Posted tagged ‘aglianico’

Campania Rosso 2011 – Ciro Picariello

11/02/2014

campania rosso picariello

Cena in territorio reggiano.
E’ bastata una rapida scorsa alla carta dei vini per capire che erano 3 le bottiglie su cui orientare la mia scelta: Dolcetto di San Fereolo, Campania Rosso di Picariello e Nero d’Avola di Marabino.
Il Dolcetto di Nicoletta Bocca mi è ben noto, la sua esclusione è dovuta unicamente al fatto che la mia cantina ne è ben fornita e preferisco sempre orientarmi verso terreni ancora sconosciuti.
Per questo la scelta di Picariello (che batte Marabino solo perché gli autoctoni campani mi stuzzicavano più del nero d’avola), memore anche degli ottimi incontri precedenti con il suo fiano.

But the curiosity kill the cat (cit.).
Impatto timido, anche al naso è poco intenso con profumi fruttati indistinti.
L’ingresso in bocca è soft, si coglie una leggera tannicità ma il liquido è un po’ indolente. Il gusto pare omologato, con una personalità non ben definita.
Pian piano col passare dei minuti si apre un po’ ma senza elevazioni verticali tali da invogliare il palato.
Stavolta il potenziale di questi vitigni autoctoni campani (aglianico, sciascinoso, piedirosso) non è stato totalmente espresso.

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Le Fole 2009 – Cantina Giardino

09/01/2013

Quando si parla di Cantina Giardino non si può prescindere dal progetto enoculturale di Antonio Di Gruttola.

Cantina Giardino

Questo progetto, come dice lo stesso Antonio, si basa sulla creazione di grandi vini di terroir lavorando in zone vocate e il suo punto fondamentale è la vinificazione di uve prodotte da vigne vecchie dai 40 ai 100 anni (!!). Questo perchè secondo lui solo vigne così sagge possono dare la massima espressione di territorio, visto che piante di queste età riescono ad arrivare con le loro radici fino alla Roccia Madre e la linfa che nutrirà i grappoli deriverà da ogni strato del suolo.
Per anni, lavorando come enologo, ha visto estirpare vigne che si trovavano nel massimo splendore e vigore solo perché le rese non erano soddisfacenti, e ha visto “correggere” in cantina qualsiasi difetto che forse tale non era.
Dopo queste esperienze, assieme ad un gruppo di amici e alla moglie Daniela, ha fondato nel 2003 Cantina Giardino.
Fino al 2009 Cantina Giardino ha utilizzato solo uve acquistate da proprietari di vecchie vigne lavorate tradizionalmente, senza prodotti chimici, pagandole ben più del prezzo di mercato, favorendo così la sopravvivenza di vigneti e vignaioli.
Anche la vinificazione avviene con metodi minimamente invasivi, con la sola aggiunta di solforosa durante l’imbottigliamento (e non sempre in tutti i vini)

Le fole - Cantina Giardino

Questa bottiglia del loro prodotto base l’ho trovata qui nella provincia modenese, dal solito Avion Blu.
Le Fole 2009 è un aglianico rustico e dinamico, color del sangue, intenso e impenetrabile.
Si apre pian piano, silente, liberando profumi pungenti di sottobosco e humus, contornati da sbuffi di ghiaia e da una tipica mineralità iodata, marina. L’evoluzione porta poi ciliegie mature e lievi note di salamoia. Sotto certi aspetti (olfattivi più che altro) mi ha ricordato un pò il Lamie di Guttarolo, anche se meno intenso e complesso, e di approccio più immediato.
In bocca troviamo netta la sapidità correre a braccetto con una bella acidità tesa, a formare quel connubio che regala disinvoltura ad un bicchiere schietto e bucolico dove un tannino sobrio e appena appena polveroso, suffragato da una media alcolicità, asciuga con delicatezza la lingua.
Finale non lunghissimo, preceduto dall’uscita di una sostanza tattile ben percepibile al palato.

Bevuta piacevole.

Villa Favorita 2012: Musto Carmelitano

30/03/2012

Azienda agricola a conduzione familiare, le uve coltivate con metodi biologici sono selezionate a mano, e quelle dei singoli vigneti (Pian del Moro, Serra dei Preti e Vernavà) sono vinificate separatamente .
In cantina si evitano filtrazioni, chiarifiche e qualsiasi intervento di stabilizzazione.

A Villa Favorita io ho provato i rossi da aglianico (so che è solo una mia restrizione mentale, ma i rosati con quel colore tipico da ginger mi incutono sempre un pò di timore. Io li metterei in una bottiglia scura…  😉  ).

       

Maschitano Rosso 2010: fa solo acciaio, si notano residui nel bicchiere (e questo, per me, potrebbe essere nota di merito). Al naso arrivano note fruttate, di prosciutto, speziate. Rivela il tannino tipico del vitigno che ne fa un vino deciso ma accompagnato da una buona freschezza e profondità.


 

Serra del Prete 2009: da vigne di 45 anni. 6 mesi di cemento e poi altrettanti in acciaio danno un vino speziato, caratterizzato in bocca da buone acidità e tannicità.


 

Pian del Moro 2007: deriva da un vigneto piantato 80 anni fa. Invecchia un anno in piccoli tonneaux che gli conferiscono una delicata morbidezza. Rivela frutta matura e spezie dolci al naso, buon corpo ed equilibrio, rilascia in bocca un finale amarognolo.

Naima 2004 – De Conciliis

11/02/2012

Avevo acquistato questa bottiglia un anno fa, e ieri sera per una cena a base di conchiglioni ripieni al forno, ho ritenuto che fosse giunto il momento di stapparla.
Chiariamoci, non dico che sia l’abbinamento perfetto, ma lo era per me che seguo il principio “abbinare ad ogni piatto il vino che ti pare”  ;).

Il Naima 2004 è un aglianico in purezza, vino dal colore rosso rubino, con un leggero contorno violaceo.
Al naso una nota ferrosa copre inizialmente profumi di prugne cotte, marmellatose. Si aggiungono note di viole, e i sentori terrosi riemergono con ricordi di muschio e humus, accompagnati da note di spezie dolci tra cui spicca la vaniglia.
In bocca rivela un carattere austero e ancora giovanile, poco propenso al compromesso, con una nota tannica prevalente che lo rende allappante e lievemente scontroso. Ad ogni sorso la parte anteriore della lingua si asciuga subito e rimane un pò ruvida, come quando si addenta una pera non molto matura. Buoni l’acidità e la struttura, anche l’alcol si fa sentire ma non è sbilanciato, lascia in bocca un finale amarognolo.

Da attendere ancora un pò per poterlo gustare al meglio delle sue numerose potenzialità.

Cantine del Notaio: “Sigillo” di Garanzia

23/01/2012

Venerdi sera rientrando a casa trovo un pacco all’interno del cortile, da me mai richiesto.
L’indicazione del mittente diceva “Cantine del Notaio”, ho cercato quindi di pensare se per caso avevo ordinato qualcosa dimenticandomene (ok sono suonato ma non fino a questo punto 😉 ).

Aperto il pacco la sorpresa è stata notevole quando ho estratto una bottiglia de  “Il Sigillo”, con tanto di lettera accompagnatoria.
Il signor Gerardo (owner della Cantina) mi scriveva scusandosi per la bottiglia 2005 (di cui ho scritto qualche post fa), (acquistata per corrispondenza direttamente da loro nel 2010) che  purtroppo non aveva incontrato i gradimenti sperati.
Sono rimasto positivamente colpito e meravigliato da questo gesto davvero cortese, che rende onore alla cantina.
Un signor nessuno che su un blog sconosciuto scrive le sue (più che mai soggettive) impressioni, viene preso in considerazione da una cantina che non ha certo bisogno di presentazioni. Tradotto significa cure e attenzioni veramente scrupolose per la propria clientela, chiunque essa sia, cosa rara al giorno d’oggi, e solo chi produce vino con passione può arrivare a tanto. Chapeau!

Ovviamente sono il primo (come avevo anche già scritto) a sapere che la bottiglia non perfetta ci può essere, anzi per fortuna che c’è, a dimostrazione che il vino è materia vivente, e come tale soggetto a modificazioni imprevedibili.
Sento comunque doveroso sottolineare che non era necessaria una nuova bottiglia, per farmi capire (come avevo già scritto pure questo) la serietà e qualità della cantina, ma il gesto è stato sicuramente molto apprezzato e questa bevuta sarà sicuramente fatta alla loro salute.
Prosit!

Il Sigillo 2005 – Cantine del Notaio

16/01/2012

Mi servo spesso per corrispondenza da questa cantina, che secondo me ha degli ottimi prodotti (come ho già descritto anche qui) e sono molto cortesi.

L’altra sera però, come spesso può accadere, sono incappato in un piccolo incidente di percorso.
Porto ad un aperitivo/cena l’ultima bottiglia rimasta della “batteria” diversificata acquistata qualche tempo fa.

Il Sigillo 2005 è un aglianico del vulture in purezza, vitigno che trova qui in Basilicata la sua terra d’elezione.
L’etichetta indica una gradazione alcolica di 14,5°, stenderò qualcuno, ho pensato.. 😉

Il colore è coerente con le caratteristiche del vitigno, rosso rubino intenso con qualche riflesso granato. Al naso non presenta un ventaglio esagerato di profumi, che comunque sono puliti e netti, rivelandosi in sentori di ciliegie cotte, spezie e vaniglia.

Ma è in bocca che  mi delude. Il sapore risulta un pò troppo legnoso, e si avverte un netto distacco (come se ci fosse un gradino) tra la nota alcolica preponderante e la corrispondente acidità. Pare un pò fiacco, stanco, non si muove in modo fluido, rimane diviso nelle singole parti. Non accarezza il palato, ma denota una certa spigolosità proprio per questa mancanza di assonanza tra le varie sensazioni gustative. Rimane pesante in bocca, con una freschezza che non riesce a supportare l’alcolicità, con un conseguente retrogusto amarognolo non piacevolissimo.

Oltre a questo, della stessa cantina avevo già provato diversi prodotti, tutti con buoni risultati. Per questo considero quest’assaggio come un incidente di percorso.