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Trattoria Campanini

04/03/2014

CAM01LC

E’ stata la tappa finale di una gita tra i castelli piacentini.
Se passate dalle parti di Busseto fermatevi a godere dei suoi piatti, non ne rimarrete assolutamente delusi.
Potrete iniziare con la classica torta fritta accompagnata da mirabolanti salumi locali (culatello, strolghino, crudo 36mesi…), proseguire con succulenti paste ripiene rigorosamente fatte in case (nel nostro caso tortelli di patate con funghi porcini, agnolotti con ricotta di capra e crema di porri,  caramelle di taleggio con Culatello di Zibello) e chiudere in dolcezza con una crema di latte in salsa di fragole o una crema di zabaione cotto.

2014-03-02 22.06.30

Anche la carta dei vini è meritevole, ampia e interessante.
Noi destreggiandoci tra vini più o meno mainstream abbiamo trovato questa chicca monferrina, a me già nota grazie ai suggerimenti del buon Luigi Fracchia.
Sorso scorrevole, dissetante, tra note balsamiche e leggere speziature pepose. Non voglio però perdermi in dedaliche descrizioni di sentori e profumi, che sono sì una bellissima cornice, ma il pregio principale di questa barbera è la sua beva agile, disinvolta, “pericolosa”. La bottiglia si svuota in un amen riscuotendo un unanime grande successo tra i commensali, enoappassionati e non.

Barbera d’Asti 2009 – Giuseppe Ratti

09/08/2013

barbera Giuseppe Ratti

Sapevo a cosa andavo incontro stappando questa bottiglia, avendo già assaggiato la sua barbera a #barbera3 e a Terroirvino. E proprio per questo ne bramavo il momento.
L’annata 2009 ha un residuo carbonico deciso e persistente, che a tratti anestetizza la lingua. Forse un pizzico maleducato. Anche qui come nell’annata successiva è chiara la nota salmastra al naso, come di olive, di salamoia, che si mescola ad una brezza balsamica e a note di macchia boschiva.
Come un grande atleta è agile e scattante. La sapidità salina ritorna anche all’ingresso in bocca, per poi lasciar spazio a una piacevolissima dolcezza fruttata. Alcolicità perfettamente bilanciata nel liquido. Il sorso è parecchio scorrevole, de soif come direbbero i cugini d’oltralpe.
Il giorno successivo la carbonica è praticamente sparita e la beva diventa compulsiva. Decisamente!

P.S. Sarò sempre grato a Niccolò Desenzani che mi ha omaggiato di cotanto tesoro.

Eroi della barbera a TerroirVino

21/06/2013

Non credo sia stato facile cercare, trovare e scegliere esempi di barbera che andassero ben oltre la bottiglia di vino.
Scelte che hanno portato inevitabilmente a mettersi in gioco, a correre dei rischi, perché fatte “in direzione ostinata e contraria”, senza prendere scorciatoie. Così come queste barbera, prodotte senza scorciatoie, inseguendo la maggiore naturalità possibile.
Terra-lavoro-persone-passione era questo il sottile filo conduttore che univa tutti i vini presenti alla #ddb “Eroi della barbera” proposta a TerroirVino da chi la barbera la porta nel cuore, da sempre.

terroirvino eroi della barbera 1

Nei calici sono stati versati nell’ordine:
Barbera d’Alba 2011 – Canonica: a Barolo, dove domina incontrastato il nebbiolo, questi terreni marini sono una culla particolarmente vocata per la barbera, e nasce così un vino decisamente sapido, salino (peculiarità che avevo riscontrato anche nell’annata precedente), forse con un pizzico di acidità in meno rispetto a quella che si è abituati a trovare nella tipologia. Seppure ancora giovane ha angolature morbide e una bella polposità.

Barbera d’Asti “Da Sul” 2011 – Laiolo: Da Sul significa da solo, perché Paolo ha prodotto questo vino in solitaria, senza ricorrere all’aiuto di alcun enologo. Spezie (pepe su tutte) e note balsamiche al naso. Sottile, con una buona acidità che la rende tesa e vibrante.

Barbera d’Asti 2010 – Giuseppe Ratti: barbera (in realtà non è barbera in purezza, dal 2007 unisce un po’ di grignolino, come usava un tempo in zona, per questioni di quantità) prodotta per autoconsumo personale, ovvero Giuseppe e la sua famiglia se la bevono a pasto. Beati loro! Confermate le ottime impressioni avute a #barbera3Salmastro, con note di olive e salamoia, “dolcezza” e freschezza balsamica in bocca. Bevibilità estrema.
Per la cronaca, Ratti lavorava in biologico molto prima che ne la moda svuotasse questa parola.

Vino rosso (barbera) 2010 “La Tranquilla” – Carussin: vigne che sprofondano le proprie radici su paleosuoli regalando un vino leggiadro e gustoso, con un’acidità pungente e una tannicità appena amarognola sul finale. Se non ricordo male è vinificata in vetroresina.

Barbera d’Asti “Vis” 2010 – Crealto: barbera affinata in giara. Affinamento post fermentativo per avere peculiarità vicine ad un vino affinato in barrique. Da studi fatti si è scoperto che l’ossigenazione data dalla giara al vino è uguale a quella data dal tonneaux.
Pungente al naso, rotonda e levigata, con alcolicità vivida e smaniosa, picchiettante sul palato senza però rivelarsi aggressiva.

Barbera d’Asti 2009 – Bera: qui a Canelli dove il territorio chiama a gran voce il moscato, Bera riesce a produrre una barbera (in cemento) davvero beverina, con una acidità rinfrescante e affusolata. Al naso è subito un po’ chiusa con un pizzico di volatile che sparisce con pochi secondi di arieggiamento.

Otòbbor 2011 – Crocizia: da buon emiliano questa presenza mi rende particolarmente orgoglioso, anche perché è un vino che ormai fa parte della mia quotidianità. La barbera di Marco Rizzardi non ha affatto sfigurato davanti alle più note cugine piemontesi, anzi. Grande freschezza per queste bollicine accattivanti, polputa e profonda con un piccola punta amarognola. Piena, pulita, sgrassante, invita continuamente al sorso.

Barla 2007 – Corino: per chi non conoscesse Lorenzo Corino invito a leggere questo post, per chi non conosce la sua barbera….ah, lui tapino! E’ stata una delle grandi sorprese della giornata. Atipica, intensa, con un lieve filo di carbonica che solletica il palato e una dolcezza fruttosa che mi riporta alla mente certi Barbacarlo. Succosa, tattile, materica. Tanta roba davvero.

Novecento 2004 – Podere il Santo: ecco la seconda barbera (con un 10% di croatina) “extrapiemonte”. Che sia la più anziana del gruppo lo si vede dal colore, granato, e dai profumi che emana. Frutta sotto spirito, note eteree, smalto. In bocca è però ben viva, a tratti ancora un po’ ruvida, e con buona sostanza.

terroirvino eroi della barbera 2

Coinvolgente.
Le spiegazioni dettagliate e approfondite sulle persone, i territori, il lavoro da cui questi vini hanno avuto origine sono state fondamentali per appassionare il pubblico e farlo entrare a stretto contatto con il liquido che avevano di fronte.
Perché sono convinto che se conosci quello che c’è dietro la bottiglia riesci ad apprezzare di più quello che c’è dentro.
Illuminante.
Rischiando con la scelta di vini ben lontani dal gust0 omologato, banale, apatico, alcuni forse di approccio non immediat0, ha permesso a questa degustazione di rivelare assaggi davvero sorprendenti. Tutto ciò indica la voglia di crescere,  di evolversi, di ricercare, senza fermarsi al modello effimero di etichette e nomi blasonati.
Per tutto questo penso che in fondo Luigi, Vittorio e Niccolò siano un po’ anche loro eroi della barbera.

Barbera, un percorso evolutivo (personale)

20/06/2013

arcobaleno

Memore di letture pre-adolescenziali, la barbera mi ha sempre evocato Trinchetto il burbero padre di Braccio di Ferro che se ne tracannava bottiglie come se non ci fosse un domani. E con lui gli associavo l’idea di un vino da bettola, il classico vinaccio da dar da bere (in tutti i sensi) agli sfortunati avventori. Seguono poi una serie di assaggi sgangherati che rafforzano questo mio pregiudizio.
Invece venne il giorno che provai il Mounbè di Cascina degli Ulivi (ok non è barbera in purezza) e fui costretto a resettare tutte quelle pseudocertezze che mi ero costruito attorno a questa uva.
Successivamente la 2009 di Beppe Rinaldi corrobora il pensiero che in realtà le idee sbagliate che mi ero fatto fino ad allora sulla barbera erano dovute da conoscenza scarsa e assaggi sbagliati.
Poi arriva #barbera3 che mi apre un mondo, quello della barbera appunto, a me ancora semisconosciuto. 
Quando ho saputo che alle #ddb di TerroirVino Luigi, Vittorio e Niccolò avrebbero riproposto una nuova degustazione di barbera mi sono balenati per l’anticamera del cervello un paio di pensieri-dubbi (in verità ancor prima di conoscerne il programma definitivo):
1) il timore che fosse una degustazione-clone di #barbera3 (subito credevo venissero riproposte le medesime bottiglie).
2) mi sono detto: “il livello toccato a #barbera3 difficilmente sarà raggiungibile con altre bottiglie”.
In ogni caso ci tenevo a partecipare.
Come sarà andata?
Lo scoprirete domani su queste pagine, stay tuned! 😉

Otòbbor 2011- Crocizia

25/02/2013

Davvero una bella scoperta (ormai remota) i vini di Marco Rizzardi. Frizzanti, beverini, rappresentano fedelmente la tipicità del territorio emiliano.

Al primo assaggio mi verrebbe da dire  che questa barbera “lambruscheggia”.
Sarà per il colore purpureo e il profumo vinoso.
Sarà per la bollicina lieve che corrobora la piacevolezza della beva.
O forse sarà per quell’idea archetipica emiliana per cui tutti i frizzanti rossi sono riconducibili al lambrusco.

barbera crocizia

In realtà in questo calice troviamo la tipica aspra freschezza del vitigno, ancora rustica, immersa in profumi di mirtillo e marasca.
Vino schietto, vero, sincero, di spensierata e briosa gioventù che porta sulla tavola la tipicità vinicola dell’Emilia.
Dopo aver bevuto per anni le più svariate tipologie di rossi frizzanti, il più delle volte di qualità latitante, la cosa che più sorprende di questa bottiglia è la grande digeribilità. Quante volte dopo un paio di bicchieri mi sono sentito appesantito e rigonfio. Sensazioni inesistenti in questo calice, e non è una banalità credetemi.

Sempre interessante il parere della beata ignoranza enoica che aleggia tra i commensali, quella di chi beve un bicchiere così ogni tanto, con poco interesse. Davanti a questa barbera l’idea è che sia un vino duro ma non poi così tanto, ben diverso da quelli che si è soliti acquistare a caso. Si beve più volentieri (cit.).
Prova superata. Ampiamente.

Oltre #barbera3

20/02/2013

Contesto Alimentare – Torino  17.02.2013

#barbera3

#barbera3 è stato prima di tutto Passione. Pura, senza scopi commerciali. Passione che ha spinto Luigi, Vittorio e Niccolò alla ricerca per capire e conoscere meglio quel vitigno e quel vino che tanto amano e che ha lasciato impronte indelebili nei loro animi. Passione che hanno voluto, per nostra fortuna, condividere con noi appassionati.

luigi vittorio niccolo

#barbera3 è stato studio, ricerca, comunicazione, divulgazione. Enocultura insomma. Grazie ai 3 promotori che hanno permesso, a chi come me non è un grande conoscitore di questo vitigno, di imparare, scoprire, capire.

#barbera3 è stato entusiasmo e condivisione. Di tanti appassionati accorsi a Torino accettando senza indugiare l’invito del formidabile trio a partecipare a questo evento.

#barbera3 è stato buon vino. Conoscendo la fama enoica degli organizzatori era cosa scontata. Certi assaggi sono ancora ben impressi nelle mie papille.

#barbera3 è stato gioia, relazione, arricchimento. Il piacere di rivedere amici, di conoscere persone nuove, appassionate, vere, che tanto possono insegnare, da cui tanto si può attingere.

stefano bellotti

#barbera3 è stato Stefano Bellotti. Grande produttore di vino, ma soprattuto grande uomo bucolico. Fiero, deciso, tranquillo, le sue parole rimbobavano come dogmi, i suoi consigli come certezze. Innamorato della Natura, e come ogni innamorato le è fedele e rispettoso. Lassù a Cascina degli Ulivi prima o poi (ma meglio prima) bisogna pensare seriamente di andarci.

#barbera3 è stato calore, accoglienza, convivialità. Grazie anche alla location quanto mai appropriata del Contesto Alimentare.

#barbera3 è stato rammarico. Di non aver potuto partecipare alla cena della vigilia che mi dicono sia stata meravigliosa. E non poteva essere diversamente.

#barbera3 è uno di quegli eventi che mi fanno amare sempre più il mondo del vino e le persone che ne fanno parte.

Vinix Live! #16: Gaetano Solenghi

17/01/2013

In verità non erano tante le volte che avevo sentito parlare dei vini di Gaetano Solenghi. E ci tenevo anche per questo che partecipasse al Vinix Live!  proprio per fare conoscere il suo modo di lavorare e i suoi prodotti. Perchè secondo meritano.

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Gaetano ha 2,5 ha vitati esposti a sud sulle pendici collinari in quel di Borgonovo Val Tidone. 
Le vigne, alcune di parecchi lustri, non godono di nessun tipo di irrigazione. Produce circa 15000 bottiglie all’anno.
I tini in inverno vengono messi all’esterno per provocare naturalmente la precipitazione tartarica. In cantina la fermentazione è condotta esclusivamente dai lieviti indigeni.
I vini rossi vengono lasciati macerare a contatto con le bucce per tempi abbastanza lunghi, e dopo l’affinamento in tonneaux vengono imbottigliati senza filtrazione nè chiarifica. Anche i vini bianchi (fa ortrugo fermo e frizzante) dopo pressatura soffice e travasi vengono imbottigliati senza filtrazione.

vigneto solenghi

Tutti i frizzanti vengono prodotti utilizzando il metodo tradizionale, che anche qui nel piacentino e quello della rifermentazione naturale in bottiglia, che consiste nell’imbottigliare ad inizio primavera il vino contenente ancora un residuo zuccherino che e grazie ai lieviti, con l’innalzarsi della temperatura, sarà rifermentato consentendo la presa di spuma.
Oltre ai frizzanti Gaetano produce anche vini fermi: un Gutturnio Riserva e una Barbera figli di lunghi affinamenti prima in botte e poi in bottiglia. Questo perchè vuole dimostrare che in queste zone da sempre conosciute per prodotti di pronta beva, è possibile anche fare vini di qualità con un buon potenziale d’invecchiamento. Se si va in visita in cantina Gaetano è solito far assaggiare anche vini con diversi anni sulle spalle, proprio per farne capire l’evoluzione nel tempo.
Il risultato è che io me ne sono tornato a casa con una Barbera ’98 e Gutturnio ’97 e ’98.

Gaetano sarà al Vinix Live! con i seguenti prodotti:

Gutturnio Frizzante : come già anticipato prima deriva dalla rifermentazione naturale in bottiglia

gutturnio-frizzante solenghi

Gutturnio Riserva 2008 : un Gutturnio un pò atipico, figlio di diversi anni di affinamento, corposo e lungimirante

Barbera “L’attesa” 2009 : nasce quando nel 1993 con davvero poca barbera prodotta ma molto concentrata decise di farla maturare vino in una botte di legno nuova di 3,5 hl. La materia prima era talmente ricca e tannica che il vino rimase nel tino per un lunghissimo tempo. Questa lunga attesa diede origine al nome

barbera-attesa solenghi

Malvasia Passito “Danza del sole” 2009 : da uve Malvasia di Candia appassite al sole per circa tre settimane e poi pigiate in un torchio verticale, in modo talmente soffice da ottenere appena una resa del 30%

passito solenghi

Azienda Agricola Gaetano Solenghi
Loc. Battibò di Corano, 160 29010 Borgonovo Val Tidone (PC)
Tel. 0523 860352 – Cell. 349 2538574
www.solenghigaetano.com

info@solenghigaetano.com