Condividiamo?

wine sharing

Certo che le pensano proprio tutte. E’ da un pò ormai che si parla di Wine Sharing anche se io, sinceramente, non sono mai capitato in un ristorante che lo proponesse.
Anzi personalmente l’ho scoperto solo pochi giorni fa leggendo un articolo su un quotidiano locale.
Da quel che ho capito funziona più o meno così: l’oste propone un vino e clienti di tavoli diversi che accettano la proposta si divideranno poi il prezzo della bottiglia. Una specie di vino al calice più economico (il prezzo di un calice di vino, in proporzione, è decisamente più alto rispetto a quello della bottiglia intera).
Tutto questo è stato pensato per incentivare la vendita di vino e mantenendo comunque un tasso alcolico idoneo per la guida.

Mah…non so…..sono dubbioso…
Non sono un ristoratore, ma così su due piedi mi passa per la mente qualche problema di gestione tipo la divisione equa o  proporzionata di vino e quindi costo tra i clienti partecipanti.

Poi già si è in due al tavolo l’iniziativa perde un po’ di fascino, in particolar modo se si è in dolce compagnia in una serata un po’ intima difficilmente si ha voglia di condividere il momento coinvolgendo, seppure marginalmente, qualche sconosciuto.
Non so… io preferisco invece l’idea del “Portami con te“, ovvero portarsi a casa la bottiglia non finita (che dovrebbe essere anche un diritto visto che l’abbiamo pagata). Pare scontato ma in realtà non sono poi così tanti i locali che propongono questo progetto.

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18 commenti su “Condividiamo?”

  1. francofavero1958@gmail.com Says:

    Anch’io sono dubbioso su questa iniziativa!
    Per quanto riguarda il tasso alcoolico basterebbe spendere qualche decina di euro e far soffiare i clienti; si renderebbero conto che nell’arco di tempo di una cena e’ possibile bere più’ di qualche bicchiere, senza sforare dai limiti!
    Piena sintonia anche sulla wine bag: la bottiglia pagata e’ giusto portarla via, e goderne quel che rimane magari il giorno dopo.
    Franco Favero
    Sent from my BlackBerry® wireless device from WIND


    • Grazie Franco di essere passato.
      In effetti mi sembra un po’ una forzatura questa iniziativa, uno sterile tentativo di aumentare la vendita di vino pensato però in modo poco razionale.

  2. Mike Tommasi Says:

    Una scusa per non attrezzarsi bene e proporre una scelta decente di vino al bicchiere. Metodo meschino dettato da esigenze di cash flow (prepagamento bottiglia). Per quanto riguardo il doggy-bottle, la pratico da anni e nessuno mi ha mai fatto storie. Ci provino…


    • Ciao Mike, bello incontrarti qui!🙂
      Il doggy-bottle per me è invenzione geniale, purtroppo però mi è capitato raramente di incontrare locali che lo proponessero di loro iniziativa. Anche se probabilmente chiedendo di portare a casa la bottiglia nessuno obietterebbe nulla.

      • Mike Tommasi Says:

        di solito ormai rispondo su FB o TW… secondo me se si facesse una campagna per de-penalizzare (in senso morale non legale) l’asporto della bottiglia, magari trovando una catchphrase carina (“gli americani fanno il doggybag, noi invece mangiamo bene e facciamo il doggybottle”) aiuterebbe a diminuire gli incidenti stradali. Ormai mi sono convinto che per guidare bisogna essere a zero…


      • Ne sono convinto anche io. Promuovere questa iniziativa dissuaderebbe la gente dal bere in eccesso al ristorante con le tristi conseguenze che conosciamo. Inoltre favorisce anche il locale perché il cliente è incentivato all’acquisto della bottiglia anche sapendo di non finirla durante la serata.

  3. Riccardo Says:

    Anche io, se capita, chiedo di poter portare a casa la bottiglia, fondamentalmente l’ho pagata. Nessuno ha mai obbiettato. Ed io, non mi vergogno per niente di uscire dal locale con la bottiglia nella busta. Molti non lo chiedono anche per quello.
    Ultimamente però, trovo sempre più locali che danno la possibilità di bere al bicchiere, con una scelta di etichette di tutto rispetto ma, soprattutto a prezzi contenuti!
    Bel post Andrea.


    • Grazie Ric.
      Concordo con te, la bottiglia l’ho pagata e avrei diritto di portarmela a casa.
      Proprio per il fatto che forse qualcuno è intimidito dal chiederlo o forse si vergogna (non io, l’ho già fatto) sarebbe una buona cosa che proprio il gestore del locale invitasse il cliente a portare a casa la bottiglia se non terminata.

      • Riccardo Says:

        Infatti, se la proposta del doggy-bottle venisse dal gestore, magari la si trovasse anche chiaramente scritta anche nella carta dei vini, nessuno avrebbe più paura ad ordinare una bottiglia di vino.


  4. E’ capitato pure a me di portare a casa la bottiglia bevuta a metà, soprattutto se si trattava di bottiglie costose.
    L’idea dello sharing non mi sembra una trovata geniale.
    Trovo più interessante le cene a menù fisso con vini in abbinamento.
    Sarebbe un modo per far circolare le bottiglie e far conoscere il patrimonio enologico che abbiamo in casa e che pochi conoscono.
    Ma anche questa soluzione vedo che non trova spesso molto consenso.
    La bottiglia da 0,5 sarebbe una soluzione intelligente.


    • Si la bottiglia da 0,5 sarebbe una soluzione davvero valida.
      Per le cene a menù fisso con vini in abbinamento credo che molti le vedano come una limitazione sulla scelta dei piatti, e come un condizionamento proprio sulla scelta di questi.


    • A terroir vino c’è Podere La Mercareccia (PI) che oltre che le 75cl propone bocce da 50cl credo anche per il discorso in atto qui


      • Hai ragione Mauro, l’ho assaggiato un paio d’anni fa a GustoNudo a Bologna. Se non erro dovrebbe esserci scritto anche sull’etichetta della bottiglia la motivazione del volume da 50cl

  5. Robji Says:

    Non capisco perché per portarsi a casa la bottiglia bisogna aspettare che a proporlo sia il ristoratore? Molti stranieri lo fanno da sempre (già lo facevano un decennio fa e lo so per esperienza diretta di ristoratore).
    Basta farsi lasciare il tappo sul tavolo all’apertura della bottiglia, tappare la bottiglia quando si è finita la cena e uscire con la stessa sottobraccio… semplice.
    🙂


    • Diciamo che per chi è titubante potrebbe essere una buona “spinta” per non farsi dei problemi che in realtà non esistono. Sarebbe solo un aiuto per quelle persone più timide. Anche perché credo che al ristoratore di avere una bottiglia aperta in casa a fine serata poco importi (a meno che non la voglia assaggiare lui😉 )

  6. tanninome Says:

    Probabilmente in alcune tipologie di locali, molto frequentati potrebbe funzionare. Ma sono sicuro che si tratta di locali che a me non piacciono😀
    Inoltre la vedo veramente dura… concordare una bottiglia con gente sconosciuta che nell’80% dei casi non è nemmeno appassionata di vino.

    Condivido il “portami via”, tuttavia condivido con gioia e pasteggiando con estrema calma la bottiglia la termina.😉


    • E’ quello che penso anche io…problemi di gestione nella condivisione di bottiglie con sconosciuti.
      Grazie Francesco per il tuo intervento.🙂

    • tanninome Says:

      non riesco più a scrivere una frase di senso compiuto😀

      Nell’ultima frase intendevo dire che, a mio parere, pasteggiando con calma una bottiglia in due si può terminare.😉


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