Posted tagged ‘agricoltura biodinamica’

La tecnologia a favore del biologico

03/02/2012


La cantina Batič possiede 19 ettari vitati a Sampas, in Slovenia, piantati con una vecchia metodologia utilizzata nella valle Vipava, che consente una densità di 12.000 (!) piante/ha.

Con questa densità, per assorbire elementi nutritivi, le viti sono così obbligate a sprofondare le loro radici in grande profondità.

Oltre a seguire una agricoltura biodinamica, l’azienda Batič ha anche sviluppato un sistema di protezione della vite chiamato Psychical Crop System (PCS).
Questo è un sistema (che sembra uscito dall’ultimo film di Alien 😉 )che sostituisce l’utilizzo della irroratrice classica per la distribuzione dei fitofarmaci.
Impiegato a cadenze settimanali il PCS, attraverso un sistema di aria calda ad una temperatura di 70° (!) soffiata ad una velocità di 150 km/h, non uccide gli organismi nocivi, ma rafforza le difese immunitarie della pianta, incrementando lo spessore delle foglie e la quantità di resveratrolo negli acini.
Una maggior quantità di questa sostanza nell’uva aumenta il livello di autoprotezione del frutto e, di conseguenza, riduce la necessita di utilizzare zolfo o altri antiossidanti successivamente nel vino.

L’aumento di spessore delle foglie rappresenta un ostacolo per gli organismi nocivi, che si traduce quindi in una diminuzione o addirittura totale soppressione dei pesticidi nocivi per la protezione della vite.
L’eliminazione dell’uso dei fitofarmaci avvantaggia anche i lieviti indigeni presenti in vigna, favorendo così la fermentazione spontanea del mosto dopo la vendemmia.

Purtroppo anche questo sistema rappresenta un forzatura ai ritmi naturali, però ha il notevole pregio di rappresentare una valida alternativa (costo a parte, che non è poco) ai fitofarmaci, rame e zolfo inclusi.
Anche se  qualche dubbio un pò mi rimane, sul fatto che aria calda a 70° soffiata a 150 km/h non provichi danni a piante e frutti.

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Vino biologico = prodotto genuino?

27/12/2011


Il tema del biologico è una questione che mi preme molto, perchè sono fermamente convinto che la salute alimentare sia alla base di quella fisica.

In questo periodo il biologico sembra andare parecchio di moda. Tutti fanno biologico, tutti comprano biologico e iniziano a saltare fuori le frodi ( vedi la Sunny Land in Veneto ).

Anche per quanto riguarda il vino sono un forte sostenitore di un’agricoltura biologica e biodinamica applicata in vigna. Ma non è sufficiente.

Innanzitutto non si può dire vino biologico ma vino ottenuto da uve da agricoltura biologica (perchè è l’uva coltivata biologicamente, il vino è prodotto di trasformazione), e poi la condicio sine qua non per ottenere un prodotto di qualità e genuino è la serietà del produttore.
Uva derivante da una viticoltura convenzionale (lotta integrata) accurata, nella quale vengono rispettati tempi e dosi degli agrofarmaci, può essere migliore di quella ottenuta da una viticoltura biologica ove il vignaiolo distribuisce quantità di rame in eccesso e con noncuranza.
Quindi, non sempre un prodotto bio è più salutare a prescindere.

Detto questo nella produzione del vino, un’agricoltura biologica e/o biodinamica è sicuramente una solida base per ottenere un prodotto di qualità, ma non ci si può fermare in vigna.
Anche le lavorazioni in cantina sono molto importanti. Un uva che arriva nei tini sana è sicuramente fondamentale, ma se durante i processi di vinificazione vengono usati additivi, chiarifiche e filtrazioni pesanti, lieviti selezionati, eccesso di solforosa etc…, si perde tutta quella genuinità conquistata in campo.

Per scegliere quindi un vino genuino e di qualità, a volte non basta (ma può essere comunque una utile indicazione) il marchio bio in etichetta, bisognerebbe addentrarsi nella storia di chi lo produce.

Il vino naturale invece ritengo sia ad un livello ancora superiore, perchè oltre a rispettare dinamiche di produzione sopra citate, parte da un concetto (per me imprescindibile) di terroir.
Ma questo merita un discorso più ampio e a parte.