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Geuze Boon

28/09/2012

Lambic, un nome che ho sentito spesso nominare, ho studiato al corso AIS, ma che mai prima d’ora ero riuscito ad assaggiare. Pignoleggiando potremmo dire che in realtà neppure ora l’ho assaggiata, visto che questa è una Geuze, ovvero un blend di diverse annate di lambic.

Lambic, per chi non lo sapesse, è uno stile di birra a fermentazione spontanea prodotta solo in una determinata regione del Belgio. Mentre Geuze è un tipo di Lambic derivante dal blend di Lambic di diverse annate, che viene poi imbottigliata e rifermentata.

Mi accingo per la prima volta all’assaggio di codesta tipologia.
Un bel colore oro torbido capeggiato da una morbida spuma tonica riempie il bicchiere.
Il mio palato è particolarmente sensibile all’acidità, che qui è decisamente spiccata, ma non aggressiva.
Anzi, la sento dissetante, accompagnata da note resinose e di spezie pungenti.
In bocca mi pare un perfetto mix di miele di castagno e succo di limone. 
A brevissimi tratti mi ricorda un abbozzo di Retsina, ma con un attacco molto meno arricciante.

Nuda ambrata – Piccolo Birrificio Apricale

24/09/2012

Capita spesso di farsi una birra tra amici al “Luppolo e l’uva”, nella periferia di Modena. Locale accogliente con una buona selezione di birre, anche artigianali, spesso soggetta a variazioni in base alle scelte del proprietario.

Sarà stata la calura estiva che mi predispne a questa bevanda, ma ultimamente mi incuriosiscono molto anche le birre (oltre al vino), e mi piace, quando capito in pub e locali, provare prodotti artigianali.
L’ultima volta ho scelto questa ambrata, birra artigianale prodotta dal Piccolo Birrificio Apricale.

Distinti profumi di caramello sono veicolati da una spuma un pò evanescente.
Un corpo leggero, a tratti un pò esile è sorretto da due fieri e solidi pilastri di acidità e di gusto amarognolo che riescono a dare un discreta piacevolezza alla beva, anche se la persistenza gustativa non è lunghissima.

Prezzo in birreria: € 5,00 bott. da 0,33 l

Birrificio artigianale B63 – Aosta

04/09/2012

Nella due giorni valdostana ci siamo concessi una pausa/lunch alla Birreria B63, nel centro di Aosta, dove producono birre artigianali.
Un doveroso ringraziamento per questa tappa va alla proprietaria del B&B dove eravamo ospiti che ce l’ha consigliata.

Per accompagnare la mia “Blues” ho scelto un tagliere valdostano, traboccante di prodotti locali come  jamon de Bosses, lardo d’Arnad, fontina, motzetta e altro.

La “Blues” è una birra ambrata, a bassa fermentazione, solida, di buon corpo.
Ben percepibili i sapori di malto e luppolo che gli conferiscono quella scia  decisamente amarognola nel finale.

Ho poi assaggiato anche la “Country“, birra chiara, opalescente ad alta fermentazione. Gusto più delicato e fruttato, caratterizzata da una sottile sensazione agrumata. Meno corposa della precedente, il sorso termina con una parvenza acidula piacevole.

Birra artigianale “BiancaNeive” – Citabiunda

14/05/2012

Con questo post esco un pò dal seminato, ma non tanto. Abbandono per un attimo le degustazioni di vino e mi inoltro in un territorio a me poco conosciuto (degustativamente parlando) come quello della birra.
Premessa doverosa: se nell’enodegustazione le mie lacune sono lampanti, figuriamoci nel mondo birrario. Comunque quello che segue lo possiamo definire l’abbozzo di un assaggio che non sarà particolarmente competente, e domande per avere info più dettagliate sono ben accette.

Questa birra mi è stata regalata da un’amica in uno dei suoi vari pellegrinaggi enoici in Langa.
La BiancaNeive si presenta con un giallo oro intenso, torbido, con una schiuma non particolarmente persistente.
Leggera e beverina, di esiguo corpo, è caratterizzata da un frutto fresco, agrumato,  e da note speziate che ricordano i chiodi di garofano e lo zenzero, che si percepiscono lievemente anche al palato. Elemento di spicco è la fresca nota acidula che rilascia in bocca, credo dovuta all’alta fermentazione e alla presenza di frumento nel substrato birrario.

Birra artigianale

02/02/2012

Circa 4 anni anni fa mi fu regalato un Homebrewing, ovvero un kit per farsi la birra in casa.
Niente di sofisticato, però un pensiero davvero gradito, tant’è che da allora bevo solo la “mia” birra!

All’interno contiene 2 tini, 1 per la fermentazione ed 1 per il successivo travaso ed imbottigliamento, un densimetro etc… insomma tutto ciò che occorre per arrivare dal malto al prodotto finale. Si acquistano poi le lattine di malto che si trovano in commercio (ce ne sono per ogni tipo di birra, dalle bionde alle rosse e perfino Stout…), e con un semplice procedimento che non sto a descrivere, in una giornata prepari il mosto in attesa della fermentazione.

Diciamo che la mano umana incide poco, se non nella scelta dell’acqua e nella meticolosa pulizia di oggetti e bottiglie. Non sembra ma l’acqua, in base alla sua durezza espressa in °F (leggendo le etichette sulle bottiglie è un indicazione che si può trovare facilmente) è fondamentale per il tipo di birra che si vuole fare. Per birre chiare tipo Lager sarà preferibile un’acqua morbida, mentre per birre più corpose come le Stout si potrà scegliere un’acqua più dura.

Dapprima ho cominciato con semplici birre chiare, poi grazie ai miei amici che hanno portato regali interessanti, 2 anni fa ho prodotto una rossa, e l’anno scorso una Stout (vedi foto) tipo Guinness (in realtà la Guinness ha più aroma e sapore di caffè, la mia tende più alla liquirizia).

Io non sono un capace degustatore di birre, però devo dire che le mie mi “garbano”. Vabbè ogni scarrafone è bell’ a mamm’ soja direte voi, in realtà sono molto apprezzate anche da terzi vi rispondo io.
Sono più corpose e saporite delle varie marche multinanzionali che si trovano facilmente nei supermercati, e con una schiuma prorompente (il primo anno anche troppo 😉 ). Ok non saranno alla pari delle birre artigianali che si trovano sul mercato, ci mancherebbe altro, ma volete mettere la soddisfazione di prodursi la propria birra da consumare tutta l’estate (da una tirata ne vengono fuori sui 22-23 litri).

Ormai il periodo di inizio preparazione è alle porte, si comincia a marzo, perchè poi ci vogliono circa 7-10 giorni di fermentazione (in base alla temperatura) e un paio di mesi di affinamento in bottiglia, prima di essere consumata. A calcoli fatti viene pronta intorno a maggio, quando iniziano i primi caldi e si sorseggia con sommo piacere.

Quest’anno voglio provare ad evolvermi e a maltare l’orzo anzichè comprare la lattina di malto già pronta. Staremo a vedere cosa ci salta fuori, vi farò sapere.
Stay tuned!