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Errata corrige: fratelli diversi

01/02/2013

Qualche tempo fa ho visitato la cantina di Giorgio Erioli, ai piedi dei Colli Bolognesi.
Quella visita fu per me illuminante, ricordo ancora la spettacolarità di beva che i 2 autoctoni Alionza e Negrettino avevano in sè.
Tanto da rimanere punti fermi nella mia mente.

E fu così che una sera con gli amici ci ritroviamo al “Luppolo e l’uva” e mentre sfoglio la loro carta dei vini (decisamente sopra la media, ci tengo a ribadirlo) mi imbatto proprio nel “Maiolus”, il Negrettino di Giorgio, annata 2008.
E il cerchio delle scelta si restringe a quella bottiglia.

fratelli diversi

La solita salivazione pavloviana mi assale alla mescita, ma l’assaggio mi lascia spiazzato.
Controllo l’etichetta più volte convinto di aver sbagliato vino.
Quello che ho nel bicchiere è un vino strutturato e abbastanza impegnativo, dov’è finita quella bevibilità che avevo trovato nell’assaggio (in verità da vasca e annata 2010) in cantina e che mi aveva conquistato? La sola differenza di annata non può dare due prodotti così diversi.
Intendiamoci la mia non è una critica e quel 2008 non era un vino cattivo, anzi, ma era completamente diverso rispetto al precedente assaggio. Un vino più da lungo corso che da bevuta immediata, allegra e spensierata.
Allora incuriosito mi documento un pò online e riscontro che il “Maiolus” è in effetti vino corposo e vigoroso, quindi con peculiarità quasi opposte rispetto a quelle dell’età neonatale.
Detto ciò anche le situazioni per stapparlo saranno diverse.

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Giorgio Erioli, viticoltore in Bazzano (BO)

28/11/2012

La Cantina Erioli si trova sulla strada che da Bazzano va a Monteveglio. I suoi 3 ha di vigne circondano il casolare.
Giorgio è persona spiccia, sincera e dalle idee chiare. Poche bottiglie (tutte sempre vendute) e molta gente che richiede il suo vino, ma lui non si vuole ingrandire, preferisce rimanere un piccolo viticoltore artigianale, per dedicare al suo vino le attenzioni che merita.

Non concepisce la cementificazione selvaggia che sta espandendosi in Emilia: “La nostra regione dovrebbe vivere di turismo e prodotti enogastronomici, perchè sono tra i migliori d’Italia”.
Io sarò un pò partigiano, ma sfido chiunque a dargli torto.

Da anni sta cercando di salvaguardare antichi vitigni, che hanno vissuto su queste colline e queste pianure per decenni ed ora stanno quasi per scomparire. Il negretto ad esempio è vitigno assai ostico da coltivare, in base all’annata la sua gradazione zuccherina ha sbalzi enormi. L’alionza poi è vitigno “sfigato”, ha bassa resa di grappoli, buccia spessa e quindi minor resa uva-vino e spesso soffre pure di acinellatura. Capite anche voi che in un mondo dove massima quantità e minor fatica vengono prima di tutto, questi vitigni praticamente si autoescludono.
Ma se cerchi di capirli e coltivarli sapientemente possono darti prodotti strepitosi.

Lui crede nella vendemmia tardiva, perchè permette a queste uve, in tarda maturazione, di sviluppare dei pentosani (zuccheri non fermentescibili) che regalano ai vini profumi e sapori tipici del vitigno.
Leggendo di lui online e su varie riviste, temevo che questa metodologia desse prodotti un pò troppo opulenti e stancanti.
I miei timori sono fugati in un amen.

Solo travasi per illimpidire i suoi vini, per questo alcuni possono apparire agli occhi, leggermente velati. Tutti i suoi prodotti sono caratterizzati da una bella carnosità e sostanza, mantenendo però sempre un ottimo spessore di freschezza.

Il suo Pignoletto Badianum 2009, affinato in legno, ha una rotondità piena e un buon corpo, il tutto accompagnato da grande freschezza.
Il Rosso Samodia 2007, 85% cabernet s. e 15% merlot, ha un ingresso pieno e morbido, per poi partire con una acidità scattante. Già di buona beve, ma per me da lasciare ancora qualche anno in cantina.
Il Negretto 2010 fermo (ne fà anche uno spumantizzato a Metodo Classico, che abbiamo provato, ma era aperto da un pò quindi non ha senso descriverlo) è vino di grande armonia ed equilibrio, da berne a secchiate. Da non farsi mancare assolutamente!
L’Alionza 2011 spumantizzata a Metodo Classico, è davvero un grande prodotto, da far invidia a Prosecco, Champagne e Franciacorta!
L’ Alionza 2011 ferma è vino polputo, di bella sostanza e buona finezza. Anche questo una scoperta davvero interessante!

fonte mondodelgusto.it

Alla fine assaggiando e chiacchierando con Giorgio, siamo giunti alla conclusione che gli autoctoni vincono.
Qui nei suoi terreni di graves trovano il luogo ideale per esprimersi al meglio.
E anche le bottiglie (zero) rimastegli a scorta sono indice inequivocabile.

Personaggio spumeggiante ed estroso, Giorgio ha già in mente qualche novità in cantina, tipo un’alionza macerata sulle bucce.
Per me è da seguire con attenzione l’evoluzione dei suoi vini….grandi vini, scoperti a 2 passi da casa.

Vitigni autoctoni: Alionza

04/03/2012

L’alionza è un vitigno a bacca bianca coltivato un tempo nelle famose “alberate” del Bolognese e del Modenese, probabilmente proveniente dai paesi slavi (come può testimoniare il sinonimo di Uva schiava che gli viene dato nella provincia di Bologna). Considerato tra i vitigni che hanno contribuito maggiormente al miglioramento della viticoltura bolognese.

Caratterizzato da acinellatura dolce nelle stagioni particolarmente avverse, vinificato dà un vino paglierino, armonico, serbevole e di giusto corpo. Può essere utilizzato sia in purezza che in uvaggi, e in passato veniva consumato anche come uva da tavola nel Bresciano e nell’alto Mantovano.
Nel 2000 erano stati censiti 13 ettari di Alionza nel Bolognese (43 ha in Italia), quindi si tratta di un vitigno in via di estinzione.

L’azienda agricola Erioli, in provincia di Bologna, è una piccola realtà a conduzione familiare che coltiva le vigne con metodi biologici (poltiglia bordolese e zolfo nelle vigne, concimazioni naturali con letame, sovescio di favino e sangue di bue) e utilizza pochissima tecnologia in cantina (vinificando grazie ai lieviti indigeni), e soprattutto crede ancora  nel recupero dei vitigni autoctoni, come massima espressione del territorio. Per questo tra le sue vigne troviamo ancora grappoli di alionza e negrettino, che danno vita a 2 vini particolari, il Maiolus e il Malvezza, immessi da pochi anni sul mercato.

Il Malvezza, derivante da alionza in purezza, emana profumi di albicocca, pesca, ginestra e mandorle, in bocca è fresco e vivace, con una bevibilità ottima, perfetto per un aperitivo primaverile/estivo.