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Barbera Monleale 2007 – Walter Massa

22/05/2012

Era una serata di pioggia battente quando, in dolce compagnia, approdai  all’Osteria del Mirasole, a San Giovanni in Persiceto nel cuore della provincia bolognese. Locale scelto in seguito a lettura della recensione sul blog lagrandeabbuffata.

Locale caldo e accogliente, in stile vecchia trattoria, proprio come piace a noi. Visto il tempo da lupi ci posizioniamo nel tavolo più vicino al camino/griglia, mentre ci accoglie un rapidissimo servizio.
Come preventivato i vini sono l’unica “pecca” (se di pecca si può parlare) del locale. Sembra una carta un pò turistica, con nomi altisonanti e mainstream (e anche un pò carucci), ma pochi vini “veri”. Nonostante ciò qualcosa di interessante siamo riusciti a trovarlo. Il ballottaggio è stato tra il Dolcetto di Pecchenino e il Monleale di Massa.
L’ha spuntata quest’ultimo al fotofinish.

Vino opulento ma non grasso, morbido, polposo, rotondo, che non manca mai di succosità. Ignaro dell’operato di Massa mi viene da pensare ad un passaggio in legno piccolo, ma non nuovo.  Diffonde vaniglia e cacao, pepe e noce moscata, assieme a marmellata di un frutto che pare prugna.
Grande complessità, non un semplice vino da pasto. Prezzo sui 20-22€.
Scoccia, e molto, non arrivare al fondo, ma il fantasma dell’alcoltest semina terrore (e l’etichetta diceva 14,5°).

Rebula 2007: Klinec

28/02/2012

In un tiepido weekend di febbraio, durante una gita nel capoluogo toscano, ci si è fermati a pranzare in un locale particolare, Vivanda, dove si dice abbiano cibi e vini biologici. E così in effetti è.
Posto piccolino e accogliente, personale cortese e disponibile.
Qui vige la legge del “fai da te”,  ti apparecchi il tavolo da solo, scegli la tua ordinazione sul menù e la comunichi in cucina. Quando è pronta rimane tuo il compito di andarla a ritirare.
Un pò stile mensa, ma senza quell’asetticità e caos tipici dei ristoranti “da lavoro”.

Uguale per i vini.
Col senno di poi avremmo potuto ordinare quelli di loro produzione, non perchè la scelta fatta ci ha tradito, ma per principio autoctono.
Invece insieme a burrata e mix di verdure con cous cous abbiamo optato per un orange wine sloveno.


La Rebula 2007 ha il colore dell’oro antico, tendente all’arancio vero e proprio, con una torbidità tipica dei vini non filtrati. I profumi molto intensi sono dapprima racchiusi sotto una coperta di acidità volatile, che dileguandosi libera poi sentori di albicocca, mandorla e note minerali.

In bocca l’acidità rimane conferendogli una caratteristica pungente e penetrante. Ben evidente il corpo.
Interessante la nota tannica presente, che alla cieca lo si potrebbe confondere, se non per un rosso, sicuramente per un rosato. Lungo il ricordo dopo la deglutizione.

Vino di non facile approccio sia per la produzione natural, sia per questa macerazione sulle bucce non usuale nei bianchi.
Volatile un pò alta all’inizio ma che col tempo in parte scompare.

Non è un vino da “un sorso e via”, ma da capire, impegnativo, da avvicinare con curiosità, che può regalare belle emozioni.
Astenersi dal berlo i non seriamente enointeressati.

Enogastronomia a scuola a Castelfranco Emilia

06/10/2011

L’IPSAA (Istituto superiore per l’agricoltura e l’industria) Spallanzani di Castelfranco Emilia, ha inaugurato quest’anno un nuovo indirizzo scolastico, quello enogastronomico.

L’indirizzo “Servizi per l’enogastronomia” dello Spallanzani sarà l’unico offerto dalla scuola pubblica nella provincia di Modena. Chi uscirà dalla scuola con questo diploma sarà in grado di gestire servizi enogastronomici, gestendo il personale e applicando le normative esistenti. Saprà parlare due lingue straniere e acquisirà le necessarie competenze comunicative. Saprà organizzare e gestire eventi per valorizzare i patrimoni locali e utilizzare software dedicati e redigere relazioni tecniche per progetti complessi.

La scuola è specializzata nel settore lattiero caseario, frutticolo e vitivinicolo.
Presso l’Istituto sono presenti una cantina, un caseificio e un’acetaia per la produzione di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Il punto di forza dell’azienda è rappresentato dal caseificio per la produzione del Parmigiano – Reggiano con la presenza dell’intera filiera.

Nell’azienda agricola connessa, tecnici esperti e preparati si occupano di ogni tipo di coltivazione sia erbacea (mais, frumento, medica….), che arborea (mele, pere, susine…). Tra queste ultime riveste particolare importanza la coltivazione della vite.
Nei 100 ettari aziendali sono impiantate diverse varietà di vitigni (e vi è anche una parte dedicata a vitigni antichi), da cui vengono poi prodotte varie tipologie di vino. Tra questi uno spumante Brut, elaborato utilizzando ancora le metodologie di un tempo. Infatti le operazioni di remuage, degorgement e l’addizionamento di liqueur d’expedition sono effettuate manualmente.

Viene inoltre curato anche il settore vivaistico, orticolo e floricolo.

Questo nuovo indirizzo sarà quindi il naturale completamento dell’offerta della scuola, e strumento per valorizzare le numerose eccellenze del territorio (come Parmgiano Reggiano, aceto balsamico, vini DOC e IGT etc…).

Teroldego Riserva 2007 – Cantina Rotaliana

24/08/2011

Durante un weekenda in quel di Pejo, abbiamo cenato presso il ristorante il Mulino, nei pressi del paese. Locale trovato sulla guida Slow food, veramente molto bello e caratteristico, ed il cibo è davvero squisito. Da provare.

Ad accompagnare la nostra cena, una bottiglia (si avete capito bene, 1… I miei amici non sono propriamente alcolisti, e poi c’è sempre lo spauracchio “AlcolTest”… 😉 di Teroldego Riserva 2007, della Cantina Rotaliana. Scelta direi abbastanza ovvia, mi piace provare le specialità locali durante le gite fuori porta.

Vino di colore rubino intenso, impenetrabile. Al naso profumi di frutta matura e spezie dolci la fanno da padroni. In bocca si rivela pieno, morbido con una intensità e persistenza. Gusto decisamente sapido che allunga nettamente sull’acidità, e lasciava un leggero retrogusto amarognolo. A mio parere un buon prodotto, anche se un pizzico di freschezza in più non avrebbe guastato. 

Antica Locanda del falco – Castello di Rivalta

26/07/2011

Gita domenicale in quel di Piacenza, su e giù per i borghi di Zavattarello e Agazzano, con solita tappa finale in un ristorante locale, che questa volta aveva le sembianze dell’Antica Locanda del falco, al castello di Rivalta, vicino a Gazzola.

Location veramente fiabesca nel cuore del castello, abbiamo cenato all’interno di un patio con un glicine enorme come cielo.
Per fare da compagnia enologica alla nostra cena abbiamo privilegiato una cantina locale, e la scelta non poteva che essere per un vino dell’azienda “La Stoppa” di Rivergaro. Il vino in questione era un Cabernet Sauvignon del 2002, prodotto da uve coltivate in modo biologico, non filtrato e quindi con possibili sedimenti sul fondo, del tutto naturali.

Era da parecchio che volevo assaggiare un prodotto di questa cantina, visto che ne avevo letto e sentito parlare sempre molto bene. E la prova del gusto non ha tradito le voci.
Al naso si percepivano profumi di frutta matura, spezie e note autunnali delicatamente pungenti. In bocca il vino è abbastanza equilibrato, rotondo e di buon corpo con un tannino ancora percettibile, ma discretamente addomesticato. Un buon prodotto anche nonostante l’annata non particolarmente generosa (eufemismo).

Locanda del Bugiardo – Valpolicella

16/05/2011

Il compleanno della mia compagna era alle porte, e come al solito mi adoperavo navigando in lungo e in largo la rete per trovare un posto carino e accogliente per una buona cenetta.
Ormai la scelta si iniziava a restringere, visto che nel corso degli anni ne abbiamo visitati parecchi di posti culinari 😉 .

Googlando “Ristorante romantico” corri il rischio di trovare posti troppo chic. Locali splendenti, ma una cucina mediocre. Posti decisamente non adatti a noi, che fortunatamente preferiamo ancora il gusto alla vista.

Comunque stavolta (come tutte le volte) un tentativo lo faccio. Nelle prime pagine ritrovo i soliti che già più volte ho scartato. Scorro un pò le pagine di Google Search e trovo questo locale: Locanda del Bugiardo, in Valpolicella, e precisamente nella campagna di San Pietro in Cariano.
Solita visita al sito testando le pagine “Locale” (in primis il gusto, ma vista l’occasione particolare, vorrei trovare anche un ristorante carino) e “Menu”.
Sembra che corrisponda alle nostre esigenze, ma prima di ottenere il nulla osta, deve passare una accurata selezione, “lottando” contro altri locali arrivati da rete, guide, sentito dire etc…

Alla fine però la spunta (vista anche la sua passione per il riso vialone nano, che qui in Valpolicella trova proprio il suo territorio più vocato), e approfittiamo di una Domenica sera libera per festeggiare.

Il locale è grazioso (come da previsioni) e fortunatamente c’è anche poca gente. Il personale è gentile e cortese, senza essere invadente.

Decidiamo di aprire la nostra cena con una antipasto “leggero”: verdure di stagione in tempura (ovvero verdure pastellate e fritte). Cavoli, carciofi, cipolle, funghi….veramente ottime.
Proseguiamo, ovviamente, con un risotto. La nostra scelta cade sul Risotto al Bugiardo (ovvero riso al vino rosso, credo Valpolicella), e anche di questo non ci siamo pentiti ;)..

Siccome la cintura chiamava il foro successivo, abbiamo pensato di rinunciare al secondo, ma solo per poter affrontare meglio il dolce. E quando ci hanno proposto una crema di mascarpone sopra a strati di sbrisolona, accompagnata da una tazzina di caffè (che a piacimento avrebbe dovuto irrorare proprio la crema), non ce la siamo lasciata scappare!
Com’era? Vabbè dovreste assaggiarla….

Chiaramente questa cena deliziosa è stata accompagnata da un vino altrettanto ottimo. Un Valpolicella Classico Superiore Ripasso – Il Bugiardo, prodotto da loro (nel locale servono solo i loro vini).
Vino sontuoso, di gran corpo ed equilibrio. Estremamente morbido e persistente. Netti i sentori di frutta cotta e vaniglia (probabilmente influenza del legno, che spiega anche la grande morbidezza). Scelta davvero azzeccata.

Al boschetto da Loris

24/04/2011

Qualche giorno fa mi è capitato di andare in questo locale di Modena per un pranzo di lavoro. Anche perchè il buon Loris ha aperto solo a pranzo.

Il locale è veramente tranquillo, in un’area verde poco fuori il centro città. E’ un ristorante storico, condotto con grande passione da lui e sua moglie da ben oltre 30 anni.
Questo è un luogo dove si fanno ancora i tortellini tirati a mano (guai a parlargli di impastatrici e simili!), dove il ragù per i primi è fatto cuocere almeno 5 ore (!), come nelle antiche ricette della nonna.

Loris è una persona veramente gentile e disponibile, sempre presente in sala. Si sofferma spesso ad assicurarsi che i suoi clienti siano sazi e soddisfatti. E non disdegna mai due chiacchiere per metterti a tuo agio.

Noi eravamo in 5 e siamo stati accolti da un piccolo antipasto composto da pezzetti di gnocco fritto (specialità emiliana, a Parma la chiamano torta fritta) e salamino tagliato al coltello.
Abbiamo poi preso 3 tagliolini al ragù (anzi 4 perchè c’è chi ha bissato!), un raviolo al radicchio, e secondi di carne mista (costine al balsamico, prosciutto al forno…etc) contornati da verdure fresche e grigliate, e patate fritte. Ha accompagnato il nostro pranzo un degno Lambrusco di Sorbara (beh, è la sua zona..).
A fine pasto, assieme al caffè, ci hanno portato anche un piattino di amaretti di Modena fatti in casa. Mi raccomando non pensate a quelli friabili che si usano per fare i dolci, questi sono un dolce tipico del luogo, prodotto con mandorle dolci e amare, friabile all’esterno, ma morbidissimo all’interno.

Eh sì, il “Boschetto” è un posto ideale per chi vuole fare un pranzo rilassante gustando anche cibo di qualità.