Posted tagged ‘appassimento’

Malvasia delle Lipari 2010 – Lantieri

06/04/2012

Anche lui è un altro Armadillo’s wine.
Sono circa 6000 le bottiglie del 2010 di questo passito prodotto da Paola Lantieri nei 5 ettari vitati della sua tenuta sull’Isola di Vulcano.

Paola afferma di aver dato vita ad un vigneto su quest’Isola per produrre una Malvasia come quella che gustava da ragazza.
Il progetto è recente, nel 2003 acquista casa e terreno e la 2010 è solamente la terza alba di questo grande passito.

Colore ambrato, deciso, che sprigiona un lunga sequenza di profumi: albicocche, miele d’acacia, mandorle, agrumi, mango.
Di flessibile dolcezza, entra in bocca vellutato, poi esplode come una supernova liberandosi del suo involucro di morbidezza e rotondità e rilasciando un’euforia di freschezza e pungenza che ricordano una succosa clementina dal retrogusto citrino.

Bè se i risultati sono questi speriamo che questo vino possa avere ancora numerose nuove albe 😉 .

Villa Favorita 2012: Domaine Labet

03/04/2012

Sono sincero senza il commento di Luigi Fracchia a questo post non avrei provato questi vini. E sarebbe stata una grave perdica, perchè Julien Labet produce vini caratteristici e davvero interessanti.

Domaine Labet è una piccola azienda familiare nello Jura di circa 12 ettari, dove vengono coltivati i vitigni tipici della zona, come il savagnin (quello dei vin jaune e dei vin de paille), chardonnay, pinot nero e troussard.
Assenza completa di fertilizzanti ed insetticidi, vendemmia manuale, fermentazioni ad opera di lieviti indigeni e vinificazione sulle fecce sono alcune delle metodologie di lavoro che caratterizzano questa cantina.
Qui vengono prodotte due tipologie di vino, una riempiendo totalmente le botti per evitare eventuali ossidazioni, mentre l’altra viene fatta lasciando volutamente le botti scolme per favorire lo sviluppo dei lieviti sulla superficie del vino (la cosidetta voile o flor, come avviene anche per lo Sherry e qualche tipologia di Vernaccia di Oristano). Questa voile protegge il vino dall’ossigeno e gli dona aromi caratteristici.

 Anche qui la lingua ha rappresentato una piccolo barriera d’ingresso, ma fortunatamente il linguaggio del vino è universale.
Chardonnay en chalasse 2009: giallo paglierino, discretamente morbido e fresco, polposo con note minerali. Rilascia piacevoli profumi di ginestra e susina gialla.

Fleur de savagnin 2009: netta la nota ossidata in questo vino che fa vinificazione aperta. Piace per la sua freschezza e mineralità, profumi netti e decisi che sotto l’ossidativo ricordano i prati a primavera. In bocca lascia una piacevole salivazione.

Le Paille Perdue 2007 (vin de paille): Julien per questa tipologia usa un uvaggio di Poulsard, Savagnin e Chardonnay. Vino tipico dello Jura, chiamato così perchè i grappoli dopo la raccolta vengono lasciati sui graticci (di paglia[=paille] appunto) ad appassire. Ne nasce così un vino dolce e decisamente complesso, che al naso ricorda le albicocche candite, il miele di castagno, con ai margini odori di legumi. In bocca è armonico, intenso e profondo, con un leggero retrogusto  ammandorlato-amarognolo che ne bilancia la dolcezza.

Il potere del Sol

07/12/2011

Racconto questo episodio simpatico e indicativo sulla qualità del Sol passito di Ezio Cerruti.

L’altra ero a cena con amici, per una grigliata (ebbene si, mica si devono fare solo in estate). Sulla tavola, tra gli altri, spiccavano la Barbera e il Nebbiolo del “Citrico”.
Dopo antipasti a base di pizze e panzerotti, teglie di lasagne e la carne grigliata, eccoci arrivati al momento del dolce (si un piccolo spazio in pancia lo avevamo tenuto 😉 ).

Dalla cucina sbucano un paio di spettacolari torte di ricotta e cioccolato, che prontamente vengono scortate da due bottiglie di Sol 2007 (che finiranno ça va sans dire…). Uno dei commensali, che notoriamente non beve vino (nè birra, nè qualunque cosa contenente alcol) decide di assaggiarne un goccio, che discreta meraviglia di tutti.

Alla fine della cena si era bevuto quasi una bottiglia da solo!
Ora nel dizionario di lingua italiana bisognerà modificare la voce Astemio: “Colui che non beve vino, a meno che non sia un Sol di Cerruti…”  😉

Appassimenti aperti a Serrapetrona

04/11/2011

Nelle domeniche del 13 e 20 novembre torna la manifestazione “Appassimenti Aperti” dedicata alla valorizzazione della Vernaccia di Serrapetrona Docg e del Serrapetrona Doc.
Un evento giunto già alla 6a edizione, nato per raccontare la storia affascinante di uno dei vini, simbolo delle Marche e del suo profondo legame con il territorio.

La Vernaccia di Serrapetrona, dal vitigno autoctono Vernaccia Nera, viene prodotto in una ristretta area di 45 ettari. Questo vino è l’unico spumante rosso che subisce tre fermentazioni, conquistando una complessità senza uguali e una sorprendente aromaticità.

Nella piazza di questa bella cittadina si potranno fare degustazioni presso gli stand, ma la cosa più interessante è che grazie ad un servizio navetta gratuito si potranno visitare le sale di appassimento direttamente presso i produttori. Lo spettacolo è davvero emozionante, pareti di grappoli appesi e profumi inebrianti che invadono la stanza.

Come ho descritto qui, sono già stato a Serrapetrona in visita all’Azienda Quacquarini qualche tempo, purtroppo però non in questo periodo particolare e affascinante.

Buca delle Canne 2008: La Stoppa

26/10/2011

Lo so sono curioso di natura. E’ un mio difetto.
Per questo non sono riuscito a resistere alla tentazione di stappare questa bottiglia con solo una settimana di cantina (la mia) alle spalle, dopo la visita a La Stoppa. La vendemmia acino per acino delle uve Semillon, l’attacco della Botrytis cinerea, mi avevano troppo intrigato per impedire una degustazione così a breve termine.

Colore intenso, oro vecchio non proprio ambrato. Al naso porta profumi di frutta candita, agrumi, frutta secca. Intenso e pungente. L’ingresso in bocca è roboante e tagliente, dolce (bè ovvio..) e delicato, poi raggiunta la totalità del palato rilascia una profonda e pulita acidità. Ritroviamo proprio quella frutta candita (arancia su tutte) percepita in precedenza, con una leggera nota ammandorlata nel finale.

Bevuta accanto ad una torta di nocciole (quelle acquistate nelle Langhe) fatta in casa: luxure!

Langhe tour: Ezio Cerruti e il “Sol”

14/10/2011

La nostra 2giorni nelle Langhe termina con un dulcis in fundo (in tutti i sensi): visita ad Ezio Cerruti ed il suo passito “Sol”.

Dopo un lauto pranzo alla “Trattoria del Campo” in quel di Mango, proseguiamo il nostro viaggio per  Castiglione Tinella, dove ad attenderci c’è Ezio.
L’arrivo è quantomeno rocambolesco. Il fido navigatore ci segnala di utilizzare l’ingresso sul retro proprio dove era appena stato seminato il prato!
E così siamo riusciti a farci riconoscere da subito, con un solco degno del peggior Attila!

Dopo le scuse d’obbligo, ci accomodiamo in veranda con Ezio e la sua famiglia.
Il pomeriggio trascorre in modo estremamente piacevole, tra le chiacchiere e i sorsi di Sol, mentro Tino, la sua gatta scorrazza in giardino.
Il Sol è l’unico (per ora…) vino prodotto da Ezio. Deriva da uve moscato in purezza, lasciate appassire sulla pianta (ebbene si, sulla pianta!) dopo il taglio del tralcio: “Questo tipo di appassimento è possibile grazie al microclima di questa zona, spesso molto ventilato” ci dice Ezio.
Lui ha 6,5 ettari vitati a Moscato, ma solo quelle vigne meglio esposte producono il Sol, le altre uve le vende. Il Sol in annate negative (es. 2002) non viene prodotto. La concentrazione di solfiti è di 50 mg/l (contro i 400 di un Sauternes…), e la lavorazione è svolta in modo totalmente natuarle, sia in vigna che in cantina

Ezio apre in sequenza il 2007 e il 2006, (delicato e rotondo il primo, intenso e corposo il secondo). La cosa più immediata che dimostra questo vino (senza perdersi in sproliloqui sommelleriani su profumi, persistenze etc…) è quella che, a differenza di molti altri passiti, non stanca, n0n è mai stucchevole.
Le due bottiglie si sono svuotate come fossero acqua fresca in un pomeriggio di caldo afoso.

ci fa visitare la sua cantina, appena messa a nuovo, e ci omaggia di un paio di pacchi di tajarin di Mauro Musso (che ci ripromettiamo di andare a trovare nel prossimo giro in Langa).

Prima di congedarci però mi viene una domanda:
– “Come mai il nome Sol?”. 
“Non ha un motivo specifico. Ognuno lo può leggere come meglio crede. Può essere il sole, può derivare dalla musica di cui sono un grande appassionato (Frank Zappa su tutti… ndr). Avevo fatto un sondaggio tra amici per trovargli un nome ed è uscito veramente di tutto!” ride Ezio.
– “A me era venuta l’idea che siccome era l’unico vino che produci…”
– “Anche. In realtà un piccolo aneddoto c’è. Un giorno mi trovavo a sfogliare i miei 1700 vinili, e mi saltò all’occhio ‘…in Sol minore’. Quell’episodio fu la miccia. Ma in realtà Sol può volere dire tante cose”.

Sicuramente meno delle emozioni che regala.

Alberto Quacquarini: la Vernaccia a Serrapetrona

15/03/2011

Era un mercoledì di maggio, quando, complice un impegno lavorativo, Visitai l’Azienda Agricola Quacquarini (www.quacquarini.it/)  in quel di Serrapetrona, sulle colline marchigiane.
L’azienda, a detta  di molti del settore, produce una delle migliori (forse LA migliore) Vernaccia di Serrapetrona.

Mi presento alla cantina in tarda mattinata, previo avviso, dopo aver sbagliato strada un paio di volte (forse il mio navigatore, anzi quello che avevo in prestito, sentiva il peso della levataccia di quella mattina).
E’ il signor Mauro Quacquarini, uno dei titolari dell’azienda di famiglia, che con la sua disponibilità e cortesia, mi accoglie e fa da cicerone alla mia visita.
Posto davvero incantevole la zona dove sorge la sua azienda, completa di vista panoramica sulle colline circostanti piene di vigneti.
Vigne tra cui, ovviamente, spicca la vernaccia nera, tipica di queste zone, che, dal 2003, dà vita alla piccola DOCG Vernaccia di Serrapetrona.

La zona di produzione della DOCG comprende tutto il territorio del comune di Serrapetrona e in parte quello dei comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche (provincia di Macerata). Il vino deve derivare per almeno l’85% dal vitigno vernaccia di Serrapetrona, clone della vernaccia nera (il nome vernaccia deriva dal latino “vernaculum”, che significa nativo, locale), e almeno il 40% delle uve deve essere soggetta ad appassimento.

La Vernaccia di Serrapetrona è l’unico vino che fa 3 fermentazioni:
1) vino base;
2) uve appassite;
3) spumantizzazione.
La spumantizzazione in genere viene fatta col metodo Charmat (che esalta gli aromi primari dell’uva).
Infine Il disciplinare ammette due versioni: secco e dolce.

Il signor Mauro mi racconta con enfasi la storia della sua azienda, e le sue parole sprigionano passione per quelle terre e quel prodotto. Mi mostra i locali di appassimento delle uva, “..peccato” mi dice “non essere in novembre, queste stanze sarebbero piene di grappoli appesi ad appassire,  e di intensi profumi …”. E quindi non mi resta, con un po’ di rammarico, di viaggiare con la mente, aiutato anche da alcune foto e da un video, immaginandomi che spettacolo potevo avere di fronte.

 Dopo quasi un paio d’ore, di piacevolissime chiacchiere,  i miei impegni mi obbligano a congedarmi, ma non prima non può mancare la tappa degustazione dove assaggio la versione secca della vernaccia (dovevo guidare e non potevo esagerare 😉 ).
Vino morbido, pieno e vellutato, di corpo. Con una punta di freschezza in più sarebbe stato perfetto, ma come mi spiegava anche il signor Mauro questa è una caratteristica propria dell’uva (la poca acidità), a cui stanno cercando di porre rimedio con migliori tecniche di vinificazione.

Siccome non ho potuto esagerare con le degustazioni, quelli che non ho bevuto lì me lo sono portati a casa (e a causa di avere amici quasi tutti pseudoastemi riposano ancora in cantina, in attesa… sic 😦 ).