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Flash di vita e vino

27/04/2013

accademia di Modena

L’altro giorno ero in un’enoteca perso a scrutare curiosamente tra i vari scaffali. Ad un tratto entra una signora, distinta, elegante, impeccabile, “presa in trappola da un tailleur grigio fumo” (cit). che saluta animatamente i proprietari, segno inequivocabile di frequenza abitudinaria del locale.
Qualche rapido convenevolo poi il gestore le chiede come poteva aiutarla e lei, con molta nonchalance, esordisce: “Intanto mi dai una bottiglia di Ruinart da tenere di scorta che ormai le sto finendo”.
In enoteca lo Champagne Ruinart era esposto a 90 euri.

Sarà forse la situazione e la congiuntura momentanea del Paese, ma questa frase buttata lì come un “liscio” a briscola mi ha fatto pensare.
E mi è scappato un sorriso amaro.

Occhio al tappo

19/04/2012

Questo episodio mi fu raccontato al corso AIS da un relatore che vi partecipò in prima persona.
Mi colpì per l’eccentricià della vicenda.

Siamo in un ristorante extralusso (quelli con la R maiuscola) dove una nobile coppia per festeggiare con amici il 50esimo anniversario di matrimonio ha ordinato una bottiglia di Champagne di quelle non-plus-ultra con molti zeri al seguito.

A fine cena la signora chiede al sommelier il tappo della bottiglia come ricordo della serata.
Gira-volta-prilla il tappo non si trova.
Il personale già nel panico decide cme ultima chance di stappare un’altra bottiglia uguale per dare alla signora quel tappo. Sembra un’idea geniale, senonchè la vispa madama si accorge del trucco e riconosce quello che non è il suo tappo (mi hanno spiegato che certe bottiglie…quelle più esclusive, vengono chiuse con una corda…quindi una chiusura manuale che dà l’unicità della bottiglia….boh…comunque il succo sta che lei si era accorta del tentativo truffaldino), rifiutandolo con fare seccato.
Dulcis in fundo (si fa per dire), per non rimetterci la faccia, il ristorante ha offerto la cena (vino incluso) alla coppia e ai suoi ospiti, fatto le scuse alla signora, e si è trovato con un’altra bottiglia di SuperChampagne stappata (che probabilmente si sono scolati dalla disperazione).

P.S. lo so, lo so, pensate anche voi che il tappo era nella tasca della festeggiata eh?!

Champagne, il prezzo è sempre troppo alto

18/04/2012

Lo Champagne è più di un vino, è un privilegio, uno status symbol.
Promosso da sempre come vino per pochi, si è imposto al mondo con una tale fama che
 la sola qualità dell’uva probabilmente non sarebbe riuscita a dargli.
Sia chiaro tutta questa apparenza è spesso supportata anche da un’ottima sostanza, anche se grazie a questa denominazione, si vendono vini mediocri a pochi euro e superlative e costose bottiglie.
Ma tutti sono Champagne.

Ma cosa c’è dietro le quinte di questo enorme apparente successo?
L’uso massiccio di fitofarmaci, antiparassitari e diserbanti fin dagli anni ’50 per supportare l’iperproduzione, ha spogliato il terreno di microfauna (che sappiamo bene essere fondamentale nell’attività nutrizionale della vite) e flora favorendo così il compattamento del terreno con il passaggio dei pesanti macchinari.
Questo compattamento ha causato squilibri idrici (terreni di questo tipo faticano ad assorbire le acque piovane, che in caso di forti piogge causano anche problemi di erosione e conseguenti dilavamenti) e la distribuzione di pesticidi con cannoni ed elicotteri (responsabili del cosiddetto fenomeno di “deriva”) purtroppo è ancora attuale.
Anche l’humus (materia organica fondamentale per la vita del suolo) è ormai  una chimera in questi luoghi.

Tutto ciò provoca un effetto a catena: un terreno così pesantemente aggredito da sostanze chimiche diventa privo di vita e il vigneto necessita di alimenti chimici per poter sopravvivere, ecco quindi pronti i concimi minerali di sintesi.
Senza dimenticare che fino al 1999 era diffuso lo spargimento (come pseudoconcime) di rifiuti solidi urbani, quindi materie plastiche, metalli pesanti e sostanze non biodegradabili che richiederanno parecchi decenni per scomparire, e che (
assieme ai prodotti chimici citati prima ) sono una delle cause di inqunamento delle falde nel sottosuolo (sembra in gran parte dei prelievi di acqua sia stata riscontrata la presenza di almeno 1 pesticida oltre il livello di potabilità).
Forse molto Champagne sarà bevuto, ma tra un pò non si potrà bere più acqua.

Servono tempestivi cambiamenti radicali per evitare che l’equilibrio biologico venga irreversibilmente compromesso, ma chissà se il mercato sarà  d’accordo.

Senza parlare dei ben noti effetti cancerogeni, mutageni e teratogeni di molti pesticidi, e ovviamente l’incidenza di queste problematiche è proporzionale alle quantità usate.
Con o senza mascherina.
Chiaramente non solo la zona intorno a Reims ed Epernay vive questi problemi, anche Borgogna e Charente (2 su tutte) stanno vedendo pian piano scemare loro peculiare terroir a causa di una distribuzione inocontrollata di sostanze chimiche.

Tutto per un bicchiere di vino.
Chissà se ne vale veramente la pena.

Champagne, il sacrificio di un terroir

01/02/2012


La neve copiosa di ieri mi ha costretto (che sfortuna eh 😉 ) con la mia dolce metà in casa, sul divano, davanti al caminetto (situazione molto vicina all’idillio), a leggere questo libro di Samuel Cogliati.

Poco meno di un centinaio di pagine davvero interessanti, che raccontano la Champagne non raccontata, i problemi di un territorio iper-mega-ultra sfruttato per cavalcare l’onda di questo nome, che più che un vino è ormai un business.
Dalle alte rese per ettaro (15,5 t/ha, come il Lambrusco!), ad un suolo pressochè arido, Cogliati entra totalmente nel mondo delle bollicine più famose del mondo.

Lettura non scontata che incuriosisce e stupisce, almeno chi come me è avido di enosapere.

Champagne D.Henriet-Bazin – Cuvée Marie Amélie 2004

04/01/2012

La cantina Henriet-Bazin è situata a Villers-Marmery, e fa parte dei cosidetti R.M. ovvero Recoltant-Manipulant, cioè si tratta di una cantina (in genere di piccole dimensioni) che lavora uve proprie, nei propri locali e commercializza direttamente i suoi vini.
Sono quei produttori che preferisco.

La Cuvée Marie Amélie è un blanc des blancs (cioè prodotto da Chardonnay in purezza) Brut, le uve derivano dalla zona della Montagne de Reims, ed è un vino millesimato (cioè almeno l’85% delle uve sono di un’unica annata), anno 2004.
Il nome è dedicato alla figlia dei signori Bazin.

Colore – Vino di colore giallo paglierino intenso, con un perlage fine e persistente.
Profumi – Sono chiari ed evidenti sentori di pasticceria, rimanendo in tema col periodo ricordano i profumi del pandoro, ma sotto nascondono anche note fruttate di agrumi, che pian piano salgono assieme alle numerose bollicine. In ultimo si scorge anche una leggerissima nota di caramello.
Gusto – Ingresso in bocca intenso e non particolarmente pungente, sapore pieno e di corpo. Buona anche la mineralità di questo vino moelleux  (morbido), burroso e flessibile, che presenta un valido equilibrio di tutte le sue sensazioni, e che lascia un fin di bocca mellifluo e ammandorlato.

Champagne Jeaunaux-Robin

28/03/2011

La cantina Jeaunaux-Robin è situata nella Cote de Sezanne, ovviamente nella Champagne.
Il suo Brut Grande Tradition è composto da 60% Pinot Meunier, 30% Pinot Nero e 10% Chardonnay.

Caratterizzato da un perlage fine e persistente, i suoi profumi ricordano la crosta di pane e il lievito, al gusto è sapido, lievemente fruttato con un netto finale ammandorlato.
Sapore deciso, che forse pecca un pò in finezza (sarà la netta prevalenza di Meunier??),  ma è un ottimo abbinamento con un piatto di pesce. Per quel che mi riguarda ha infatti accompagnato una cena a base di branzino al forno e lo sposalizio era perfetto. 8)
Sul loro sito lo propongono anche in abbinamento a dessert come torte di frutta, ma la cosa non mi convince molto.

Ho sfuttato l’occasione di questa bevuta per sfoderare la nuova glacette regalatami dai miei amici. 😉