anfratto delle cantine,  sono vini pieni, austeri, di notevole personalità anche se il primo approccio potrebbe risultare un pò difficile. Per chi apprezza la tipologia però sono sicuramente da provare. Il bianco San Martino 210 2010 (trebbiano, malvasia, ansonica) de La Busattina è stato tra i ricordi più piacevoli del pomeriggio, succulento con ritorni citrini e fruttati, lascia in bocca una piacevole freschezza . Beverino e minerale il bianco 2011 da uve Cortese di Laiolo Reginin, bella tipicità per le sue 3 barbere, dritte e taglienti in bocca, particolare invece la 4a versione spumantizzata a Metodo Classico (che a me non ha conquistato appieno), ingresso morbido in bocca, con finale leggermente amarognolo. I Barbaresco ’10 (da vasca) e ‘09 di Cascina Roccalini, sono vini giovani, di buon nerbo e ancora un pò scontrosi, ma da seguire con attenzione. Non male il Pettirosso 2012 di Campi di Fonterenza, un sangiovese di piacevole beva, fresco e scalpitante. Stesse sensazioni accompagnate da note speziate e una freschezza balsamica anche per i rossi de L’Acino, il Tocco Magliocco 2009 e il Chora 2011 (magliocco e malvasia nera).  Mi sono concesso anche un’ennesima verticalina di Dolcetto alla postazione di San Fereolo, partendo da un Valdibà ’11, schietto e diretto, per continuare poi con il San Fereolo (’07-’06-’05-’04-’03 in sequenza). E’ sempre un piacere intrattenersi con Nicoletta ed è sempre un piacere assaggiare i suoi vini. Dulcis in fundo scelgo di voler chiudere in bellezza (certo di non sbagliare) con il Sol ’08 di Cerruti, passito da uve moscato. Annata strepitosa, la migliore secondo Ezio, dove una buona acidità regala un equilibrio lisergico che richiama spaventosamente alla beva. Un sorso ti mette in pace con il mondo.  Non credo di esagerare affermando che il Sol è un vino oggettivamente buono.

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