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Racconti andalusi: un Migas al Cortijo Veleta

27/08/2012

Il Cortijo Veleta è stata una delle nostre mete gastronomiche più gettonate durante la vacanza andalusa.
A pochi chilometri da Riogordo, sulla Carretera A356.
Trovato quasi per caso, la sera del nostro “trasloco” a Riogordo (nome quanto mai azzeccato! 😉 ) dopo una prima settimana a Vejer de la Frontera.
Affamati dopo aver vagato per quasi un ora nel nulla alla vana ricerca di un luogo di ristoro, ecco che ci appare come per magia un piccola insegna con coltello e forchetta che invita a salire per una stradina buia e sterrata.

La via tetra è come uno specchio magico che conduce ad una cascina (Cortijo appunto) che ci fa brillare gli occhi.
Un porticato, 4 tavolini e una pace quasi surreale ci accolgono a braccia aperte.
E’ bastato un secondo per capire che quello era il nostro piccolo Eden!

Lì abbiamo trascorso 4 sere su 7 (le altre 3 era chiuso 😉 ) tornando alle brande sempre sazi e ampiamente soddisfatti.

Qui abbiamo bevuto la miglior sangria della vacanza.
Fresca, fruttata, leggera, rianimatrice.
Ad ogni turno ne andava via una bacinella (perchè proprio dentro ad una bacinella veniva servita) come se niente fosse.

Ed è qui che abbiamo fatto il nostro incontro con un’ entità quasi mitologica: il (la ? ) Migas a la bestia, piatto caratteristico del luogo.
Per giorni lo abbiamo richiesto al cameriere, sempre sentendoci rispondere che non lo facevano perchè era un piatto invernale, “muy fuerte“…
Ma l’ultimo giorno eccoci accontentati, prima ancora di partire con le ordinazioni, sorridendo il nostro amico cameriere ci annuncia gongolante e soddisfatto che quella sera avevano il Migas.
Preparato appositamente per noi.
Non possiamo non ordinarlo, anche se le varie tapas giornaliere ce lo sconsiglierebbero.

Il piatto arriva in tavola.
Otto occhi che lo guardano sbarrati, e poi si guardano a vicenda…qualcuno accenno ad un “oh oh..” di finta preoccupazione seguito da una risata.
E un pensiero comune mai svelato: addio! 
Il Migas a la bestia del Cortijo Veleta è così composto:
Lombo di maiale (tenerissimo!);
Uovo all’occhio di bue;
Briciole (una montagna) di pane passate nell’olio;
varie Salsiccette;
Peperoni grigliati.

Leggero.
Ma ottimo.
Torniamo a casa rotolando e boccheggiando, satolli e felici ben consci che lo avremmo sicuramente digerito in Italia quel piatto.
E parecchi giorni dopo.
E da quel giorno il Migas è diventato un tormentone.

Racconti andalusi: Sanlucar senza Sherry

09/08/2012

In una calda mattina di luglio, a bordo di una Hyundai i10 presa a nolo, ci siamo diretti verso Sanlucar de Barrameda con meta il Parque Nacional de Doñana.
Questa è la zona del famoso Sherry, il tipico vino liquoroso spagnolo, e proprio a Sanlucar si produce forse il miglior Sherry Manzanilla di tutta la Spagna.

Lungo le autovie semideserte ed assolate le enormi figure del toro Osborne e della bottiglia con chitarra e sombrero di Tio Pepe ci salutavano dall’alto delle colline. Sono loro l’emblema del prodotto che caratterizza questa parte della regione.
Avvicinandoci al paese si notavano anche i bassi vigneti cresciuti sull’albariza, quel famoso terreno bianco che cattura calore durante il giorno e lo ridona alle viti nella notte, riducendo così gli sbalzi termici.

Arrivammo di buon mattino, ad attenderci il battello che avrebbe fatto risalire un pezzo del Guadalquivir e poi ci saremmo inoltrati a piedi (per pochi km) all’interno del Parco Nazionale.
La gita è stata interessante ma non trascendentale, con qualche sporadico avvistamento faunistico (cinghiali, cervi, fenicotteri…) e per le 13 siamo già di nuovo al porticciolo dove, anche lì come in tutta la cittadina, Bodegas di Sherry si ergevano fiere e luccicanti.

Ed ora, direte voi, vi siete fermati in qualche bar a bere finalmente un goccio del vino di Jerez.
E invece no 😯
Abbiamo ripreso il nostro fido ronzinante di ferro e ci siamo appropinquati verso la via del ritorno, bramosi di un tuffo in mare per sfuggire al sole dello zenit.

Si può venire in Andalusia, a Sanlucar de Barrameda, e non assaggiare nemmeno un sorso di Sherry?
Non si potrebbe, ma purtroppo si è potuto.
Sarà stata l’ora non proprio da apericena, saranno stati i 43° segnati dai termometri incastonati sui muri bianchi delle case, ma era più forte il desiderio di una sangria fresca e fruttata che di un vino di 20° alcolici.

Tra me e me ho pensato: non posso raccontare di essere passato per la provincia di Jerez e non aver assaggiato il suo vino fortificato, la mia enoreputazione subirebbe un irreparabile smacco.
Ma poi una vocina interna mi ha fatto riflettere: ma quale enoreputazione?
Ed eccomi qui a scriverne…  😉

Racconti andalusi: Ibericos Crianza 2009 – Soto de Torres

07/08/2012

Era una fresca e piacevole serata in quel di Vejer de la Frontera, gli stretti viottoli della zona più vecchia del paese traboccavano di bar, tabernas, ristoranti. La maggior parte di questi più turistici che veramente autoctoni.

Sono le 22.30, l’ora della cena da queste parti, e in base alle voglie del momento scegliamo il bar “Vinos y tapas” per placare i morsi della fame.
Locale piccolo e pseudo-turistico.
Ci facciamo portare tapas a volontà e una bottiglia di vino tinto (non esiste una carta dei vini, sic!).

Piccola parentesi sul significato di tapas.
Deriva dal termine tapear (=tappare). In passato si utilizzava un piattino con degli stuzzichini (pane, olive, jamon…) che veniva messo sopra al bicchiere di vino, per accompagnare la bevanda cercando di evitare sbronze eccessive.

Torniamo a noi.
Il nostro vino tinto si presenta di colore piuttosto carico e con chiare note di vaniglia e frutta. In bocca è caldo, molto, troppo. Si sente decisamente il legno, che gli da quel carattere morbido e ruffiano, ma poco concreto. La struttura non sorregge l’alcol e il liquido finisce presto la sua corsa diventando evanescente. Il precoce finale è una sensazione decisamente e stranamente dolce (come se si stesse schiacciando una mora tra palato e lingua), tagliata da un filo alcolico un pò bruciante. E finisce lì.

Racconti andalusi: el Tinto de verano

03/08/2012

Il tinto de verano è una bevanda (quasi una bibita) molto nota in Spagna, una specie di cugina (lontana) della Sangria.
Personalmente l’ho scoperta solo quest’anno durante una vacanza in Andalusia. In ogni bar, taberna, chiosco è sempre presente tra le pagine del menù. In alcuni locali viene fatta sul momento, in altri viene spillata direttamente come fosse una birra.


E’ composta da vino tinto da tavola e gassosa, con ghiaccio abbondante. Un bevanda estiva (verano = estate) senza pretese, perfetta per placare la calura in spiaggia o tra i viottoli degli assolati paesi spagnoli.
Ovviamente si possono trovare bottiglie di questo “vino” anche nei supermercados, già mescolati e pronti da bere.

La Sangria resta qualche gradino sopra, ma se sotto 40° gradi la gola arde e la saliva latita, una copa de tinto de verano è sicuramente  un valido soccorso 😉 …

Villa Favorita 2012: Barranco Oscuro

04/04/2012

Causa probabile tour spagnolo estivo, durante la mia visita a Villa Favorita ho pensato di provare anche i prodotti di questo produttore iberico, che quest’estate finchè si è là non si sa mai…. 😉

Il nome della Cantina è degno di uno dei migliori libri di Stephen King, ma fortunatamente i suoi vini sono ben lontani da orride sembianze….
Davvero gentilissima la signorina oltre il bancone, che si è adoperata non poco, in un mix italo-spagnolo, per spiegarmi accuratamente la storia di ciascuna bottiglia.
Che poi io sia riuscito a capire…bè questo è un altro paio di maniche… 😉

Degustazione molto conformista la mia, puntando solo sui rossi. Non conoscendo bene la Spagna dal punto di vista dei bianchi ho preferito evitare, anche perchè ero quasi “arrivato” e non avendone mai assaggiati non ero nelle migliori condizioni psicofisiche per un incontro ex novo.

BO2: vino da uve tempranillo, morbido e fresco, di buona bevibilità. Rievoca il caldo spagnolo con una nota tannica percepibile ma non particolarmente aggressiva.

Garnata 2009: deriva da 2 ettari di uve Granacha (la Grenache francese), vino ancora un pò duro e scontroso, i tannini sono ancora austeri e un pò  aggressivi.

1368 2004: il nome deriva dall’altitudine a cui sono impiantati i vitigni (e io che sapevo cha oltre i 1200 non cresce un tralcio…), che hanno 25-30 anni. Uvaggio di diverse uve, Garnacha e Syrah in maggioranza poi anche Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Tempranillo.
Prodotto di punta dell’azienda, porta al naso profumi carnosi, di legumi e frutta matura. Morbidezza e calore si amalgamano perfettamente con una grande freschezza donandogli così un’ottimo equilibrio, per un’idea di Spagna vitivinicola diversa, non solo muscoli e alcol.