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Giorgio Erioli, viticoltore in Bazzano (BO)

28/11/2012

La Cantina Erioli si trova sulla strada che da Bazzano va a Monteveglio. I suoi 3 ha di vigne circondano il casolare.
Giorgio è persona spiccia, sincera e dalle idee chiare. Poche bottiglie (tutte sempre vendute) e molta gente che richiede il suo vino, ma lui non si vuole ingrandire, preferisce rimanere un piccolo viticoltore artigianale, per dedicare al suo vino le attenzioni che merita.

Non concepisce la cementificazione selvaggia che sta espandendosi in Emilia: “La nostra regione dovrebbe vivere di turismo e prodotti enogastronomici, perchè sono tra i migliori d’Italia”.
Io sarò un pò partigiano, ma sfido chiunque a dargli torto.

Da anni sta cercando di salvaguardare antichi vitigni, che hanno vissuto su queste colline e queste pianure per decenni ed ora stanno quasi per scomparire. Il negretto ad esempio è vitigno assai ostico da coltivare, in base all’annata la sua gradazione zuccherina ha sbalzi enormi. L’alionza poi è vitigno “sfigato”, ha bassa resa di grappoli, buccia spessa e quindi minor resa uva-vino e spesso soffre pure di acinellatura. Capite anche voi che in un mondo dove massima quantità e minor fatica vengono prima di tutto, questi vitigni praticamente si autoescludono.
Ma se cerchi di capirli e coltivarli sapientemente possono darti prodotti strepitosi.

Lui crede nella vendemmia tardiva, perchè permette a queste uve, in tarda maturazione, di sviluppare dei pentosani (zuccheri non fermentescibili) che regalano ai vini profumi e sapori tipici del vitigno.
Leggendo di lui online e su varie riviste, temevo che questa metodologia desse prodotti un pò troppo opulenti e stancanti.
I miei timori sono fugati in un amen.

Solo travasi per illimpidire i suoi vini, per questo alcuni possono apparire agli occhi, leggermente velati. Tutti i suoi prodotti sono caratterizzati da una bella carnosità e sostanza, mantenendo però sempre un ottimo spessore di freschezza.

Il suo Pignoletto Badianum 2009, affinato in legno, ha una rotondità piena e un buon corpo, il tutto accompagnato da grande freschezza.
Il Rosso Samodia 2007, 85% cabernet s. e 15% merlot, ha un ingresso pieno e morbido, per poi partire con una acidità scattante. Già di buona beve, ma per me da lasciare ancora qualche anno in cantina.
Il Negretto 2010 fermo (ne fà anche uno spumantizzato a Metodo Classico, che abbiamo provato, ma era aperto da un pò quindi non ha senso descriverlo) è vino di grande armonia ed equilibrio, da berne a secchiate. Da non farsi mancare assolutamente!
L’Alionza 2011 spumantizzata a Metodo Classico, è davvero un grande prodotto, da far invidia a Prosecco, Champagne e Franciacorta!
L’ Alionza 2011 ferma è vino polputo, di bella sostanza e buona finezza. Anche questo una scoperta davvero interessante!

fonte mondodelgusto.it

Alla fine assaggiando e chiacchierando con Giorgio, siamo giunti alla conclusione che gli autoctoni vincono.
Qui nei suoi terreni di graves trovano il luogo ideale per esprimersi al meglio.
E anche le bottiglie (zero) rimastegli a scorta sono indice inequivocabile.

Personaggio spumeggiante ed estroso, Giorgio ha già in mente qualche novità in cantina, tipo un’alionza macerata sulle bucce.
Per me è da seguire con attenzione l’evoluzione dei suoi vini….grandi vini, scoperti a 2 passi da casa.

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Vitigni autoctoni: Negretto (Negrettino)

18/02/2012

Il Negretto (o Negrettino) è uno tra i vitigni autoctoni meno conosciuti dell’Emilia-Romagna, che rimane ad oggi l’unica regione italiana dove viene impiantato.
Con questo nome, nel passato venivano indicati i vitigni che avevano una bacca particolarmente scura.
Negli ultimi anni sono stati abbattuti quasi tutti i vecchi vigneti di questa varietà e solo grazie al “Consorzio Vini Colli Bolognesi”  che ne sono stati salvati alcuni biotipi interessanti.

Nel periodo della ricostruzione post-fillosserica il Negrettino fu molto utilizzato per la sua rusticità e in particolare per la sua tolleranza nei confronti dell’oidio, tanto che nel 1902 dei circa 20.000 ettari di vigneti presenti nel Bolognese, circa 14.000 erano di Negrettino. 
Questo vitigno non era però particolarmente indicato per la vinificazione in purezza, e veniva utilizzato come vino da taglio per la sua ricchezza in colore.
Un tempo veniva anche consumato come uva da tavola.

Ha una buona e costante produzione, predilige terreni argillosi e poco fertili. Come forma di allevamento è consigliato il GDC (Geneve Double Courtain) o il cordone speronato, con una potatura corta. Molto sensibile alle brinate e alla botrite.

Nel 2004, presso il Centro di Tebano di Faenza, si è ottenuto un vino di Negrettino in purezza, ma nonostante l’enologia abbia fatto passi da gigante rispetto all’inizio del ‘900, il vino ottenuto non era particolarmente equilibrato. Di colore intenso e con un profilo olfattivo discretamente complesso profilo olfattivo era intenso e complesso ricco di note speziate, profumi fruttati di bacche rosse e amarena, e sentori erbacei. Al gusto, però, era un pò astringente, amarognolo, di media acidità e corposità.

Come dico sempre però non bisogna fare di ogni erba un fascio, infatti alla scorsa edizione di Autochtona, questo vitigno ha vinto un importante riconoscimento: il premio speciale Terroir, andato ad Antonio Ognibene, titolare dell’Azienda Agricola Gradizzolo di Monteveglio (BO), con il suo Naigar Tén 2009.