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Mas de Daumas Gassac Rouge 1985

28/03/2013

Raramente mi capita di provare vini con vari lustri sulle spalle e mi incuriosisce sempre scoprire l’evoluzione che possono avere in questo lungo periodo di tempo.

mas de daumas gassac rouge

Questo Mas de Daumas Gassac Rouge è in gran parte Cabernet Sauvignon (80%) con l’aggiunta di varie uve (Malbec, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Pinot e Tannat). Si presenta sanguigno, intenso, impenetrabile, cupo. Non filtrato.
L’avvicendamento di profumi ricorda subito una frutta sotto spirito e castagne cotte e poi si incanala verso un terziario che sa di cioccolato e tabacco scortati da una timida nota boisée. Sul finire della bottiglia, quando i sedimenti si fanno più concentrati, appare un deciso sentore vinoso di cantina con piccole orme goudroneggianti.

Daumas Gassac

In bocca ha un ingresso rotondo e opulento per poi slanciarsi con una tesa acidità che ancora dice la sua in questo liquido dove il tannino è presenza ormai silente che ne corrobora la struttura e la polposità quasi masticabile sul finale. Nessuna amaritudine solo morbidezze vellutate. E’ un vino slow, da bevuta riflessiva, goloso ed appagante.

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Cabernet Sauvignon “Stoppa” 2003 – La Stoppa

15/01/2013

Quando stappi un vino di Elena Pantaleoni lo fai perchè vuoi andare sul sicuro, e difficilmente sbagli. Anche quando tutti i presupposti potrebbero essere avversi. Ricordo per esempio un Cabernet 2002 (tra le annate tristi per antonomasia) bevuto alla Locanda del Falco al Castello di Rivalta che mi lasciò positive impressioni.

cabernet la stoppa

E così anche questo 2003, figlio di una delle estati più calde che si ricordino, lascia il segno. Positivo.
Bottiglia proveniente direttamente da Rivergaro, gustoso bottino della mia visita di qualche anno fa in cantina.
Colore rosso, impenetrabile e denso. 
E’ frutta matura che esce immediata dal calice, assieme a caffè e tabacco contornati da aloni di macchia boschiva e lucciole balsamiche.

Il sole dell’annata , il riposo in bottiglia e forse anche la botte piccola (che non si sente) hanno un po’ ingentilito questo Cabernet, senza però snaturarlo.
Morbido ma di buon nerbo, ricco ma non grasso, e con un’acidità viva e vibrante.
Il tannino si fa sentire, ma le sue angolosità sono levigate.
L’alcol che dall’etichetta intimorisce (15°) è in realtà accorpato in un tutt’uno ben ponderato e non prevarica le altre componenti.
Il calice si svuota, con calma, e dopo qualche minuto senti l’esigenza di tornarlo a riempire. La corposa sostanza ne fa un vino certamente non beverino, ma quant’è goloso, accidenti!

Bricco Appiani 2004 – Flavio Roddolo

11/04/2012

Oltre all’uovo alla colomba un’altra tipicità di Pasqua è la grigliata.
Che viene fatta a prescindere dalle condizioni atmosferiche, e quest’anno non sono state particolarmente rosee.

Comunque le diverse portate sono state accompagnate, tra gli altri, da un vino di Flavio Roddolo, il secondo bevuto in poco tempo, direttamente dal suo Bricco Appiani. Bricco (o Bric) è una parola piemontese che sta ad indicare una collina, e questo vino prende il nome proprio dal luogo in cui è sita la cantina, in quel di Monforte d’Alba.

Ho trovato molta difficoltà nel descrivere questo vino, per le innumerevoli e mutevoli sensazioni che riesce a dare col passare dei minuti. All’apparenza semplice e schietto, ma che in realtà nasconde un potenziale emotivo enorme.
Colore sangue di bue, intenso, impenetrabile.
Rivela delicati profumi di ribes accompagnati da lievi sentori erbacei, e poi chiodi di garofano e terra rossa.
In bocca è succoso, di fresca e pungente acidità, attraversa il palato senza smussi stonati, omogeneo con un tannino ben percpibile che lascia un retrogusto amarognolo. Prpfondo, di ottima bevibilità, per niente piacione e ruffiano, pochi fronzoli, pare un perfetto rappresentante delle fatiche della terra, caloroso e genuino.
Anche in questo vino manca (per fortuna) quella fastidiosa sensazione bruciante che, spesso, cotanti gradi alcolici (14,5°) seminano nella deglutizione.

Rispecchia perfettamente il carattere del suo produttore, in cui il silenzio e la semplicità nascondono un grande carattere e un’immensa personalità.

Gaston Hochar 1998 – Chateau Musar

25/01/2012

L’altra sera avevamo amici a cena, e ho deciso di accompagnare il pasto con questo blend di Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignan, acquistato solo da qualche settimana.
Lo Chateau Musar è prodotto in Libano. Al corso AIS non lo abbiamo nemmeno studiato il Libano come paese vinicolo. Gaston Hochar piantò le sue prime barbatelle nella Bekaa Valley nel lontano 1930, di ritorno da un viaggio a Bordeaux, e da lui prende il nome questo vino.

La cantina non si discute è una sicurezza, per questo resto un pò nel limbo senza prendere una posizione ben definita con questa degustazione. Ad alcuni commensali è piaciuto molto, a me ha lasciato qualche (piccola) perplessità, soprattutto ai primi sorsi. Vino color aranciato, non particolarmente intenso, situazione apparentemente strana vista la tipologia dei vitigni, tutti in grado di contribuire con una buona dose di colore. Sprigiona profumi terrosi, di cuoio accompagnati a note di frutti sotto spirito.
Di buon corpo con una notevole spalla acida, a volte leggermente troppo penetrante e pungente. Vino profondo e diretto, di buona personalità, non particolarmente mobido e a tratti un pò angoloso. Visita tutto il palato, lasciando dopo la deglutizione una sensazione succosa in bocca.

Non mi ha pienamente convinto quell’acidità troppo prevalente sulle altre sensazioni, ma potrebbe essere anche una mia sensazione visto che ha riscosso ampie approvazioni.
Anche se, mi consiglia chi ne sa più di me, da certi tipi di vini, con questi anni, bisogna aspettarsi più eleganza e profondità anziochè corpo e pienezza.

Mi riprometto quindi di riprovarlo non appena mi ricapiterà l’occasione… 😉

La cena si è poi conclusa con salame di cioccolato bianco e Sol di Cerruti, che ha strappato i soliti applausi. 

Rosso Masieri 2010 – La Biancara di Angiolino Maule

18/01/2012

Dopo aver assaggiato tempo fa il Pico, l’altra sera ho provato per la prima volta un rosso di Maule.
Il Rosso Masieri è un uvaggio di Cabernet Sauvignon e Merlot, e mi ricorda un pò il vino genuino du cui parlava Mario Soldati nel suo “Vino al vino”.

Colore rosso rubino con riflessi purpurei, ci mette un pò ad aprirsi. Appena versato nel bicchiere è ancora chiuso, rivela una nota di zolfo, di pietra focaia, ma pian piano lascia uscire i suo fresco bagaglio odoroso, che ricorda viole, ciliegie e frutti di bosco.
In bocca è vivo, di una bevibilità estrema e di buona profondità. Succoso e polposo, al palato mostra tutta la sua vivacità e freschezza, risultando gentile ma deciso e di buon nerbo, rilascia un fin di bocca piacevolmente amarognolo.

Dopo la deglutizione non si sente assolutamente una eventuale pesantezza alcolica, anzi è decisamente forte il richiamo di un altro sorso 😉