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Commissioni Doc e Docg

08/03/2012

Incuriosito da questo post sul blog di Ziliani, sono andato a leggermi l’articolo di Elena Guerini su “Tre bicchieri”. Avevo già trattato tempo addietro l’argomento sulle commissioni dei vini DOC e DOCG (ora confluiti in DOP), e sono d’accordo sul fatto che ci vuole una maggiore selettività nel giudizio. Anche se bisogna sempre tener conto di quella soggettività che, anche se si tenta di insabbiare, seppur minimamente caratterizza ogni degustazione.

Credo però che non sia l’unico problema, anzi forse l’incognita maggiore riguarda il metodo con cui vengono istituite nuove denominazioni, che nell’ultimo anno sono lievitate spaventosamente. La signora Guerini affermava che non è possibile ridurre ulteriormente la resa/ha per livellare l’offerta alla domanda,  e probabilmente ha ragione, ma non è questo il punto. Il punto è che vengono istutite DOCG di territori sempre più ampi, come ad esempio Alta Langa, o DOC-business per cavalcare la moda (si veda come il caso Prosecco favorisca le frodi. Proprio su “Tre bicchieri” si legge di due vigneti abusivamente impiantati per seguire la Proseccomania), che per forza creeranno prima o poi un divario tra domanda e offerta (quando la moda passerà), senza tener conto dell’abbassamento qualitativo, diretta conseguenza di una produzione estesa.

Purtroppo oggi si assegnano le denominazioni in base al potenziale profitto immediato anzichè all’effettiva qualità del prodotto. La risoluzione del problema sta forse principalmente a monte, nelle mani di chi decide quale vino dovrà fregiarsi degli ambiti riconoscimenti. 
Anche nel vino la  meritocrazia è così effimera (sic!).

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Perchè non cambiare nome alla DOC Prosecco?

16/02/2012

Ormai sappiamo tutti che la lista delle DOCG è arrivata a 74 (!) denominazioni, il che significa, come avevo già detto qui, che nell’ultimo anno sono aumentate di circa il 50% ( 😯 ).
Alcune novità sono piuttosto curiose: la DOCG Lison è la prima garantita, se la memoria non mi inganna, ad essere in “comproprietà” tra due regioni (Veneto e Friuli), o la DOCG Alta Langa estesa su un territorio notevolmente vasto (forse troppo).

Altre potrebbero invece creare un pò di confusione, come la DOC Prosecco, che fa da “antagonista” alle altre 2 DOCG di questo vino: Colli di Conegliano e Colli Asolani.
Lasciando da parte il fatto che anche il territorio di questa denominazione è vastissimo (coinvolge quasi interamente Veneto e Friuli), leggere in etichetta comunque “Prosecco” rischia di confondere il consumatore meno esperto.

Prosecco è un nome noto, che indica un bianco frizzante e leggero (si sente spesso dire “questo vino è tipo prosecco…”) e qualitativamente valido. Per questo chiunque conosce questo nome che associa ad una ben determinata tipologia di vino.
Trovando tra gli scaffali di un market numerose bottiglie con la stessa scritta “Prosecco”, l’acquirente rischia di non sapere realmente che vino si trova di fronte, e di scegliere solo in base al prezzo o al disegno dell’etichetta!
Così si rischia che la DOCG diventi pressochè inutile, con l’eventualità di non valorizzare adeguatamente il prodotto, come se facessero un Barolo DOCG e un Barolo DOC…. che senso ha?

Perchè non cambiargli il nome allora?
Che ne so chiamiamolo “Bianco di Prosecco” (chi ha più fantasia ben venga),  che anche i non addetti ai lavori capiscano che c’è una differenza, non solo economica ma anche qualitativa tra i diversi vini.