Paradossi (passeggiando tra i filari di gaglioppo di Sergio Arcuri)

Qualche giorno di relax in Calabria per ricaricare le pile prima di tornare alla routine quotidiana invernale.
Si passeggia assieme ai fratelli Arcuri tra i vigneti dell’azienda. Quelli di gaglioppo che corrono verso il mare, in quel di Cirò.
Il colpo d’occhio è spettacolare.

E non si può fare a meno di notare che a fianco dei suoi filari c’è un altro vigneto.
Quest’ultimo viene trattato con prodotti chimici di sintesi per combattere le avversità biotiche mentre le uve di Sergio e Francesco vedono solo (poco) rame e zolfo.
A rigor di logica l’uva trattata dovrebbe essere perlomeno sana.
Eppure….

vigneto trattato                                                vigneto non trattato

gaglioppo arcuri

uva trattata                                                          uva non trattata

Ricordiamo che l’uva è la base fondamentale per il vino che sarà.

A questo punto, chi ancora non l’avesse fatto, qualche domanda sulla necessità/efficacia/garanzia/utilità dei prodotti chimici dovrebbe porsela.

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11 commenti su “Paradossi (passeggiando tra i filari di gaglioppo di Sergio Arcuri)”

  1. Riccardo Says:

    Ci vorrebbe un tecnico del settore, che ci spieghi il motivo di tutto questo. Non trovi?


    • Si Ric, potrebbe essere interessante un commento autorevole. Anche se credo che ciò sia dovuto alla scarsa cura del vigneto. Gli antiparassitari et similia da soli non possono fare granchè se poi non ci si cura della vigna.

  2. iltaccuvino Says:

    L’ha ribloggato su il TaccuVinoe ha commentato:
    ancora buone considerazioni a supporto del biologico, che non deve essere solo moda, ma scelta per preservare il nostro patrimonio naturale, e così la nostra salute

  3. barbuto Says:

    viste così, nessuna delle due uve presenta patologie, solo una diversa esposizione al sole ed al vento che determina un raggrinzimento dell’acino. Ciò detto, sempre meglio sapere cosa si mangia o beve e come è stato coltivato


    • Vero. Vero anche che molto probabilmente l’uva di Arcuri darà un vino migliore. Non solo perché è coltivata seguendo certe metodologie, ma anche perché ha ricevute le giuste attenzioni.
      Non si può e non si deve pensare che siano sufficienti prodotti di sintesi per avere un buon prodotto.

  4. gian paolo Says:

    ciao ….la zona di cui stiamo parlando si può permettere tutto ,forse maggiore attenzione all’oidio ,ma se potano a rinnovo neanche + di tanto….prova a fare la stessa cosa qui a Campogalliano:)🙂🙂.le foto dei due grappoli non possono essere comparate ,una è in stress idrico e a vedere il filare così verde-foto del filare trattato-….posso pensare a un grappolo molto esposto .
    Penso che in una annata così stronza avere uva sana ci sia da dirsi bravi e da accendere un cero in chiesa …
    ciao e buona giornata.GP


    • Hai ragione Gianpaolo, confermano anche loro che l’ambiente è fortunato. La peronospora (a parte un po a maggio) non esiste, e in un’annata come questa anche contro l’oidio hanno dovuto fare veramente poco (da loro non è andata così male l’annata).
      In merito alle foto le due vigne sono adiacenti, attaccate, quindi soggette a stessa esposizione (forse è stata sbagliata la potatura).
      Non credo stress idrico perché nemmeno quella di Arcuri viene irrigata. Sicuramente la prima non è stata curata a dovere.

  5. valerio rosati Says:

    Allora alla fine ci sei andato da Sergio Arcuri (cfr. mio commento del 30/5/13)🙂
    Tornando in tema, non sono un tecnico, ma penso che le foto e il vino parlino da soli…


    • Eh, eh. Te lo avevo detto che me lo ero segnato!😉
      Ed è stata una splendida visita. Ottimo davvero l’Aris ’11, grande finezza ed eleganza

      • valerio rosati Says:

        Allora segnati pure Rasicci: Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane 2011 e Montepulciano Rosè con rapporto q/p stellare, ma inspiegabilmente fuori dai radar… Poi non dire che non te l’avevo detto😉


      • Mmm…interessante! Intanto me lo vado a “studiare” online visto che mi è ancora sconosciuto!🙂


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