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Il calice di Pandora, da scoprire

03/05/2012

Leggendo qualche giorno fa un post di Andrea Scanzi mi sono imbattuto in una nuova metodologia di vinificazione a me finora sconosciuta: il cosiddetto “metodo Pandora”.
Ho iniziato quindi a spulciare la rete alla ricerca di informazioni utili per approfondire l’argomento.

I vini di “Pandora” sono stati già presentati al Vinitaly 2011.
Io non mi smentisco mai e c’arrivo sempre un pò lungo 😉 .

Non ho trovato moltissimo sul web (forse per scarsa applicazione), solo qualche notizia estrapolata dalla loro pagina facebook e da un da un recente post su Winesurf. Da qui si evince  che il metodo Pandora è una novità applicativa dei principi della biodinamica per un processo di vinificazione naturale al 100%. Una piccola brochure da facebook dice che non vengono aggiunti nè solfiti, nè lieviti selezionati, nè sostanze di origine animale.
Il vino prodotto con questo metodo, continua il pieghevole, ha un’ottima resistenza a invecchiamento, all’ossidazione, agli stress termici ed al trasporto, ed inoltre un’ottima capacità di conservare la struttura.
Su questi punti sarebbe molto interessante cosa in particolare dà queste enormi potenzialità al vino.

Sempre dalla pagina facebook vengono segnalate vinificazioni con questo metodo su parecchi vitigni, in varie regioni italiane. Presumo quindi che i viticoltori richiedano l’aiuto a chi ha ideato questo metodo per vinificare le proprie uve, e poi la bottiglia verrà etichettata con il logo Pandora (credo).
Anche qui bisogna approfondire.

Questa metodologia è certamente positiva da un punto di vista di impatto ambientale, ma mi pare che praticamente tutti i viticoltori naturali seguano già certi protocolli. Forse non escludono le sostanze di origine animale, probabilmente usate nelle chiarifiche, ma dal momento che molti non le fanno anche qui viaggiano pari.
Cosa strana: leggendo su Winesurf sembra che la bozza del disciplinare ammetta l’utilizzo di lieviti selezionati….

Ora mi sfugge bene il pensiero che sta dietro al “nessun taglio o aggiunta di mosti e vini di diversa natura“. Letta così direi quindi che i vini vinificati con tale metodologia siano tutti monovitigno.

Nell’attesa di avere notizie più chiare in merito a questa interessante procedura, credo che tale vinificazione naturale renda sicuramente il prodotto più digeribile, però forse, come dicono alcuni sostenitori, pensare che questi vini “…“non ubriacano anche se alcuni  raggiungono i 14 gradi, sono a prova di etilometro, paradossalmente potrebbero essere bevuti anche da donne in gravidanza…” mi sembra un tantino esagerato 😉

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