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Porthos vs Gambero Rosso: la sentenza

08/08/2012

Molti degli enoappassionati si ricorderanno sicuramente la famosa puntata di Report “In vino Veritas” andata in onda il 24-09-2004. Durante quella trasmissione Sandro Sangiorgi, affermò che nella guida 2000 coedita dal Gambero Rosso e Slow Food entrò un vino che lui stesso (all’epoca collaboratore della nota rivista gastronomica) aveva ritenuto insufficiente per guadagnarsi tale privilegio, ed era quindi stato favorito dagli editori.

Questo provocò l’ira del Gambero (e dell’allora vice presidente Daniele Cernilli) che denunciò Sangiorgi e Porthos. 

E’ di qualche settimana fa la sentenza di secondo grado emessa dal Tribunale di Roma che vi invito a leggere qui.

Champagne, il sacrificio di un terroir

01/02/2012


La neve copiosa di ieri mi ha costretto (che sfortuna eh 😉 ) con la mia dolce metà in casa, sul divano, davanti al caminetto (situazione molto vicina all’idillio), a leggere questo libro di Samuel Cogliati.

Poco meno di un centinaio di pagine davvero interessanti, che raccontano la Champagne non raccontata, i problemi di un territorio iper-mega-ultra sfruttato per cavalcare l’onda di questo nome, che più che un vino è ormai un business.
Dalle alte rese per ettaro (15,5 t/ha, come il Lambrusco!), ad un suolo pressochè arido, Cogliati entra totalmente nel mondo delle bollicine più famose del mondo.

Lettura non scontata che incuriosisce e stupisce, almeno chi come me è avido di enosapere.

L’invenzione della gioia

10/01/2012

Questo libro mi ha sorpreso. Conoscendo (e stimando) l’autore sapevo della sua maniacale minuziosità nello studio delle parole, e quindi credevo il libro molto impegnativo per un lessico alquanto sterile come il mio.
Invece così non è stato, le pagine scorrono fluide nonostante siano molteplici le parole che non appartengono al mio vocabolario.
Dire che è un bel libro è banale e scontato, per questo la prima cosa che mi viene  in mente è la capacità di raccontare cose diverse, che nessuno o pochi si sono mai presi il tempo di scrivere, o almeno in modo così esaustivo.
Il libro è molto interessante, lo definirei una piccola Bibbia per enoappassionati e, avendoli provati, sono convinto che potrebbe scalzare i testi AIS ai corsi per sommelier, vista la miglior capacità esplicativa e una descrizione analitica e chiara per ciascun argomento trattato. Diciamo che all’interno un sommelier (ma non solo lui) può trovare tutto ciò che avrebbe sempre voluto sapere, ma che i testi AIS non hanno mai raccontato, o che hanno illustrato con poca cura e passione.
Libro completo per gli interessati in materia in quanto, come già accennato, offre un’analisi approfondita in ogni argomento: dalla viticoltura all’abbinamento, fino alle vinificazioni speciali (argomento che mi ha sempre incuriosito parecchio, forse perchè troppo spesso sintetizzato in eccesso).
Complimenti a Sangiorgi per questa creazione, che è frutto di un lungo e duro lavoro, ma con cognizione di causa posso dire che è stato veramente ben speso.
Da acquistare.

Difendiamo il nostro vino

11/11/2011


Con questo post voglio riprendere un appello fatto da Porthos (ma non solo) qualche anno fa, e purtroppo ancora di grande attualità.

Proprio quest’anno abbiamo assistito al tentativo di modificare il disciplinare del Rosso di Montalcino, aggiungendo una percentuale dei classici vitigni alloctoni che stanno un pò colonizzando la Toscana ( i due cabernet e il merlot), in suffragio del nostro sangiovese, che ne possedeva (e possiederà ancora!) in toto le quote. Tutto ciò per tentare di produrre un vino più piacione, più standardizzato, snaturando il prodotto.
Fortunatamente il Presidente del Consorzio Brunello di Montalcino Ezio Rivella, e i suoi “bravi” del CdA che hanno voluto fortemente l’assemblea per votare un cambio di disciplinare nel Rosso, sono stati sonoramente sconfitti: il 69% ha votato contro il cambio di disciplinare (nel dettaglio: 806 aventi diritto al voto, 678 voti, 210 sì, a favore del cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino 465 no, 3 schede bianche).

I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l’identità e l’integrità dei vini italiani. Purtroppo però i teorici dell’omologazione, cercano sempre di farli apparire obsoleti, vecchi, da migliorare ed innovare, senza però tener conto della storia e delle tradizioni che hanno contribuito a rendere il nostro vino così ambito da Paesi vicini e lontani.

Come si legge su Porthos “.. si assiste ad un invasione di vitigni alloctoni, impiantati per ‘migliorare’ le specialità italiane e realizzare prodotti più facili da consumare” senza badare che così facendo le molte bottiglie riempite restano comunque “vuote“. Vuote di significato, di sentimento, di quella territorialità che è fondamentale (eufemismo) perchè un vino si possa esprimere al meglio, ed essere qualitativamente eccellente.

Ancora Porthos “si continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualità, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ciò in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Questo è un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell’attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione.”

In Italia purtroppo parecchie cose sono veramente da buttare, ed è sotto gli occhi di tutti, soprattutto in questo periodo. Questo deve essere un motivo in più per difendere, senza esitazione, ciò che invece rappresenta un’eccellenza del nostro territorio, un motivo di vanto e di orgoglio nei confronti del resto del mondo. Cerchiamo di mantenere la nostra diversità, soprattutto quando questa brilla di luce propria.

Anche io quindi sottoscrivo pienamente l’appello di Porthos per evitare di diventare produttori di un vino globalizzato ed inerme. Per evitare che il nostro territorio diventi terra di conquista da parte di chi vede il vino come oggetto e non come lavoro, socialità, sentimento.

Per sottoscrivere l’appello: http://www.firmiamo.it/indifesadellidentitadelvinoitaliano

Le sedie di Dozza

07/03/2011

In una fresca serata di giugno (per i pignoli l’8 giugno 2010) ho partecipato ad una serata sui vini naturali, guidata dal “guru” Sandro Sangiorgi (direttore della rivista Porthos)  in quel di Dozza.

 Tutto ebbe inizio qualche settimana prima, quando  in seguito al mio abbonamento alla rivista Porthos e all’iscrizione al loro sito mi arriva una newsletter via email dove mi comunicano questo evento.

Cavoli, penso, è qui vicino, si potrebbe approfittarne… (anche se la quota partecipativa non è certo incoraggiante.)

Alla fine però curiosità e interesse hanno prevalso (stranamente) sulla mia avidità paperoniana e, previo consulto con la mia compagna (il termine fidanzata mi sembra un termine più adolescenziale), decidiamo di partecipare. E lei acconsente di accompagnarmi in questa avventura, forse più rassegnata che realmente interessata.

 L’evento si tiene all’interno della splendida Rocca, cuore dell’Enoteca Regionale, luogo pittoresco e poetico.

Verso le 21.00 Sangiorgi inaugura la serata, che si concluderà ben oltre l’1.00.

Ben 11 vini, quasi tutti naturali (ebbè era il tema della serata!), arrivano uno dopo l’altro sulle nostre tavole e nei nostri bicchieri.

La degustazione viene diretta in modo magistrale da Sangiorgi, che non tralascia il minimo dettaglio e condisce ogni assaggio con curiose e interessanti informazioni.

Ad ogni bicchiere, un gioco di sguardi di coppia mi lascia intendere che quello che lei sta ascoltando è poco più che arabo (non che a me fosse molto più chiaro, ma tentavo inutilmente farglielo credere).

Con la coda dell’occhio, ogni tanto la vedevo vacillare pericolosamente, complice forse una dura giornata lavorativa, lo stomaco pressoché ancora a digiuno (avevamo fatto solo un piccolo break nel parcheggio fuori paese con un po’ di riso freddo, preparato prima di partire con lo scopo preciso di fare un po’ di “fondo” prima delle degustazioni) ma, soprattutto, le sedie di legno, (che dire scomode sarebbe un eufemismo),  sicuramente rubate a qualche sala di tortura cinese.

Ma ad un tratto i suoi occhi s’illuminano d’immenso e d’improvviso si rianima, come un fiore all’alba di un nuovo giorno…stavano portando il cibo!

 Di lì a poco la serata si esaurisce (così come i vassoi delle cibarie), e ci orientiamo nuovamente verso casa.

Chiacchierando sulla via del ritorno, cerca di convincermi (e forse ci riesce) che la serata è comunque stata interessante, ma la condicio sine qua non perchè possa concedere un eventuale prossimo remake è sicuramente la presenza di comode poltrone!