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Brut Nature Millesimato – Cantina Cardinali

19/02/2013

La Cantina Cardinali di Castell’Arquato è stata tra i protagonisti dell’ultimo Vinix Live!
Vini davvero interessanti che sono subito entrati nelle mie grazie e…nella mia cantina. 😉

cardinali brut nature

Figlio di un uvaggio di 6 vitigni (malvasia, sauvignon, ortrugo, moscato, marsanne, chardonnay), questo Brut Nature rimane a contatto con i propri lieviti (indigeni) per circa 36 mesi prima della sboccatura, poi nessuna aggiunta di liqueur ne di solforosa, tant’è che in etichetta si può permettere di non avere la dicitura “Contiene solfiti” (obbligatoria quando il vino supera i 10 mg/l di SO2 ). Per questo è interessante vedere la sua evoluzione nel tempo, come potrà presentarsi nel lungo periodo. In questo caso la sboccatura è relativamente recente (ottobre 2012), ma il vino si presenta vivo, vivissimo.
Un colore oro chiaro fa da sfondo a bollicine fini, un pò rustiche in bocca, per niente aggressive.
Un velo di crosta di pane nasconde per un attimo chiari profumi citrini, di fiori di camomilla, pesca bianca, e un apporto aromatico delicato ma evidente.
In bocca è un’esplosione di freschezza, con un leggerissimo retrogusto ammandorlato che non stona e non appesantisce assolutamente la beva. Si fa bere e ribere in scioltezza.
Spumante Metodo Classico fuori dalle zone mainstream delle bolle, a cui può dare tranquillamente del tu.
Prezioso accompagnatore di crostini caldi alla crema di funghi.

Malvasia “Blanca” 2011 – Gualdora

02/01/2013

malvasia gualdora

La Malvasia di Stefano Malerba regala una bevuta incredibilmente piacevole.
Esempio lampante di come un vino semplice possa regalare belle emozioni. 
Dissetante e rinfrescante, un vino glou glou (cit.) per antonomasia.

Assaggiata poco tempo fa durante la visita in cantina e ribevuta qualche giorno fa a casa. Bè le sensazioni piacevoli trovate in quel di Ziano Piacentino sono rimaste intatte (e forse aumentate) nei calici casalinghi.
Questa Malvasia non tradisce le attese e si rivela un vino deciso con un perlage delicato che ne corrobora la bevibilità. Dritto e incisivo all’ingresso in bocca, e quando ti aspetti la mazzata acida che ti potrebbe risucchiare il cavo orale, ecco che invece si apre con gran delicatezza, come un fiore che sboccia soffice.

Vino decisamente beverino e leggiadro, in termini matematici direi un Bevi&Versa periodico. 😉
Sarà stato il piatto forse predisposto all’abbinamento (lasagne di crepes, con funghi e prosciutto cotto), ma questa bevuta me la ricorderò.
Eravamo in due e la bottiglia è finita in un amen.

Vino senza solfiti a Gualdora

11/12/2012

gualdora

Stefano è un ragazzo milanese che lavorava nelle telecomunicazioni. Un giorno di qualche anno fa, durante un viaggio di lavoro in Africa gli venne un’illuminazione.
Al rientro a casa si licenzia, acquista podere e casale nei luoghi dove, da bambino, passava le estati sui campi, a cavallo del trattore dello zio, e decide che lui è nato per fare il vino.
Si laurea in enologia e nel 2009 ecco la sua prima vendemmia.

La vitivinicoltura dell’azienda cerca di rispettare il più possibile la natura, utilizzando pochi trattamenti ed unicamente a base di rame e zolfo. Anche in cantina l’impatto della mano del vignaiolo è ridotto ai minimi termini. Bandito ogni additivo e utilizzo di solfiti ridotti al minimo.
Questa filosofia è però globale qui a Case Gualdora, dove si utilizzano i pannelli solari per ricavare l’energia per l’abitazione e unicamente la legna per scaldare le mura domestiche. Perchè si è convinti che non solo il vino debba essere sostenibile, ma anche tutta la nostra vita.

Esposizione a sud, collinare, per le vigne.
Nessuna irrigazione, nemmeno in questo torrido 2012.
Circa 10.000 bottiglie in totale, non sufficienti ancora per far quadrare i conti.
Per ora però Stefano non si vuole allargare. Così riesce ad avere tutto sotto controllo, in ogni momento.
Già perchè la vite, perchè dia buoni frutti, va seguita ed accudita, ed in vigna ed in cantina c’è solo lui.

I suoi vini regalano belle emozioni.
Tra tutti spiccano il Malvasia Blanca 2011 (in onore della sua bimba, nata proprio con la prima vendemmia), un frizzante di grande aromaticità  perfetto per gli aperitivi, e i Gutturni frizzante e fermo, che fanno della tipicità e della bevibilità il loro inno.

senza solfiti gualdora

A breve  imbottiglierà un rosso (principalmente Croatina, più un po’ di Merlot) senza nessuna aggiunta di solfiti. Una sfida che già all’assaggio dalla vasca sembra interessante. Trionfo di  profumi ed un sorso fruttato che rinfresca, anche se una sottile scia vanigliata, non pesante ma presente, data dal legno rimane, per il mio palato, un po’ aliena nell’equilibrio del fluido.

Ma oltre ai suoi vini che sono davvero godibilissimi, Stefano è da ammirare per le sue scelte ed il suo approccio con l’ambiente. Se vi trovate sulle strade piacentine, passate a trovarlo. Il suo entusiasmo e la sua solarità vi cattureranno.

Nella fucina di Camillo Donati

16/03/2012

Ho sempre avuto un pò di reticenza ad andare visitare la cantina di Camillo Donati, non per un vero motivo valido ma per la mia poca predisposizione verso i vini frizzanti. Invece, citando il grande Faber, “…il seguito prova che aveva torto“.

Arrivo in tarda mattinata ad Arola, ad attendermi Francesca, la gentilissima moglie di Camillo, che  mi accompagna in collina a Barbiano, dove l’azienda ha i suoi 10 ettari di vigna. Là c’è Camillo impegnato potare le viti allevate a Guyot. Non lascia a nessun altro questo gravoso compito, ci tiene a farlo personalmente, perchè l’occhio è maestro e certe sensazioni sono impossibili da insegnare. La coltivazione in campo è totalmente biologica e naturale, senza l’uso di sostanze chimiche, quantitativi minimi di rame e zolfo, sovescio e concimazioni con letame.

Francesca mi guida all’interno della cantina di vinificazione dove hanno una vecchia vasca in cemento che usano come “starter”, perchè all’interno si possono ammirare (e sentirne il profumo!) dei lieviti indigeni che favoriranno le fermentazioni. Fermentazioni che avvengono in tini aperti senza il controllo della temperatura e si concludono lasciando un lieve tenore zuccherino nel vino che servirà per la rifermentazione naturale in bottiglia. Per la tappatura utilizzano speciali tappi a corona, gli unici che riescono a dare garanzia garantire contro imprevisti spiacevoli di “esplosioni” dovute proprio alla rifermentazione naturale.

Continuando con piacevoli chiacchierate ci appropincuiamo al banco d’assaggio, dove ci aspetta un fila di promettenti bottiglie. Tutti i vini di Camillo sono da monovitigno (a parte la Malvasia rosa che contiene un 5% di uve rosse scelte di anno in anno).
Ecco i vini assaggiati:

il mio Sauvignon 2008: colore paglierino, profumi minerali e di frutta fresca, davvero piacevole in bocca, delicato e setoso.

il mio Malvasia 2010: colore giallo oro, più velato rispetto al Sauvignon, con i profumi inconfondibili del vitigno e un sentore come di pesce fresco, che mi ricorda i pomeriggi da bambino passati in riva al lago a pescare (e non lasciatevi ingannare, è un profumo non una puzza). Buon corpo e bell’acidità, territoriale e caratteristico.

il mio Lambrusco 2010: lambrusco Maestri in purezza, colore rubino-viola intenso, profumi di fiori e di carne, rotondo, pieno e succoso, scende in gola che è un piacere, da berne a secchiate tanto per intenderci.

Vini tutti molto diversi tra loro e caratteristici, accumunati però da un fattore: l’incredibilie bevibilità, non una sensazione di bruciore nè un eccesso di pungenza sgradevole. Vini che trasmettono allegria.

Chiacchierando anche Francesca mi conferma che pure loro per l’Ovidio (che è un Vino da tavola) non possono indicare in etichetta l’annata della vendemmia  😕  .

Dulcis in fondo vado a casa con un cartone di 6 bottiglie miste, e quando mi presenta il prezzo penso sia uno scherzo: 30 € in totale!  😯
Ok, domani ripasso col camion 😉

L’Autenica 2006 – Cantine del Notaio

07/11/2011

L’altra sera a fine pasto, a contornare una torta di grano saraceno e nocciole, avevamo questo vino passito delle Cantine del Notaio.

Prodotto da uve Moscato e Malvasia, coltivate sul terreno vulcanico del Vulture. Terreno vulcanico significa anche un terreno sabbioso, con ceneri molto fini, originate da eruzioni, di grande permeabilità e scarsa fertilità.
Si creano così le condizioni per ottenere grandi vini, di grande mineralità e complessità, con una qualità sopra la media (ovviamente sappiamo che se il terreno dà, l’uomo poi non deve rovinare, altrimenti….).
Proprio su terreni di questo tipo si possono trovare ancora viti su piede franco, perchè la fillossera qui difficilmente riesce ad attaccare.

L’Autentica 2006  viene affinato 14 mesi in barrique e poi altri 4 in bottiglia prima di essere messo in commercio.
Si presenta nel bicchiere con un vestito giallo oro intenso, e sprigiona profumi di miele, albicocca, frutta candita, frutta secca. All’assaggio ritroviamo parecchi di questi sentori. Entra sottile e poi si apre, donando  un finale citrino che persiste in bocca, lasciando una buona freschezza e negando quella stucchevolezza che è spesso uno spauracchio per queste tipologie di vini.