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I BioViticultori: Fondo San Giuseppe

30/05/2012

Quasi per caso, attraverso una newsletter, lunedi imparo di un banco d’assaggio in serata di vignaoli biodinamici/biologici in quel di Bazzano, precisamente presso l’Hotel Sirena.
Le cantine partecipante non sono molte, solo 6, ma alcune rientrano in quelle segnate sul mio taccuino che mi ero prefissato di provare prima o poi. Va da sè che quella era un’occasione ottima, anche per la breve distanza che ci separava.
Attimo di riflessione per pensare come organizzarsi in poco tempo per poter partecipare. Poi una serie di coincidenze lavorative favorevoli mia aiuta nel mio tentativo.

Una piccola (forse un pò troppo) sala del ristorante ospita le degustazioni.
La prima cantina che si incontra passando in rassegna i vari banchi è Fondo San Giuseppe, di Brisighella.
I suoi vini sono una lunga sequenza di agrumi:

Tera 2011: Trebbiano, il nome è il dialetto di terra. Fresca e giovane acidità, note di pomplemo che ritroviamo poi anche in bocca.
Ciarla 2010: Riesling ricordato dalle note sassose al naso, mescolate ad una pungenza citrina. Fresco e deciso, con una lievissima punta amarognola.
Fiorile 2010: Albana, nei suoi territori più vocati. Colore più intenso dei precedenti. In bocca è arancia amara, con la consueta freschezza e una nota astringente. Da attendere per il meglio.
Esor 2010: prima uscita per questo vino, nato quasi per caso. L’annata ha regalato poco Chardonnay, hanno pensato perciò di vinificarlo assieme al Moscato Rosa. Beverino e fresco, anche manca di una prescisa identità. A mio parere l’improvvisazione non ha dato una personalità particolarmente spiccata, almeno per il momento.

Tutti i prodotti erano freschi, tanto, troppo, e forse solo. Mancavano di quel carattere irruento e personale tipico di queste tipologie di vini. Si meritano comunque il beneficio del dubbio e mi riprometto di fare una riprova appena possibile.

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Villa Favorita 2012: Domaine Labet

03/04/2012

Sono sincero senza il commento di Luigi Fracchia a questo post non avrei provato questi vini. E sarebbe stata una grave perdica, perchè Julien Labet produce vini caratteristici e davvero interessanti.

Domaine Labet è una piccola azienda familiare nello Jura di circa 12 ettari, dove vengono coltivati i vitigni tipici della zona, come il savagnin (quello dei vin jaune e dei vin de paille), chardonnay, pinot nero e troussard.
Assenza completa di fertilizzanti ed insetticidi, vendemmia manuale, fermentazioni ad opera di lieviti indigeni e vinificazione sulle fecce sono alcune delle metodologie di lavoro che caratterizzano questa cantina.
Qui vengono prodotte due tipologie di vino, una riempiendo totalmente le botti per evitare eventuali ossidazioni, mentre l’altra viene fatta lasciando volutamente le botti scolme per favorire lo sviluppo dei lieviti sulla superficie del vino (la cosidetta voile o flor, come avviene anche per lo Sherry e qualche tipologia di Vernaccia di Oristano). Questa voile protegge il vino dall’ossigeno e gli dona aromi caratteristici.

 Anche qui la lingua ha rappresentato una piccolo barriera d’ingresso, ma fortunatamente il linguaggio del vino è universale.
Chardonnay en chalasse 2009: giallo paglierino, discretamente morbido e fresco, polposo con note minerali. Rilascia piacevoli profumi di ginestra e susina gialla.

Fleur de savagnin 2009: netta la nota ossidata in questo vino che fa vinificazione aperta. Piace per la sua freschezza e mineralità, profumi netti e decisi che sotto l’ossidativo ricordano i prati a primavera. In bocca lascia una piacevole salivazione.

Le Paille Perdue 2007 (vin de paille): Julien per questa tipologia usa un uvaggio di Poulsard, Savagnin e Chardonnay. Vino tipico dello Jura, chiamato così perchè i grappoli dopo la raccolta vengono lasciati sui graticci (di paglia[=paille] appunto) ad appassire. Ne nasce così un vino dolce e decisamente complesso, che al naso ricorda le albicocche candite, il miele di castagno, con ai margini odori di legumi. In bocca è armonico, intenso e profondo, con un leggero retrogusto  ammandorlato-amarognolo che ne bilancia la dolcezza.

Champagne D.Henriet-Bazin – Cuvée Marie Amélie 2004

04/01/2012

La cantina Henriet-Bazin è situata a Villers-Marmery, e fa parte dei cosidetti R.M. ovvero Recoltant-Manipulant, cioè si tratta di una cantina (in genere di piccole dimensioni) che lavora uve proprie, nei propri locali e commercializza direttamente i suoi vini.
Sono quei produttori che preferisco.

La Cuvée Marie Amélie è un blanc des blancs (cioè prodotto da Chardonnay in purezza) Brut, le uve derivano dalla zona della Montagne de Reims, ed è un vino millesimato (cioè almeno l’85% delle uve sono di un’unica annata), anno 2004.
Il nome è dedicato alla figlia dei signori Bazin.

Colore – Vino di colore giallo paglierino intenso, con un perlage fine e persistente.
Profumi – Sono chiari ed evidenti sentori di pasticceria, rimanendo in tema col periodo ricordano i profumi del pandoro, ma sotto nascondono anche note fruttate di agrumi, che pian piano salgono assieme alle numerose bollicine. In ultimo si scorge anche una leggerissima nota di caramello.
Gusto – Ingresso in bocca intenso e non particolarmente pungente, sapore pieno e di corpo. Buona anche la mineralità di questo vino moelleux  (morbido), burroso e flessibile, che presenta un valido equilibrio di tutte le sue sensazioni, e che lascia un fin di bocca mellifluo e ammandorlato.