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Rebula 2007: Klinec

28/02/2012

In un tiepido weekend di febbraio, durante una gita nel capoluogo toscano, ci si è fermati a pranzare in un locale particolare, Vivanda, dove si dice abbiano cibi e vini biologici. E così in effetti è.
Posto piccolino e accogliente, personale cortese e disponibile.
Qui vige la legge del “fai da te”,  ti apparecchi il tavolo da solo, scegli la tua ordinazione sul menù e la comunichi in cucina. Quando è pronta rimane tuo il compito di andarla a ritirare.
Un pò stile mensa, ma senza quell’asetticità e caos tipici dei ristoranti “da lavoro”.

Uguale per i vini.
Col senno di poi avremmo potuto ordinare quelli di loro produzione, non perchè la scelta fatta ci ha tradito, ma per principio autoctono.
Invece insieme a burrata e mix di verdure con cous cous abbiamo optato per un orange wine sloveno.


La Rebula 2007 ha il colore dell’oro antico, tendente all’arancio vero e proprio, con una torbidità tipica dei vini non filtrati. I profumi molto intensi sono dapprima racchiusi sotto una coperta di acidità volatile, che dileguandosi libera poi sentori di albicocca, mandorla e note minerali.

In bocca l’acidità rimane conferendogli una caratteristica pungente e penetrante. Ben evidente il corpo.
Interessante la nota tannica presente, che alla cieca lo si potrebbe confondere, se non per un rosso, sicuramente per un rosato. Lungo il ricordo dopo la deglutizione.

Vino di non facile approccio sia per la produzione natural, sia per questa macerazione sulle bucce non usuale nei bianchi.
Volatile un pò alta all’inizio ma che col tempo in parte scompare.

Non è un vino da “un sorso e via”, ma da capire, impegnativo, da avvicinare con curiosità, che può regalare belle emozioni.
Astenersi dal berlo i non seriamente enointeressati.

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Anfora Ribolla Gialla 2004 – Gravner

13/06/2011

L’altra sera il mio menu della cena diceva: branzino alla griglia con verdure (rigorosamente autoctone) saltate in padella.
Onde per cui scendo in cantina per pescare un vino che possa accompagnare codeste cibarie.
La scelta mi risulta spesso ardua, non perchè abbia chissà quale provvigione, ma perchè la curiosità di assaggiare prodotti nuovi è sempre altissima.

Da non molte lune i miei scaffali potevano fregiarsi anche di una Ribolla Gialla di Josko Gravner, noto viticoltore friulano che dal 2001 ha abbandonato le botti per invecchiare i suoi vini in anfore di terracotta (da qui il nome Anfora..), antico metodo di affinamento probabilmente attribuibile a vinificatori georgiani.

Resto indeciso per qualche minuto, ci sono un altro paio di vini della scuderia che mi intrigano. Ma alla fine la scelta ricade su questo autoctono friulano. Anche se immagino già (e non mi sbaglierò) che soverchierà sicuramente il povero pesce.

Già alla vista la scelta risulta felice. Colore brillante, di un giallo quasi ambra, degno dei migliori Orange Wine (che non sono vini olandesi, bensì vini bianchi che hanno fatto una macerazione a contatto con le vinacce). Il naso è ampio, salgono i sentori di frutta (albicocca, pesca) e ben evidente è anche la frutta secca (mandorle, nocciole..) che va a braccetto con una nota tostata che ritroveremo anche in bocca. Il sapore è pieno, nervoso, basato su un’ottima freschezza ben supportata da una vigorosa struttura, con un finale (udite, udite…) lievemente tannico.

In conclusione, come già preventivato, il branzino ne è uscito sconfitto,  ma con orgoglio, da questa lotta impari con l’autoctono friulano.