Campania Rosso 2011 – Ciro Picariello

campania rosso picariello

Cena in territorio reggiano.
E’ bastata una rapida scorsa alla carta dei vini per capire che erano 3 le bottiglie su cui orientare la mia scelta: Dolcetto di San Fereolo, Campania Rosso di Picariello e Nero d’Avola di Marabino.
Il Dolcetto di Nicoletta Bocca mi è ben noto, la sua esclusione è dovuta unicamente al fatto che la mia cantina ne è ben fornita e preferisco sempre orientarmi verso terreni ancora sconosciuti.
Per questo la scelta di Picariello (che batte Marabino solo perché gli autoctoni campani mi stuzzicavano più del nero d’avola), memore anche degli ottimi incontri precedenti con il suo fiano.

But the curiosity kill the cat (cit.).
Impatto timido, anche al naso è poco intenso con profumi fruttati indistinti.
L’ingresso in bocca è soft, si coglie una leggera tannicità ma il liquido è un po’ indolente. Il gusto pare omologato, con una personalità non ben definita.
Pian piano col passare dei minuti si apre un po’ ma senza elevazioni verticali tali da invogliare il palato.
Stavolta il potenziale di questi vitigni autoctoni campani (aglianico, sciascinoso, piedirosso) non è stato totalmente espresso.

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4 commenti su “Campania Rosso 2011 – Ciro Picariello”

  1. claudioT Says:

    Picariello riesce decisamente ad affascinare sempre con il suo bianco da Fiano di Summonte, anche con annate vecchie, col rosso delude sempre un bel po’ e parlo anche del suo Zi Felicella Aglianico in purezza solo acciaio, ma come dire: ad ognuno il suo!!


    • Ciao Claudio e grazie per il tuo commento.
      Mi trovi d’accordo con te, anche se questo è l’unico rosso che ho provato, ben lontano però dalle emozioni che danno i suoi bianchi

  2. valerio rosati Says:

    Nelle piccole cantine campane si raggiungono punte qualitative di assoluta eccellenza, ma trattandosi di realtà prettamente artigianali (nel senso più positivo del termine) c’è anche un elevatissimo livello di “specializzazione” su alcune tipologie a discapito di altre, che a volte capita vengano prodotte solo per ragioni commerciali. Tra i casi di produttori su cui si può andare sul sicuro un pò su tutta la linea consiglio il bravissimo Lorenzo Nifo Sarrapochiello, nel beneventano, il quale, oltre ai classici del territorio falanghina e aglianico, produce con uve proprie greco e fiano “fuori zona” di notevole spessore.


    • Hai ragione Valerio, ed è un atteggiamento che non condivido appieno in quanto rischia, il prodotto a fini di marketing, di svalutare l’immagine di una cantina.
      Grazie per la citazione, ho sentito parlare di Sarrapochiello ma non ho ancora provato i suoi vini.


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