Posted tagged ‘gambero rosso’

Gambero Rosso: è questa l’informazione che dà il “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino”? (2a parte)

05/01/2013

Non paghi dell’editoriale fuorviante e schierato, quelli del Gambero Rosso rincarano le dosi e chiedono rinforzi ai cugini d’oltralpe, nelle vesti di due illustri figure come quelle di Michel Bettane e Thierry Desseauve. Ed è così che per chiudere in bellezza il primo numero approntano un altro articolo sui (contro?) vini naturali, e se il precedente era infelice questo è addirittura peggio. L’attacco qui è ai limiti dell’assurdo e condanna a priori una tipologia di prodotto,  facendo un’improbabile generalizzazione. Il vino naturale (che viene pure banalizzato come vino senza solfiti, quando in realtà non di soli solfiti viene addizionato il vino, ahimè) viene screditato e additato come vino cattivo, senza possibilità di replica.
Come se uno dicesse il vino bianco è cattivo.
Non ha senso!

additare

Comunque vediamo un pò cosa scrivono questi luminari enologici francesi:

  • “[…]un’invasione di cattivi vini detti naturali, cioè senza zolfo…”

In una mezza riga due castronerie prodigiose. Come già anticipato prima, si può fare di tutta l’erba un fascio dicendo che i vini naturali sono cattivi tutti? O, come in tutte le cose, ci sono quelli buoni e quelli cattivi?
E’ poi sconcertante la superficialità. I vini senza zolfo non sono sinonimo di vini naturali, perchè se non si aggiunge solforosa ma ci mettiamo tannini in polvere, lieviti selezionati, PVP etc.. vien da sè che quel vino ha ben poco di naturale.

  • “[…]dai cattivi vinificatori che pretendono di fare il vino senza zolfo […] i vini rossi puzzano, e tutti i vitigni finiscono per somigliarsi perchè i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta […]“

Ragazzi qui si rasenta la fantascienza! Queste affermazioni sono inconcepibili e solo una profonda incompetenza (che loro non dovrebbero avere) le può far scaturire.
Dunque di vignaioli che “pretendono” di fare il vino senza zolfo (e senza molte altre scappatoie chimiche) in realtà ce ne sono diversi e il vino è pure parecchio buono.
I vini rossi “puzzano”: anche qui solita insensata generalizzazione. Vabbè…
Ora capisco perchè tanti abusano di prodotti chimici in vigna, per uccidere quei “cattivoni” e “cannibal0ni” dei lieviti indigeni! Su non scherziamo e anzi cerchiamo di eliminare un pò di quella confusione che i 2 autori francesi hanno provocato (di proposito?). Qui qualche notizia sui lieviti indigeni, qui e qui esperimenti di persone ben più autorevoli di me in materia, e in rete si possono trovare molte altre informazioni. Ben appuntano anche Riccardo e Luigi avanzando la giusta idea che i lieviti indigeni danno esattamente i risultati opposti a quelli spacciati in questo articolo, seguti da Maurizio Gily (agronomo con Master in Enologia, insomma voce competente) che, seppur col beneficio del dubbio, conferma l’assurdità di certe affermazioni. E prego con forza che quel “..sono gli stessi in tutto il pianeta…” non sia riferito ai lieviti indigeni altrimenti siamo ale soglie della blasfemia!

assurdità

  • “I vini bianchi sono -se possibile- ancora più cattivi: più o meno ossidati fin dalla nascita, e dunque nati morti […]“

Forse non hanno mai assaggiato vini di Riffault, Milan, Joly, Overnoy etc….  a parte questo, la realtà è che buono e cattivo sono termini troppo soggettivi per oggettivarli con questa leggerezza. Inoltre, siccome i vini naturali non vengono nè filtrati nè chiarificati e quindi non perdono sostanze fondamentali per la loro evoluzione, dovrebbero essere tutt’altro che morti! Anzi, più probabilmente un vino morto è quello che viene chiarificato, stabilizzato e solfitato senza ritegno (praticamente mummificato) per evitare che in bottiglia possa mutare ed evolversi, e di solito questi sono i metodi di vinificazione utilizzati dai grandi stabilimenti industriali. O sbaglio?

  • “Con la fortuna e la perseveranza è possibile produrre senza aggiunta di zolfo dei vini da bere giovani e sul luogo di produzione […] si devono conservare in cantina fresca e non farli viaggiare. E per ogni cuvée riuscita, il vignaiolo si ritroverà con due o tre completamente sbagliate. Ma chi può permettersi di non venderle e assumersi la responsabilità dei propri errori?”

Ma allora si può o no produrre vini senza zolfo? Sono un po’ contradditori nei loro pensieri. Comunque è vero, produrre vini senza aggiunta di solfiti porta maggiori rischi, eppure diverse bottiglie sono giunte a casa mia da diverse parti d’Italia integre, e sono state bevute con piacere. Ricordo che una minima quantità di solfiti viene comunque prodotta naturalmente durante la vinificazione e, seppur relativamente, aiuta la conservazione del vino assieme ad altre sostanze presenti nel liquido come polifenoli ed alcol. Attendo poi fatto probatorio che mi tolga i numerosi dubbi sul fatto che per ogni cuvée riuscita il vignaiolo ne perde 2 o 3 (!!).
Al giorno d’oggi è davvero oneroso sobbarcarsi certi rischi e quindi non biasimo affatto chi non se la sente. Però chi lo fa sa a cosa va incontro e la responsabilità dei propri errori se la assume eccome, senza nessuna imposizione coercitiva. E di questo bisogna rendergli merito.

burattinaio

Io non so la vera motivazione che ha spinto la stesura di tale articolo, ma credo gente di questo calibro rischi di perdere davvero quella credibilità che si è costruita con fatica per anni. Di interventi che fanno strabuzzare gli occhi in questo pezzo ce ne sono davvero parecchi, lo abbiamo visto, e non possono essere concessi a tali fonti.
Quindi mi viene da chiedere, come mai un attacco così diretto e arrogante senza nemmeno presentare idee e /o prove credibili a supporto delle proprie tesi?

Gambero Rosso: è questa l’informazione che dà il “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino”? (1a parte)

04/01/2013

Twitter è foriero di interessanti news, e proprio dal social network l’altra mattina ho imparato che sul 1° numero del 2013 del mensile “Gambero Rosso” erano usciti un paio di articoli riguardo i vini naturali. Sempre interessato sull’argomento e sicuramente incuriosito, decido di fare questa spesa extra e vado in edicola ad acquistare la rivista.

gambero rosso

A pagina 10 c’è l’editoriale di Eleonora Guerini, che già leggendo le prime righe mi fa venire un pò di orticaria, e salendomi anche un pò di nervoso butto giù due commenti a caldo.

  • “Il 2013 vedrà la comparsa sul mercato di numerosi vini elaborati senza anidride solforosa, stabilizzati con metodi nuovi”

E cos’è l’invasione degli ultracorpi? Sembra che prima del 2013 non esistessero certe tipologie di vini, che invece sono presenti sul mercato ormai da diverso tempo e magari parecchia gente li ha bevuti e gli sono pure piaciuti. E poi cosa sono questi metodi nuovi di stabilizzazione?? Forse voleva dire arcaici o tradizionali. Oppure spiegateci.

  • “Ogni volta che sento parlare di vini naturali mi viene istintivamente da ridere”

E questa è una buona cosa, essere felici aiuta sempre. A me invece, quando assaggio certi vini cosiddetti “industriali” mi vien da piangere.

  • “Perchè se c’è qualcosa  che naturale proprio non può essere è il vino. […] Come si può con tutto l’intervento umano che il produrre vino implica, parlare di naturalità?”

La solita minestra strariscaldata! Mi sembra di ascoltare Berlusconi in campagna elettorale. Vengono dette sempre le solite cose, gli stessi sterili e pacchiani attacchi. A parte che naturale significa anche: “che è conforme ai principi della natura” e “non alterato, non artificiale, genuino” quindi potremmo anche avvicinare questa parole a certe tipologie di vini. Oppure perchè invece di studiare etimologia non ci spiegano cosa sono e qual è il metodo di lavorazione di questi vini? Forse l’obiettivo è proprio quello di non far conoscere alla gente certi prodotti?

  • “Non avvelenare la terra è una scelta oltre che condivisibile anche sacrosanta. […] Se un viticoltore sceglie di non utilizzare alcun prodotto di sintesi e rischiare con i capricci del tempo e di scommettere sulla forza che una pianta coltivata senza chimica può raggiungere è lodevole”

Scelta condivisibile non sempre attuata, e a volte senza motivazioni plausibili. Leggendo così, a primo impatto mi sembra una frase di scherno, ma la vera verità è che una pianta coltivata senza prodotti di sintesi ha insita la forza per difendersi dalle avversità biotiche e abiotiche, perchè non è farmacodipendente e riuscirà a sviluppare strategie meccaniche e chimiche di autodifesa.

vini d'italia - gambero rosso

  • “[…]la lucidità e l’onestà intellettuale siano tali da far scegliere, a fronte di una vendemmia traballante, di non utilizzare e non trasformare quell’uva in vino…”

Infatti ci sono vari vignaioli che in annate disastrose non imbottigliano il vino proprio perchè la natura non è stata clemente. Però questo onestà dovrebbe averla anche chi non produce vini naturali, e non affidarsi ad abili giochi di alchimia per trasformare, con l’abuso di prodotti chimici, quel poco che la natura gli ha donato in una sorta di surrogato di vino.

  • “Perchè la scelta del bioqualcosa non credo debba mai essere quella di travestire il difetto con la scusa del naturale”

Pienamente d’accordo. Purtroppo la “moda” del naturale ha fatto si che in tanti siano montati sul carro dei vincitori e abbiano cavalcato l’onda di questa tendenza nascondendo errori umani dietro la parola naturale. Qui però entrerà in gioco la spada vendicatrice della selezione Darwiniana: se un vino è cattivo, che sia naturale o meno, difficilmente lo ricomprerò. I furbetti sono ovunque (vedi lo scandalo del Brunello tanto per fare un esempio a caso) e non solo in campo enologico, per questo bisogna informarsi nel miglior modo possibile, magari proprio attraverso notizie imparziali sui mezzi di comunicazione. E allora perchè invece di gettar fango non si parla di quei (tanti) produttori che ogni giorno si fanno il mazzo per coltivare la terra in modo sostenibile, per lavorare in cantina nel modo meno invasivo possibile e ci offrono prodotti davvero ottimi?

  • “Non mi convince il mantra per cui quello dei vini naturali è un gusto da farsi […]. Sarà ma, sempre per restare nel mondo del biodinamico, non ricordo di aver mai fatto troppa fatica a comprendere i vini del Domaine de la Romanée-Conti.”

Purtroppo non ho mai avuto la fortuna di assaggiare i vini di Lalou Bize-Leroy anche se tutti i commenti sentiti sono più che positivi (e con quel che costa una bottiglia lo spero bene!). Solo una postilla: come ho già avuto modo di dire più volte si fa sempre un pò di confusione. E’ un errore superficiale e grossolano (ma grave) uniformare vino naturale, vino biologico e vino biodinamico quando uguali assolutamente non sono. Questo pressapochismo uccide il valore delle parole e ne offusca l’etimologia (e poi si sta a polemizzare sulla parola naturale).

Io ho una mia idea sui vini naturali, che ho espresso più volte e che non voglio trasformare in dogma assoluto. Però io e tutti i lettori della rivista che si definisce “leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino e dell’enogastronomia” dovremmo pretendere un’informazione meno faziosa e capziosa di quella che, a mio parere, si evince da questo editoriale.
Una curiosità: forse non tutti sanno che il nome “Gambero Rosso” deriva dal ristorante in cui il Gatto e la Volpe portarono Pinocchio. Speriamo che le origini non causino influenze negative.

pinocchio

Comunque non contenti alla fine della rivista c’è un nuovo attacco ai vini naturali, forse ancora più infelice, che arriva dai cugini francesi, ed ha le voci autorevoli di Michel Bettane e Thierry Desseauve, quelli della “Grand Guide des vins de France” tanto per capirci.
A domani per i commenti anche al punto di vista d’oltralpe.

Porthos vs Gambero Rosso: la sentenza

08/08/2012

Molti degli enoappassionati si ricorderanno sicuramente la famosa puntata di Report “In vino Veritas” andata in onda il 24-09-2004. Durante quella trasmissione Sandro Sangiorgi, affermò che nella guida 2000 coedita dal Gambero Rosso e Slow Food entrò un vino che lui stesso (all’epoca collaboratore della nota rivista gastronomica) aveva ritenuto insufficiente per guadagnarsi tale privilegio, ed era quindi stato favorito dagli editori.

Questo provocò l’ira del Gambero (e dell’allora vice presidente Daniele Cernilli) che denunciò Sangiorgi e Porthos. 

E’ di qualche settimana fa la sentenza di secondo grado emessa dal Tribunale di Roma che vi invito a leggere qui.

Le guide dei vini al Gastronauta 2

26/09/2011


Ecco cos’è successo alla puntata del Gastronauta anticipata nello scorso post.

Mi connetto poco dopo le 11, e una delle prime persone che sento intervenire è il tanto noto quanto borioso Daniele Cernilli, ex Gambero Rosso e attuale collaboratore AIS.
Ovviamente lui che sulle guide ci vive, ne ha fatte e continua a farne, non può che elogiarle, sparando anche sentenze superficiale, verso chi le negativizza.
Risponde ad un ascoltatore di Pistoia il quale afferma che per far entrare dei vini nelle guide, ai produttori viene richiesta pubblicità e molti vini in dono (afferma ciò con cognizione di causa), dicendo che sono tutte stupidaggini (in proposito ricordo sempre di controllare la diatriba Sangiorgi-Cernilli alla puntata di Report del 24-09-2004, il buon Cernilli deve avere la memoria corta 😉  ), e  che secondo lui le guide sono fondamentali, che il problema è che sono troppe (eh già, gli piacerebbe avere il monopolio sulle valutazioni….).
Rincara poi la dose a chi dice che si potrebbe fare una valutazione dei vini ma senza dare un punteggio, affermando che il punteggio è invece fondamentale (superficialotto eh?!).

Gli fa poi eco un giornalista del Messaggero dicendo che le guide non possono essere faziose perchè avere i punteggi più alti al giorno d’oggi può essere un arma a doppio taglio (non è poi riuscito a spiegare il perchè e nemmeno noi ci immaginiamo la motivazione… va beh….).

Viene intervistato anche Luca Gardini, fregiato col titolo di miglior sommelier del mondo. Fatica a barcamenarsi tra le sue idee e quello che il suo status di rappresentate AIS gli impone di dire. Alla fine non si sbilancia dicendo che le guide sono utili, ma a volte fanno anche errori pesanti.

Un ristoratore afferma, secondo me giustamente, che le guide erano utili in assenza di internet.
(Ma al giorno d’oggi, grazie alla rete,  ci si può informare in modo più dinamico ed indipendente).

Poi interviene anche un enologo dicendo che le valutazioni dei vini sulle guide sono spesso errate. 
E qui interviene nuovamente il buon Daniele “Dio” Cernilli perdendo un’altra occasione per tacere. L’ex Gambero attacca dicendo che la maggior parte degli enologi in Italia ne sà meno di chi degusta per le guide (BOOM! ma siamo sicuri che non abbia un fratello di nome Silvio?).

Fortunatamente il buon Paolini inserisce in scaletta anche interventi che provengono dall’altra parte della barricata, intervistando il noto enogiornalista Franco Ziliani, autore anche di un interessante blog, il quale afferma che le guide non servono più a nulla, rafforzando la sua tesi dicendo che ai tempi di Brunellopoli sulle guide accadevano cose strane, venivano premiati i Brunelli più stravaganti, molti dei quali poi coinvolti nello scandalo.
Come può essere successo ciò? Come possono i moschettieri delle guide non aver capito che quei brunelli erano “farlocchi”, se come  si vanta Cernilli sono molto meglio di tanti enologi italiani? (Daniele aiutaci a capire….)

Molto più moderato il giornalista Carlo Cambi, dicendo che le guide sono utili ma non sostituiscono l’enologo.

Quindi la domanda sorge spontanea: chi stila le guide degusta per i produttori o per i consumatori?

Concludiamo dando i numeri: il patron Paolini , dice poi, in base a sms e mail ricevute dagli ascoltatori, che l’80% della gente pensa che le guide di oggi non siano utili.

Io penso che le guide possano darti un input, ma non un dogma.
Un vino non è detto che sia buono perchè finisce su una guida, e non è detto che sia da buttare perchè su quella guida non è nominato, anzi. Spesso e volentieri molto vini non citati “mangiano in testa” a quelli premiati.

Quindi  “…continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai” (cit.)

Le guide dei vini al Gastronauta 1

23/09/2011

Domani, sabato 24 settembre, alle ore 11 nella trasmissione radiofonica “Il Gastronauta”, condotta da Davide Paolini su Radio24, si parlerà di guide di vini.
Tema che avevo già toccato qui su questo blog pochi giorni fa.

Tema di attualità, visto che proprio in questo periodo che stanno uscendo tutte le guide 2012 (AIS, Veronelli, Espresso….e chi più ne ha più ne metta).
Si discuterà se queste sono più utile ai produttori o ai consumatori.
Io una mia idea ce l’ho già, però sarebbe interessante sentire cosa ne pensa la gente….

E sarebbe ancora più interessante se si discutesse su COME REALMENTE vengono redatte queste guide. Vedremo…