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Eroi della barbera a TerroirVino

21/06/2013

Non credo sia stato facile cercare, trovare e scegliere esempi di barbera che andassero ben oltre la bottiglia di vino.
Scelte che hanno portato inevitabilmente a mettersi in gioco, a correre dei rischi, perché fatte “in direzione ostinata e contraria”, senza prendere scorciatoie. Così come queste barbera, prodotte senza scorciatoie, inseguendo la maggiore naturalità possibile.
Terra-lavoro-persone-passione era questo il sottile filo conduttore che univa tutti i vini presenti alla #ddb “Eroi della barbera” proposta a TerroirVino da chi la barbera la porta nel cuore, da sempre.

terroirvino eroi della barbera 1

Nei calici sono stati versati nell’ordine:
Barbera d’Alba 2011 – Canonica: a Barolo, dove domina incontrastato il nebbiolo, questi terreni marini sono una culla particolarmente vocata per la barbera, e nasce così un vino decisamente sapido, salino (peculiarità che avevo riscontrato anche nell’annata precedente), forse con un pizzico di acidità in meno rispetto a quella che si è abituati a trovare nella tipologia. Seppure ancora giovane ha angolature morbide e una bella polposità.

Barbera d’Asti “Da Sul” 2011 – Laiolo: Da Sul significa da solo, perché Paolo ha prodotto questo vino in solitaria, senza ricorrere all’aiuto di alcun enologo. Spezie (pepe su tutte) e note balsamiche al naso. Sottile, con una buona acidità che la rende tesa e vibrante.

Barbera d’Asti 2010 – Giuseppe Ratti: barbera (in realtà non è barbera in purezza, dal 2007 unisce un po’ di grignolino, come usava un tempo in zona, per questioni di quantità) prodotta per autoconsumo personale, ovvero Giuseppe e la sua famiglia se la bevono a pasto. Beati loro! Confermate le ottime impressioni avute a #barbera3Salmastro, con note di olive e salamoia, “dolcezza” e freschezza balsamica in bocca. Bevibilità estrema.
Per la cronaca, Ratti lavorava in biologico molto prima che ne la moda svuotasse questa parola.

Vino rosso (barbera) 2010 “La Tranquilla” – Carussin: vigne che sprofondano le proprie radici su paleosuoli regalando un vino leggiadro e gustoso, con un’acidità pungente e una tannicità appena amarognola sul finale. Se non ricordo male è vinificata in vetroresina.

Barbera d’Asti “Vis” 2010 – Crealto: barbera affinata in giara. Affinamento post fermentativo per avere peculiarità vicine ad un vino affinato in barrique. Da studi fatti si è scoperto che l’ossigenazione data dalla giara al vino è uguale a quella data dal tonneaux.
Pungente al naso, rotonda e levigata, con alcolicità vivida e smaniosa, picchiettante sul palato senza però rivelarsi aggressiva.

Barbera d’Asti 2009 – Bera: qui a Canelli dove il territorio chiama a gran voce il moscato, Bera riesce a produrre una barbera (in cemento) davvero beverina, con una acidità rinfrescante e affusolata. Al naso è subito un po’ chiusa con un pizzico di volatile che sparisce con pochi secondi di arieggiamento.

Otòbbor 2011 – Crocizia: da buon emiliano questa presenza mi rende particolarmente orgoglioso, anche perché è un vino che ormai fa parte della mia quotidianità. La barbera di Marco Rizzardi non ha affatto sfigurato davanti alle più note cugine piemontesi, anzi. Grande freschezza per queste bollicine accattivanti, polputa e profonda con un piccola punta amarognola. Piena, pulita, sgrassante, invita continuamente al sorso.

Barla 2007 – Corino: per chi non conoscesse Lorenzo Corino invito a leggere questo post, per chi non conosce la sua barbera….ah, lui tapino! E’ stata una delle grandi sorprese della giornata. Atipica, intensa, con un lieve filo di carbonica che solletica il palato e una dolcezza fruttosa che mi riporta alla mente certi Barbacarlo. Succosa, tattile, materica. Tanta roba davvero.

Novecento 2004 – Podere il Santo: ecco la seconda barbera (con un 10% di croatina) “extrapiemonte”. Che sia la più anziana del gruppo lo si vede dal colore, granato, e dai profumi che emana. Frutta sotto spirito, note eteree, smalto. In bocca è però ben viva, a tratti ancora un po’ ruvida, e con buona sostanza.

terroirvino eroi della barbera 2

Coinvolgente.
Le spiegazioni dettagliate e approfondite sulle persone, i territori, il lavoro da cui questi vini hanno avuto origine sono state fondamentali per appassionare il pubblico e farlo entrare a stretto contatto con il liquido che avevano di fronte.
Perché sono convinto che se conosci quello che c’è dietro la bottiglia riesci ad apprezzare di più quello che c’è dentro.
Illuminante.
Rischiando con la scelta di vini ben lontani dal gust0 omologato, banale, apatico, alcuni forse di approccio non immediat0, ha permesso a questa degustazione di rivelare assaggi davvero sorprendenti. Tutto ciò indica la voglia di crescere,  di evolversi, di ricercare, senza fermarsi al modello effimero di etichette e nomi blasonati.
Per tutto questo penso che in fondo Luigi, Vittorio e Niccolò siano un po’ anche loro eroi della barbera.

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