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Paradossi (passeggiando tra i filari di gaglioppo di Sergio Arcuri)

25/09/2013

Qualche giorno di relax in Calabria per ricaricare le pile prima di tornare alla routine quotidiana invernale.
Si passeggia assieme ai fratelli Arcuri tra i vigneti dell’azienda. Quelli di gaglioppo che corrono verso il mare, in quel di Cirò.
Il colpo d’occhio è spettacolare.

E non si può fare a meno di notare che a fianco dei suoi filari c’è un altro vigneto.
Quest’ultimo viene trattato con prodotti chimici di sintesi per combattere le avversità biotiche mentre le uve di Sergio e Francesco vedono solo (poco) rame e zolfo.
A rigor di logica l’uva trattata dovrebbe essere perlomeno sana.
Eppure….

vigneto trattato                                                vigneto non trattato

gaglioppo arcuri

uva trattata                                                          uva non trattata

Ricordiamo che l’uva è la base fondamentale per il vino che sarà.

A questo punto, chi ancora non l’avesse fatto, qualche domanda sulla necessità/efficacia/garanzia/utilità dei prodotti chimici dovrebbe porsela.

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Travolto da un inaspettato Gaglioppo

30/05/2013

Ricordo ancora la data: era il 1° maggio quando a pranzo stappai una bottiglia di Gaglioppo di ‘A Vita, annata 2010.
Fu una specie di folgorazione….avete presente l’espressione del critico gastronomico nella scena finale di Ratatouille, ecco più o meno così. Da quel giorno sento l’esigenza di esternare queste mie sensazioni.

anton-ego-reaction1

Dire che il vino mi sia piaciuto è riduttivo, una banalizzazione. Dentro a quel calice ho trovato quell’emozione, quella quintessenza che vanno ben oltre ad un’ordinaria analisi organolettica e che rappresentano la frontiera tra un buon vino e un grande vino. Ebbene questo Cirò Classico Superiore ha valicato tale confine rimanendo incastonato tra le mie circonvoluzioni cerebrali e custodito nei miei cassetti mnemonici.
Un’insolita olfazione, un non so che di “nebbioleggiante”, ha spinto la mia curiosità ad inoltrarsi in una ricerca su questo autoctono calabro per cercare di saperne di più. Questi profumi mi avevano fatto scattare l’idea di una sorta di parentela genica tra il Gaglioppo ed il più noto collega piemontese, idea che però non ha trovato riscontri nelle fonti consultate, sia cartacee che digitali. Uniche somiglianze la lenta maturazione, il colore scarico e una importante quantità di tannini.

cirò A'Vita

Ma ciò non toglie che un uva in grado di regalare un vino così (senza togliere a Cesare quel che è di Cesare, ovvero la mano del viticoltore è basilare per il risultato finale) è inevitabilmente una grande uva, spesso troppo poco considerata nell’enorme panorama viticolo italiano ma che ha le carte per riesedere nell’olimpo dei vigneti.
Profumi carnosi, di spezie e frutta anticipavano un liquido potente e succoso, che si presentava con grande finezza ed eleganza per lasciare un ricordo davvero lungo. Non avrei mai smesso di berne.
Da quel giorno mi son ripromesso che non deve più mancare nella mia cantina.

Terre di Vite 2011 – A’ Vita

24/11/2011

A Terre di Vite 2011 ho fatto tappa anche al banco di Francesco, dell’azienda agricola A’ Vita, a Cirò in Calabria, dove la tipica espressione del territorio è rappresentata dal vitigno gaglioppo.

8 ettari vitati a gaglioppo e greco bianco (vitigni autoctoni che danno la migliore interpretazione di questo terroir). In vigna nessuna sostanza di sintesi e nessuna concimazione.
Anche in cantina Francesco lavora in completa armonia con la Natura, assecondandola e non cercando di dominarla. Qui regnano da anni lieviti indigeni responsabili della trasformazione dei mosti, a cui fanno seguito decantazioni naturali (evitando così filtrazioni e chiarifiche pesanti). Si conclude con un uso davvero limitato di solforosa.

Produce 3 vini tutti da  gaglioppo, io ne ho assaggiati 2.

Il Calabria IGP Rosato 2010, ottenuto da brevissima (12h) macerazione sulle bucce. Ottima freschezza e sapidità in bocca, vino di personalità e deciso equilibrio. Contorna tutto con intensi e cangianti profumi floreali al naso.

Il Cirò Rosso Classico 2008, si dimostra mutevole al naso. Timido e un pò ostile appena versato nel bicchiere, ma in pochi minuti rivela profumi che di viola, di ciliegia e spezie. In bocca è caldo e intenso, con un buon equilibrio e una valida struttura. Dotato di un tannino molto fine che non aggredisce il palato. Senza dimenticare la sua coda di piacevole mineralità che esprime a pieno il territorio.

Purtroppo ho fatto l’errore di non acquistarne  😦 , e devo rimediare quanto prima.