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Il Pignoletto di Vigneto San Vito all’Antica Trattoria Belletti

23/08/2012

I colli bolognesi sono per me e la mia compagna, una sorta di piccolo rifugio.
Uno di quei posti dove amiamo rintanarci per una cena carica di pace e tranquillità.
E raramente si sbaglia anche in fatto di cibo.
E così è stato anche l’altra sera.
Dopo aver ormai passato in rassegna gran parte delle osterie, trattorie e agriturismi (non so perchè ma i locali con questo nome li preferisco ai “ristoranti”, lo so sono malato…) di quelle colline e con la maggior parte di questi chiusi per ferie (uno addirittura mi ha detto che erano chiusi per…caldo!! Lo giuro!!) ne abbiamo trovato uno ancora da testare in località Montepastore, l’Antica Trattoria Belletti.

La serata ci arride subito, ci fanno infatti accomodare in quello che io ho prontamente ribattezzato privè, ovvero un tavolo un pò isolato sotto la frescura degli alberi, lontano dai brusii della sala.
Oltre al buon cibo, una nota di merito per la carta dei vini.
Solo pochi giorni fa mi gnolavo che troppo spesso le carte dei vini nei ristoranti sono pressochè scarse, e subito vengo piacevolmente smentito.
Da Belletti la scelta dei vini è più che discreta e la carta redatta in modo esauriente, con una buona selezione di prodotti locali.

Vista la temperatura (anche se i 25° erano ben distanti dalla canicola cittadina) optiamo per un bianco, e la scelta (a me l’onere) cade su Pignoletto Classico “Monte Rodano” di Vigneto San Vito, azienda di Monteveglio, paese poco lontano.
Il Monte Rodano è un Pignoletto all’85%, con eventuali aggiunte di riesling e/o chardonnay e/o Sauvignon. Tutte le uve derivanti da agricoltura biodinamica.

Bollicine non particolarmente fini, ma nemmeno troppo aggressive, aiutano a dargli un approccio setoso e morbido. Sono crosta di pane, mandorle e fiori bianchi non dolci che vengono trasmessi dal bicchiere.
Fresco e piacevolmente dissetante, si arrotonda sul palato lasciando una bocca pulita e salivante. Un vino delicato con un pizzico di struttura in più rispetto alla tipologia, perfetto per occasioni come questa.

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Lambrusco e Pignoletto artigianali

13/04/2012

Capita spesso di organizzare cene tra amici.
Capita spesso che la meta decisa sia da me (forse perchè si mangia e si beve bene..vabbè non è vero ma piace crederlo  ; )  ), e che siano presenti persone a me totalmente sconosciute.
Ma io non mi formalizzo.
Anzi.

Così mi è capitato di conoscere Giovanni, un’amico di un’amica, lavoratore alla Ferrari (si quella di Maranello), che a tempo perso produce vino e coltiva la terra nell’azienda agricola di famiglia (per “staccare” come dice lui), in quel di Riolo, in provincia di Castelfranco Emilia.
Produzione limitata la sua, bottiglie senza etichetta e non in commercio. Dalla cantina escono solo poche unità per il consumo personale e per il piacere dei commensali a qualche cena goliardica.
Ed è così che oltre ai vini che avevo preparato (tra cui il Bricco Appiani di Roddolo) siamo stati ben lieti di accogliere in tavola anche un paio di sue bottiglie artigianali. Per la precisione un Lambrusco Grasparossa e un Pignoletto.

Il Lambrusco era un 2010 (80% grasparossa, 20% salamino), colore intenso,  bollicine nn troppo pesanti e pungenti, vellutato e fresco, davvero di buona bevibilità. Non sono un fan dei lambruschi e quindi mi rimangono particolarmente impressi quelli che mi garbano.

Il Pignoletto era un 2011, ultima vendemmia, ancora un pò giovincello. Quest’anno dice di aver provato un esperimento facendo fare un pò di appassimento alle uve dopo la raccolta. Il colore risulta infatti di un paglierino carico, quasi dorato e in bocca si avverte un leggero sentore dolciastro con un retrogusto lievementa ammandorlato, che nascondono la classica freschezza.

Ho apprezzato di più il Lambrusco, forse perchè non abituato a questo tipo di pignoletto, o forse perchè la nota dolce non accompagnava benissimo la grigliata, o forse perchè era ancora veramente troppo giovane.
Comunque mi sono parsi 2 vini davvero ben fatti nella loro semplicità, senza troppi fronzoli nè manipolazioni, perfetti per serate in compagnia ed allegria.

Autochtona 2011: vince l’Emilia-Romagna

28/10/2011

E’ terminato da pochi giorni a Bolzano Autochtona, forum dei vini autoctoni.
Nel corso della fiera sono stati consegnati diversi premi ai vari produttori presenti all’esposizione.

Quest’anno si è vista la regione Emilia-Romagna fare incetta di riconoscimenti: ben 3 su 6 si sono fermati sulla via Emilia.
Ad onor del vero c’è da dire che il numero di espositori non era elevatissimo, ma ciò non toglie i grandi progressi che la viticoltura di questa regione sta facendo.

Solo fino a pochi anni fa considerare il Lambrusco un vino era quasi fargli un complimento. Oggi invece, grazie alla passione di viticoltori attenti e preparati, ha smesso di essere solo una bevanda da supermercato, e tra i vari lambruschi si trovano prodotti di vera eccellenza.
Senza scordare che anche la qualità Pignoletto sta crescendo notevolmente. Crescita accreditata dalla recente DOCG (che potrebbe essere relativo visto come e in che quantutà vengono elargite le garantite oggi…), e dalla Gran Medaglia d’oro ricevuta già al Vinitaly 2010.

Ecco qui di seguito tutte le cantine premiate:

Miglior vino rosso: Valle d’Aosta Doc Fumin Vigne La Tour 2007 dell’azienda Les Crêtes di Aymavilles (Ao);

Miglior vino bianco: Pignoletto classico Vigna del Grotto 2010 dell’L’azienda Orsi – Vigneto San Vito di Monteveglio (Bo);

Miglior vino dolce: Moscato di Scanzo 2008 dell’azienda di Scanzorosciate (Bg) Magri Sereno;

Premio speciale Terroir: Naigar Tèn Negrettino 2009 della cantina Gradizzolo di Monteveglio (Bo);

Migliori bollcine: Lambrusco di Modena Spumante metodo classico 2009 della Cantina della Volta di Bomporto (Mo);

Miglior vino rosato: Garda Chiaretto Classico Primovere 2010 dell’azienda agricola L’Ulif di Polpenazze del Garda (Bs).

Pignoletto: l’Emilia-Romagna ha la sua 2ª DOCG!

02/03/2011

Dopo l’Albana di Romagna (che oltretutto è stata la prima DOCG italiana di vino bianco, nel lontano 1987), l’Emilia Romagna ottiene per la seconda volta  il massimo riconoscimento in campo enologico.
Con la pubblicazione sulla G.U. 278 del 27-11-2010 (http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2010/20100278/10A13717.htm) la denominazione Colli bolognesi Classico Pignoletto passa da DOC a DOCG.

Vitigno autoctono dell’Emilia Romagna, il pignoletto trova il suo territorio di maggior vocazione nel bolognese. Già citato come Pino Lieto da Plinio il Vecchio (I sec.  d.C. nel suo Naturalis Historiae)  e daVincenzo Tanara (1654) che riferiva di “uve pignole” nelle colline del bolognese.

Da studi ampelografici, ampelometrici e molecolari, si è accertato la sinonimia tra il Pignoletto e il vitigno coltivato in Umbria come Grechetto di Todi. Erroneamente in precedenza si credeva una variante del Pinot Bianco o del Riesling Italico.

Vitigno di media vigoria e scarsa produttività, offre i migliori risultati in collina (come d’altronde quasi tutti i vitigni…), con terreni poco argillosi e anche calcarei. I migliori sistemi di allevamento sono il Guyot, cordone speronato e GDC.
Scarsamente sensibile  a malattie come peronospora, oidio e botrite, patisce  di più mal dell’esca e parassiti animali.
Tollera meglio le gelate primaverili rispetto alla siccità.

Produce un vino dai profumi delicati  e fruttati (in particolare sentori di mela), sapore secco e asciutto.

DOCG meritata (qui per leggere il suo disciplinare: www.ermesagricoltura.it/content/download/20202/217417/file/Disciplinare%2520Colli%2520Bolognesi%2520Pignoletto%2520Classico%2520DOCG.pdf) per un vino che già lo scorso hanno aveva ricevuto al Vinitaly  la Gran Medaglia d’Oro (il più alto riconoscimento della manifestazione) per la categoria vini bianchi frizzanti.

Da gustare fresco, d’estate, come aperitivo assieme a un buon tagliere di salumi, gnocco e formaggi  :mrgreen: