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Quei giorni in cui la Genova di De Andrè diventa il regno di TerroirVino

26/06/2013

Terroirvino

Dopo la bella esperienza dello scorso anno all’unconference non potevo certo perdermi questa manifestazione.
Il tempo a disposizione implica sempre delle scelte e stavolta decido per il lunedi, per le #ddb e gli assaggi random.
E così mi avvio e in direzione riviera ligure tra valli fiorite dove all’ulivo si abbraccia la vite.
Il cuore rallenta la testa cammina e già mi pregusto questa giornata a cui stavolta il sole del buon Dio dà i suoi raggi.
L’organizzazione è impeccabile, come sempre, grazie a Filippo Ronco che ha vissuto giornate furibonde senza atti d’amore, senza calma di vento per regalarci questi momenti in cui anche i pesci cantano sul fondo del Porto Antico.

E qui so di ritrovare amici, tanti, e felice mi unisco a loro sulla cattiva strada tra chiacchiere e risate a cercare per un attimo la felicità dentro a un bicchiere. E nonostante i pochi assaggi che riesco a fare la trovo. La trovo nel “Vesna” di Stefano Milanesi (grazie anche ai consigli di Mauro), un MC Pas dosé di Pinot nero in purezza setoso e di gran beva, nel “Mira” di Porta del Vento altro Metodo Classico da uve catarratto, nel “Dietro Le Case” di Marilena Barbera un inzolia in cui il pettirosso da combattimento è riuscita a trovare quella perfetta e precisa sintonia tra mineralità salina e fresca acidità.
E mentre assaggio pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare un calice di vino.
Poi ancora l’entusiasmante degustazione di barbera dei disobbedienti alle leggi del branco all’interno di un’altra delle geniali trovate di Filippo che sono le #ddb.
Ma come si suol dire “il tempo vola quando ci si diverte” e mi ritrovo già sulla via di ritorno con un solco lungo il viso come una specie di sorriso. E’ stato solo il calore di un momento poi via di nuovo verso il vento in attesa del prossimo anno, e nonostante voci di corridoio sibilino possa essere stata l’ultima edizione mi piace pensare che siano solo figlie della stanchezza e quindi aspetterò domani  per avere nostalgia.
Perchè TerroirVino è una storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale.

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I BioViticultori: Vigne dei Boschi

04/06/2012

Altro giro altro regalo urlavano una volta dagli alto parlanti delle giostre.
E così anche a Bazzano nuove degustazioni regalano sempre emozioni. Questa volta a lasciare segni indelebili è Vigne dei Boschi, nota Azienda in quel di Brisighella.

Il banco d’assaggio vede in successione 4 vini, ma decido di passare il primo, il Riesling 16 Anime, in quanto già provato in precedenza. Parto quindi subito con l’Albana Monterè, annata 2006.
Ottima partenza direi, il problema è che partendo da questo, i successivi risultano oltremodo penalizzati.

Il Monterè 2006 è leggermente velato, segno indistinguibile dell’assenza di  trattamenti filtranti e chiarificanti, con un colore giallognolo tendente alla buccia di cipolla. Naso profondo e intenso, di terra e frutta. Freschezza succosa e pungente, abbracciata ad una lieve tannicità che solo l’albana riesce a regalare. Rotondo e carnoso, avvolge e coinvolge tutto il palato grazie alla perfetta omogeneità tra le sue componenti gustative. Davvero completo. Chapeau!
Il NeroSelva 2006 è un pinot nero in purezza che riscopre grandi profumi di more, spezie e stalla. Entra fiero, morbido e vellutato, insinuandosi silenzioso ma con eleganza, ma quando sembra che il suo tono gustativo prenda un’onda crescente, fugge mancando quell’allungo finale che già ti stavi pregustando, come se tutto ad un tratto diventasse esile, timido.
Imperioso inizialmente, timoroso nel finale.
Da riprovare assolutamente per una verifica ulteriore.

Il Borgo Stignani 2007 è malbo gentile in purezza, vitigno che nella adiacente Emilia è utilizzato soprattutto in uvaggio per “colorare” alcuni lambruschi. Decisamente l’opposto del precedente, presenta un carattere guerriero con un ingresso roboante, un tannino ruvido e asciugante che esprime una vena ancora un pò rustica e spigolosa, ma la sua piacevole polposità lascia presagire ad un grande potenziale ancora da manifestare pienamente.

Villa Favorita 2012: Domaine Labet

03/04/2012

Sono sincero senza il commento di Luigi Fracchia a questo post non avrei provato questi vini. E sarebbe stata una grave perdica, perchè Julien Labet produce vini caratteristici e davvero interessanti.

Domaine Labet è una piccola azienda familiare nello Jura di circa 12 ettari, dove vengono coltivati i vitigni tipici della zona, come il savagnin (quello dei vin jaune e dei vin de paille), chardonnay, pinot nero e troussard.
Assenza completa di fertilizzanti ed insetticidi, vendemmia manuale, fermentazioni ad opera di lieviti indigeni e vinificazione sulle fecce sono alcune delle metodologie di lavoro che caratterizzano questa cantina.
Qui vengono prodotte due tipologie di vino, una riempiendo totalmente le botti per evitare eventuali ossidazioni, mentre l’altra viene fatta lasciando volutamente le botti scolme per favorire lo sviluppo dei lieviti sulla superficie del vino (la cosidetta voile o flor, come avviene anche per lo Sherry e qualche tipologia di Vernaccia di Oristano). Questa voile protegge il vino dall’ossigeno e gli dona aromi caratteristici.

 Anche qui la lingua ha rappresentato una piccolo barriera d’ingresso, ma fortunatamente il linguaggio del vino è universale.
Chardonnay en chalasse 2009: giallo paglierino, discretamente morbido e fresco, polposo con note minerali. Rilascia piacevoli profumi di ginestra e susina gialla.

Fleur de savagnin 2009: netta la nota ossidata in questo vino che fa vinificazione aperta. Piace per la sua freschezza e mineralità, profumi netti e decisi che sotto l’ossidativo ricordano i prati a primavera. In bocca lascia una piacevole salivazione.

Le Paille Perdue 2007 (vin de paille): Julien per questa tipologia usa un uvaggio di Poulsard, Savagnin e Chardonnay. Vino tipico dello Jura, chiamato così perchè i grappoli dopo la raccolta vengono lasciati sui graticci (di paglia[=paille] appunto) ad appassire. Ne nasce così un vino dolce e decisamente complesso, che al naso ricorda le albicocche candite, il miele di castagno, con ai margini odori di legumi. In bocca è armonico, intenso e profondo, con un leggero retrogusto  ammandorlato-amarognolo che ne bilancia la dolcezza.

Domaine Jean-Jacques Confuron – Romanée St-Vivant GC 1999

03/01/2012

Per concludere il 2011 ho scelto questa bottiglia a troneggiare sulla tavola durante il cenone di Capodanno.
Da che mi ricordo credo sia il mio primo Pinot Nero di Borgogna, non il primo vino borgognone in assoluto, avevo già provato un Beaujolais (tutt’altra cosa).


Questo è uno dei due Grand Cru della domaine, deriva da pinot nero in purezza, su vitigni impiantati nel 1929.
In base ai consigli che danno sul sito quest’annata era da aspettare ancora un pò, ma visto il risultato non è stata una cattiva idea aprirla ora.

Nel bicchiere mostra un colore rosso granato, non particolarmente intenso (tipico del vitigno). Incredibile ciò che si presenta al naso, una gamma infinita di profumi, di grandissima profondità: minerali con note di carbone, e goudron (ebbene si anche lui c’era, il famoso sentore di catrame), fruttati che rivelano una chiara sensazione di frutta matura e sotto spirito, note di tabacco e cuoio, sentori terrosi e di spezie. Devo ammettere che dall’olfazione all’assaggio è passato un pò di tempo, tanto sono rimasto incantato dalle sensazioni odorose, che man mano mutavano facendo scoprire sempre nuovi profumi.
L’assaggio potrei definirla una sensazione olistica, vino dinamico e vivace, l’ingresso in bocca è gentile, e manifesta sensazioni cangianti man mano che si avvicina al fondo del palato. Ordinato, pulito, preciso, non mostra la minima aggressività ne scompostezza,  dotato di grande profondità e ottima morbidezza, corpo pieno con un equilibrio praticamente perfetto. Personalità e carattere veramente eccezionali.
Chapeau!