Posted tagged ‘dolcetto’

Le Langhe: San Fereolo

24/10/2012

Questo è uno di quei post difficilissimi da proporre.
Perchè riuscire ad esprimere a voce le emozioni che ti da San Fereolo, e non parlo solo di vini, è impresa assai ardua.
Lassù arroccato sulla collina, con la cappelletta a sentinella della vallata, gode di un’aurea un pò mistica e trascendentale.

E poi c’è lei Nicoletta Bocca, che riesce a rapirti parlando di biodinamica e pratiche steineriane. Ed è bello, bellissimo, cogliere tra le righe la passione, la determinazione e la fervida convinzione in questa battaglia per la terra che da anni sta portando avanti, e seppure poco ci capiamo in materia, non vorremmo mai che smettesse di parlare.
Ci guida tra i suoi vigneti di Dolcetto ormai vendemmiati (dove è stupefacente vedere la quantità di insetti che vi abitano. Davvero una moltitudine inaspettata!) e ci racconta il suo lavoro, le sue fatiche per riuscire a mettere in pratica le sue idee. 
Accanto lei appare e scompare spesso il figlio Pietro in tutta la sua simpatia e spontaneità. Il vispo e arguto ragazzino è ormai conoscitore di parecchi segreti di agricoltura e vinificazione.
Anche questo è San Fereolo.

Rientrati dal giro in vigna ci accingiamo a degustare e optiamo per una verticale di Dolcetto (il “San Fereolo”). Nicoletta ci conduce di sopra, nella sala adibita alla degustazione, calorosa, accogliente, dove centinaia di libri e bottiglie regnano sovrani. Bellissima, ti senti subito a tuo agio. Non chiedetemi perchè, ma così d’impulso, mi pare a sua immagine e somiglianza.

Prima di stappare i Dolcetto, proviamo il bianco Coste di Riavolo ’07, Riesling in purezza (caldamente sponsorizzatoci da Ezio Cerruti: “…per me è buonissimo, e poi ne ha poco così mi tira qualche accidente…” mi diceva ridendo al telefono qualche giorno prima). In genere il Coste di Riavolo ha una percentuale di Gewurztraminer, ma quell’anno non ha avuto una resa sufficiente e non è stato messo in uvaggio.
Profumi inebrianti e carnosi, una mineralità e una sostanza in bocca che conquistano, bilanciati da una comunque bella freschezza. Ezio aveva decisamente ragione.

E poi in sequenza:
San Fereolo 2005 – è forse quello che maggiormente rispecchia il dolcetto classico, con una bella freschezza e una tannicità evidente che non mascherano però piacevoli sensazioni fruttate;
San Fereolo 2004 – più austero del precedente, con un tannino più rotondo e meno rustico;
San Fereolo 2003 – figlio di un’annata caldissima, il tannino si sente morbido e avvolto in una bella dolcezza fruttata;
San Fereolo 2001 – premessa: questo ce lo ha vivamente consigliato Pietro (che ha partecipato alla nostra degustazione con un profumatissimo calice di the alla pesca. Per lui, giustamente, non è ancora il tempo di gradazioni più elevate 😉  ) che ormai conosce alla perfezione i prodotti della mamma. E non lo ringrazieremo mai abbastanza. Si, perchè il San Fereolo 2001 è vino elegante e fine, e nonostante gli anni gode ancora di ottima freschezza. Tutto è al posto giusto a formare un unicum di preciso equilibrio.

Tra assaggi, chiacchiere e risate è sceso ormai il buio, tutte le nostre altre tappe della giornata sono state, per forza e per piacere, cancellate. Ci tocca andare, ma è davvero a malincuore che ci rimettiano in marcia.

Mentre scrivo queste righe e ripercorro con la mente i momenti della nostra visita, sento emozioni, fibrillazioni, sussulti salire dallo stomaco (e non è fame). Sono in viaggio con la mente su quel colle, con un abbozzo di sorriso stampato sulle labbra, e il mondo per un attimo mi sparisce intorno.
I vini di San Fereolo già li conoscevo (grandi vini, non sono certo io a scoprirlo), e sinceramente nella mia mente erano parte secondaria della visita. Molte persone (su tutti Vittorio, che ha sempre parole amorevoli per questo luogo) consigliano una visita qui, ed ora ho capito perchè, ma non ve lo riesco a spiegare come vorrei.
Io sono un entusiasta lo so, ma andate e capirete anche voi.

P.S. Rientrati a Modena mi è arrivata questa mail dai miei amici (non propriamente enofili):
Di questi giorni e’ stato l’incontro più bello, nella mia ignoranza.”

[la prima foto è tratta dal sito http://sanfereolo.com/]

Un Dolcetto di Roddolo alla Locanda dell’Arco

17/10/2012

 Sulla strada che ci conduce a San Fereolo ci fermiamo per il pranzo alla Locanda dell’Arco, in località Cissone.
Locale molto accogliente, cucina langarola in chiave leggermente moderna.
In genere io preferisco le osterie più tradizionali, ma qui abbiamo pranzato davvero bene.
Ci tornerei sicuramente.
Un elogio particolare alla Carta dei vini davvero copiosa e completa, con interessanti scelte al calice.
Anzi a dir la verità le carte erano 2, di cui una interamente dedicata a Barolo e Barbaresco.
 

Non ero in vena di esperimenti e quindi ho puntato sul sicuro: Dolcetto d’Alba 2009 (il Superiore era finito) di Flavio Roddolo.
La bottiglia regala un bicchiere che esala profumi di spezie, frutta rossa, e, sotto sotto, piccoli sbuffi di idrocarburi e leggere pungenze di sottobosco umido.
Approccio morbido sul palato, avvolgente, con un tannino rotondo che racchiude una freschezza succosa e fruttata (a mio parere riconducibile al vitigno) che gli dona grandissima bevibilità.
Ben percepibili ad ogni assaggio la sostanza e la polposità carnosa del liquido.
Suadente e vibrante, richiama in fretta un nuovo sorso.
Come al solito Roddolo è un gran bel bere.
Bottiglia finita in un amen.

Terre di vite 2011 – Tenuta Grillo

22/11/2011


Come al solito quando partecipo ad eventi dove ci siano degustazioni, mi preparo prima una lista mentale di ciò che intendo assaggiare.

Così anche a Terre di Vite sono entrato avendo già in mente dove fermarmi.
Una tappa era la Tenuta Grillo, di Guido e Igiea Zampaglione, Azienda vitivinicola in provincia di Alessandria. Ne avevo sentito parlare poco in realtà, però dopo aver preso ulteriori informazioni, ero deciso a provarne i prodotti.
Col senno di poi è stata una scelta saggia. 😉

Producono vini da vitigni tipici del territorio: Barbera, Dolcetto, Freisa, Cortese.


Baccabianca 2006
: ottenuto da Cortese in purezza, con lunghe macerazioni sulle bucce. Il colore giallo intenso, quasi ambrato, e leggere velature ne rendono inconfondibile la sua naturalità. Degustato alla cieca (senza vederlo) potrebbe confondersi con un rosso. Di corpo, penetrante e fresco, di ottima personalità.

Igiea 2004: prodotto da uve Barbera, di cui rispecchia un’ottima acidità. Colore intenso, impenetrabile. A mio parere ancora rustico, nervoso, si deve ingentilire ancora un pò per dare il meglio di sè, ma le qualità le ha già tutte. Per chi sa aspettare.

Pratoasciutto 2004: è un Dolcetto in purezza. Più educato del precedente, e quindi più pronto. Accogliente in bocca, dotato di buon equilibrio e persistenza.

Tutti i suoi vini hanno profumi davvero intensi e piacevoli, cangianti, si evolvono nel bicchiere. Percepisci nettamente l’odore della terra e dell’uva.

A Mounbè – Cascina degli ulivi

19/04/2011

La Cascina degli ulivi è un’azienda agricola situata a Novi Ligure, in provincia di Alessandria. Dal 1984 coltiva i suoi vigneti e le sue colture con metodi biodinamici.

Tempo fa acquistai direttamente da loro una cassa di 6 vini diversi.
L’altra sera ho aperto questo vino rosso, ottenuto da Barbera, più piccole percentuali di Dolcetto e Ancellotta. Non contiene solfiti aggiunti (quelli che troviamo deriva unicamente dalla fermentazione, ottenuta con lieviti indigeni).
Sono sempre stato un pò scettico nei confronti della Barbera, influenzato dal passato quando era considerato (giustamente) un vinaccio scontroso e squilibrato, o forse perchè abituato ad associarlo a quello che si scolava Trinchetto nei fumetti di Braccio di Ferro, frequentando le più squallide osterie.
Questo vino è invece un capolavoro!
Perfetto nel suo equilibrio, morbido e fresco, con un notevole grado alcolico ottimamente bilanciato dall’acidità della barbera. Degna di nota anche la sua persistenza in bocca. Mi ha veramente stupito!