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Rosso Villa Antinori 2008 – Marchesi Antinori

11/02/2013

Capita ogni tanto che tuo padre ti convochi perchè vuole che lo accompagni a comprare “...del vino buono” dice lui. Non so poi se questa affermazione è vera convinzione o solo lusinga nei miei confronti, ma tant’è.
Ci vai poi volentieri.
Anche perchè s
ai che si abbandonerà totalmente alle tue decisioni e potrai “traviarlo” facilmente verso i tuoi gusti.

Capita poi che vai una domenica a pranzo dai tuoi.
La tavola è già pronta, apparecchiata, completa, perfetta.
O quasi.
Un’occhiata interrogativa alla bottiglia di vino…ti avvicini…
E questa da dove viene?? Ahahha, alto tradimento! 🙂
Una bottiglia sconosciuta, forse regalata da qualche amico, troneggia tra i piatti. 
E non rientra tra quelle che scrupolosamente avevate comprato assieme qualche tempo prima.

E vabbè a Carnevale ogni scherzo vale.

rosso villa antinori

Il nome è altisonante (e incute anche un pò di timore), purtroppo non sempre sinonimo di garanzia.
Mainstream sicuramente.
Sai che è rischioso ma non vuoi dispiacere i commensali e ti riempi il calice.
Il naso rivela quello che un pò già temevi. Note vanigliate che si librano caotiche nell’aria, come fuochi fatui, quà e là zampillando e macchiando profumi di frutta e di spezie.
La coerenza però è di questo vino. Anche in bocca percepisci subito un sorso levigato, morbidone.
Rimane viva solo una certa acidità.
L’impronta del legno diventa la sua carta d’identità.
Niente dinamicità, niente profondità, è un vino statico.
Una sensazione appena bruciante innervosisce la faringe dopo la deglutizione (troppa So2?).

Dopo un sorso non ti affascina più, non ti attira.

E’ come un deja vu, mi sembra di averla assaggiata decine di volte questa bottiglia anche se era la prima volta che mi capitava davanti.
Non ne conosco l’uvaggio, ma poco importa perchè è stato completamente rinchiuso in una corazza asettica, ermetica, omologata, impossibilitando così l’espressione caratteristica del frutto e del territorio.

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Muffato della Sala 2005: Castello della Sala

24/02/2012

Lo so forse qualcuno si stupirà, o penserà che sia un pò “fulminato” (e magari c’ha pure ragione 😉 ), ma ho assaggiato passiti decisamente più coinvolgenti. Non che questo non mi sia piaciuto, però a tratti (ma solo a tratti!) mi ricorda quei vin santi un pò dozzinali che ti danno al ristorante con i cantucci.

Il Muffato della Sala 2005 ha un bel colore giallo oro limpido, e al naso porta profumi di mandorle, camomilla, note di miele, pesca e albiccoca. Niente da dire, un complessità di aromi davvero interessante.
In bocca è dolce, ma una dolcezza latente, così come la morbidezza, cosa che ne fa un vino per niente stucchevole, anzi sembra quasi l’acidità a farla da padrona. La freschezza è infatti considerevole,  e talvolta si converte in una leggera “acidulità” un pò pungente. Ed è proprio questa pungenza un pò spregiudicata che mi porta a fare il paragone detto sopra con alcuni vinsanti. Finale ammandorlato comunque piacevole.

Quando un vino non mi coinvolge granchè anche le parole latitano, comunque ribadisco: vino di tutto rispetto ma sentite e lette le lodi mi aspettavo un pizzico di più. Chissà forse proprio le aspettative che mi ero creato lo hanno punito oltremodo al mio palato. Mi riservo comunque di riprovarlo se ne capiterà l’occasione.

(leggete anche quest’altra mia aggiunta forse più esplicativa su Vinix)

Solaia 2003

24/10/2011

Premessa: non è stato pagato il suo prezzo di mercato, altrimenti difficilmente questo vino sarebbe riuscito ad entrare nella mia cantina  😉 … 

L’altra sera avevamo amici a cena e ho optato per aprire questa bottiglia che da un paio d’anni sonnecchiava sugli scaffali.
Annata 2003, molto calda, ho pensato quindi che forse poteva non avere un alta acidità e avrebbe rischiato più di altre un deterioramente nel tempo. Tradotto: cercavo una scusa per soddisfare la mia curiosità dell’assaggio 😉 .

Colore rosso granato, profumi intensi, di spezie e frutta matura.
Inizialmente è chiuso, ha bisogno di qualche minuto per potersi rivelare, poi arriva tutta la sua morbidezza e rotondità, con un tannino ormai ampiamente addomesticato.
Ottimo equilibrio, l’alcol non è prevalente nè l’acidità mancante.
Mi ha stupito,  lo pensavo pìù muscoloso.

Davvero un buon vino, non c’è che dire!
Però (e probabilmente proprio da qui deriva la mia curiosità di provare questi vini), per certe cifre io vorrei assaggiare “..cose che voi umani non potreste immaginarvi” (cit).