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Perchè non cambiare nome alla DOC Prosecco?

16/02/2012

Ormai sappiamo tutti che la lista delle DOCG è arrivata a 74 (!) denominazioni, il che significa, come avevo già detto qui, che nell’ultimo anno sono aumentate di circa il 50% ( 😯 ).
Alcune novità sono piuttosto curiose: la DOCG Lison è la prima garantita, se la memoria non mi inganna, ad essere in “comproprietà” tra due regioni (Veneto e Friuli), o la DOCG Alta Langa estesa su un territorio notevolmente vasto (forse troppo).

Altre potrebbero invece creare un pò di confusione, come la DOC Prosecco, che fa da “antagonista” alle altre 2 DOCG di questo vino: Colli di Conegliano e Colli Asolani.
Lasciando da parte il fatto che anche il territorio di questa denominazione è vastissimo (coinvolge quasi interamente Veneto e Friuli), leggere in etichetta comunque “Prosecco” rischia di confondere il consumatore meno esperto.

Prosecco è un nome noto, che indica un bianco frizzante e leggero (si sente spesso dire “questo vino è tipo prosecco…”) e qualitativamente valido. Per questo chiunque conosce questo nome che associa ad una ben determinata tipologia di vino.
Trovando tra gli scaffali di un market numerose bottiglie con la stessa scritta “Prosecco”, l’acquirente rischia di non sapere realmente che vino si trova di fronte, e di scegliere solo in base al prezzo o al disegno dell’etichetta!
Così si rischia che la DOCG diventi pressochè inutile, con l’eventualità di non valorizzare adeguatamente il prodotto, come se facessero un Barolo DOCG e un Barolo DOC…. che senso ha?

Perchè non cambiargli il nome allora?
Che ne so chiamiamolo “Bianco di Prosecco” (chi ha più fantasia ben venga),  che anche i non addetti ai lavori capiscano che c’è una differenza, non solo economica ma anche qualitativa tra i diversi vini.

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