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Le Fole 2009 – Cantina Giardino

09/01/2013

Quando si parla di Cantina Giardino non si può prescindere dal progetto enoculturale di Antonio Di Gruttola.

Cantina Giardino

Questo progetto, come dice lo stesso Antonio, si basa sulla creazione di grandi vini di terroir lavorando in zone vocate e il suo punto fondamentale è la vinificazione di uve prodotte da vigne vecchie dai 40 ai 100 anni (!!). Questo perchè secondo lui solo vigne così sagge possono dare la massima espressione di territorio, visto che piante di queste età riescono ad arrivare con le loro radici fino alla Roccia Madre e la linfa che nutrirà i grappoli deriverà da ogni strato del suolo.
Per anni, lavorando come enologo, ha visto estirpare vigne che si trovavano nel massimo splendore e vigore solo perché le rese non erano soddisfacenti, e ha visto “correggere” in cantina qualsiasi difetto che forse tale non era.
Dopo queste esperienze, assieme ad un gruppo di amici e alla moglie Daniela, ha fondato nel 2003 Cantina Giardino.
Fino al 2009 Cantina Giardino ha utilizzato solo uve acquistate da proprietari di vecchie vigne lavorate tradizionalmente, senza prodotti chimici, pagandole ben più del prezzo di mercato, favorendo così la sopravvivenza di vigneti e vignaioli.
Anche la vinificazione avviene con metodi minimamente invasivi, con la sola aggiunta di solforosa durante l’imbottigliamento (e non sempre in tutti i vini)

Le fole - Cantina Giardino

Questa bottiglia del loro prodotto base l’ho trovata qui nella provincia modenese, dal solito Avion Blu.
Le Fole 2009 è un aglianico rustico e dinamico, color del sangue, intenso e impenetrabile.
Si apre pian piano, silente, liberando profumi pungenti di sottobosco e humus, contornati da sbuffi di ghiaia e da una tipica mineralità iodata, marina. L’evoluzione porta poi ciliegie mature e lievi note di salamoia. Sotto certi aspetti (olfattivi più che altro) mi ha ricordato un pò il Lamie di Guttarolo, anche se meno intenso e complesso, e di approccio più immediato.
In bocca troviamo netta la sapidità correre a braccetto con una bella acidità tesa, a formare quel connubio che regala disinvoltura ad un bicchiere schietto e bucolico dove un tannino sobrio e appena appena polveroso, suffragato da una media alcolicità, asciuga con delicatezza la lingua.
Finale non lunghissimo, preceduto dall’uscita di una sostanza tattile ben percepibile al palato.

Bevuta piacevole.

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Lamie delle Vigne 2008 – Guttarolo

13/12/2012

Un tempo la Puglia del vino veniva associata principalmente a prodotti da taglio, intensi e colorati, atti a miscelare quelli nordici più scarichi e flebili. Ancor oggi fatica a scrollarsi di dosso questa nomea, ma fortunatamente ci sono vignaioli che hanno sostituito la qualità alla quantità nei loro obiettivi. Uno di questi è sicuramente Cristiano Guttarolo, viticoltore in Gioia del Colle.

Guttarolo punta su una viticoltura sana e naturale, senza l’utilizzo di prodotti di sintesi, già certificata biologica e in conversione biodinamica dal 2011. Sono 6 gli ettari vitati che si trasformano in circa 12.000 bottiglie l’anno. Anche in cantina rimane coerente con le sue idee, e l’impatto umano durante la vinificazione è molto limitato. Fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, niente chiarifiche nè filtrazioni, ed un uso limitatissimo, o addirittura nullo, di solfiti. 

lamie delle vigne - guttarolo

Questa metodologia naturale di lavoro risulta evidente quando andiamo a stappare una sua bottiglia.
Vini di non facile approccio, forse non per tutti, perchè decisamente diversi da quelli a cui la maggior parte di noi è abituata a bere. Necessitano di essere aspettati, guardati introspettivamente per essere compresi.

Ho trovato questa bottiglia di Lamie delle Vigna 2008, per me nuova, proprio qui a Modena, dall’amico Andrea di Avion Blu, e da lui caldamente consigliatami.
Questo Primitivo ha un colore sanguigno, impenetrabile. Ma è al naso che mostra subito la sua diversità. Profumi inconsueti ma intensi, di olive, di capperi, di salmastro marino, sembra di affondare le narici in una salamoia o in una manciata di mare. Poi si evolve pian piano ed escono sprazzi di ginepro…e ancora più sotto alici sotto sale….e dopo un pò ancora una lieve nota dolcissima di frutta.
Scordatevi quel cliché di odori che siete abituati a sentire in un bicchiere di vino.

primitivo - guttarolo

In bocca rivela ancor di più la sua provenienza da regione di mare. Rispecchia lo stereotipo del fiero carattere del Sud, serio, inflessibile. Avete presente il volto di un pescatore, rugoso e arso dal sole, con lo sguardo serafico e scafato che mira l’orizzonte? Ecco questo vino è così, non si piega a facili ruffianismi, ha una personalità decisa e sincera che, come dicevo prima, forse non attrae tutti i palati.
L’intensità gustativa è notevole, quella sapidità salina percepita al naso è evidente anche in bocca, bilanciata però da una acidità importante, che in sinergia rendono il sorso disinvolto e scorrevole, di grande godibilità. Austero e succoso, sulla lingua si può “tastare” la sostanza, la polpa del frutto, e percepire una trama tannica fitta ma poco litigiosa. 
Lineare, niente squilibri fastidiosi, niente sensazioni brucianti in gola, tutte la parti hanno trovato il loro incastro perfetto all’interno del tutto. Ed è davvero lungo, ti rimane il suo ricordo in bocca per parecchi secondi.

Per me è stato un bel bere, ma è un vino da guardare negli occhi, e non per una sveltina.

Ruchè 2011 – Pierfrancesco Gatto (feat. Avion Blu)

28/10/2012

Ogni modenese appassionato di vino e di buona cucina, conosce sicuramente, almeno di nome, Andrea Manfredini. Un tempo ristoratore di Avion Blu (nel cuore di Modena, dal 2006 al 2008 è stato un vero punto di riferimento per l’enogastronomia di qualità), ora forzatamente trasferitosi on-line per cercare di “trasportare”  sulle nostre tavole quello che una volta faceva nel suo ristorante.
Amici che lo conoscono personalmente mi hanno sempre parlato di lui come persona caparbia, originale e grande conoscitore di vini. Anche per questo ho colto l’opportunità che mi ha dato, di scrivere qualche recensione sui vini da lui distribuiti sul suo sito, con l’idea che per me poteva essere un’esperienza di enocrescita interessante.

Premessa doverosa: Andrea mi ha ribadito più e più volte di scrivere ciò che volevo, nel bene o nel male.
Carta bianca, piena autonomia.
Se il vino mi faceva schifo dovevo scriverlo senza problemi. 
Solo sincerità. 
Anche perchè, in caso contrario, non avrei potuto (nè voluto) accettare.
Non è solo pubblicità, ma soprattutto cercare di far arrivare il vino a un pubblico vasto e non solo di appassionati. Questo il suo leit-motiv.
E così mi ha dato un paio di bottiglie di Ruchè di Castagnole Monferrato 2011 di Pierfrancesco Gatto.

Il bicchiere si riempie di un bel rosso rubino, con qualche sfumatura purpurea.
Trionfo di dolcezza fruttata al naso, dai lamponi, ai mirtilli, alle ciliegie mature, contornata da sentori di cannella. Pian piano arrivano poi altre comparse, pungenze di sottobosco, di pepe nero, e decisa emerge da sotto questo manto fruttato un’amarena sotto spirito che evidenzia la potenza e il calore del vino. Profumi tentatori, ogni olfazione stimolava un’immediata salivazione delle papille, che reclamavano avidamente il sorso.
Morbido e succoso, invade vellutato e carezzevole, tutto il palato, per poi liberare il suo vigore caloroso. L’alcol spinge un po’ arrogante, punzecchia il   fondo del palato, vuole emergere con forza e a tratti ci riesce, pur senza quella spiacevole sensazione bruciante.
Dopo alcuni minuti è ancora autorevole ma meglio amalgamato con le altre componenti del liquido, con un tannino ben presente ma levigato, mai graffiante, supportato una buona acidità fruttata e da una sapidità a tratti esplosiva, che gli conferiscono una beva comunque piacevole. Si accomiata con una scia amarognola.
Credo sia un Ruchè dalle ottime potenzialità, e un riposo di qualche tempo in cantina potrebbe regalare una fusione più equilibrata delle parti.

(questa degustazione potete trovarla anche sul sito di Avion Blu)