Posted tagged ‘roddolo’

Un Dolcetto di Roddolo alla Locanda dell’Arco

17/10/2012

 Sulla strada che ci conduce a San Fereolo ci fermiamo per il pranzo alla Locanda dell’Arco, in località Cissone.
Locale molto accogliente, cucina langarola in chiave leggermente moderna.
In genere io preferisco le osterie più tradizionali, ma qui abbiamo pranzato davvero bene.
Ci tornerei sicuramente.
Un elogio particolare alla Carta dei vini davvero copiosa e completa, con interessanti scelte al calice.
Anzi a dir la verità le carte erano 2, di cui una interamente dedicata a Barolo e Barbaresco.
 

Non ero in vena di esperimenti e quindi ho puntato sul sicuro: Dolcetto d’Alba 2009 (il Superiore era finito) di Flavio Roddolo.
La bottiglia regala un bicchiere che esala profumi di spezie, frutta rossa, e, sotto sotto, piccoli sbuffi di idrocarburi e leggere pungenze di sottobosco umido.
Approccio morbido sul palato, avvolgente, con un tannino rotondo che racchiude una freschezza succosa e fruttata (a mio parere riconducibile al vitigno) che gli dona grandissima bevibilità.
Ben percepibili ad ogni assaggio la sostanza e la polposità carnosa del liquido.
Suadente e vibrante, richiama in fretta un nuovo sorso.
Come al solito Roddolo è un gran bel bere.
Bottiglia finita in un amen.

Lassù su Bricco Appiani

15/05/2012

Era l’ottobre 2010, la mia prima gita in Langa. Memore delle letture di Andrea Scanzi ho organizzato il tour piemontese avendo ben cura di inserire tra le tappe una capatina da Flavio Roddolo, che prima di allora era un personaggio a me totalmente sconosciuto.

Partenza alla buon ora da Modena, eravamo solo io e la mia compagna, gli amici incuriositi si aggiungeranno l’anno successivo. La prima sosta era prevista proprio da Flavio.

L’ingresso in Langa ci offre un paesaggio pittoresco e suggestivo, ancor di più in quel periodo quando è avvolta da un colore caldo d’autunno. Attraverso labirinti di vigneti raggiungiamo Monforte d’Alba, dove urge una pausa ristoratrice.
Un breve ma gustoso lunch presso l’Osteria “La salita”  senza dilungarci troppo in bevute visto ciò che ci attende, e poi di nuovo in viaggio con destinazione Bricco Appiani.

Non è facile trovare casa Roddolo, ma dopo 3-4 direzioni sbagliate raggiungiamo l’obiettivo. La cascina troneggia su spettacolari discese di vigne, in un paesaggio dove regnano sovrane la quiete e la tranquillità. Non un rumore nè un’interferenza disturbano quest’aurea surreale.
Rapido giro intorno a casa: nessuno.
Dopo qualche secondo Flavio esce dalla sua cantina un pò sorpreso, non ricordava il nostro appuntamento. Poco male comunque, visto che si presta gentilmente a guidarci tra le sue terre.
La passione trabocca dalle sue labbra mentre ci racconta del suo lavoro, dei suoi campi, tra  saliscendi  dalle vigne con brevi pause dove assaggia (e anche noi 😉 ) gli acini di cabernet per testarne la maturità (altro che rifrattomeri vari!). Ascoltavo con ammirazione Flavio Roddolo, persona in cui l’espressività nasce dagli occhi e dai gesti prima che dalle parole,  sinceri come i suoi vini.

La sala degustazione/ufficio si trova nella cantina, dove un grande tavolo impera al centro della stanza, e a fianco una piccola scrivania dove compila ancora il bloc-notes delle fatture a mano.
Dopo aver testato la grande bevibilità del suo Dolcetto, la schiettezza del suo Nebbiolo e l’eleganza e l’autenticità del suo Bricco Appiani, rimontiamo in macchina con la sensazione di esserci arricchiti di un insegnamento umano che va ben oltre una bottiglia di vino.

Lambrusco e Pignoletto artigianali

13/04/2012

Capita spesso di organizzare cene tra amici.
Capita spesso che la meta decisa sia da me (forse perchè si mangia e si beve bene..vabbè non è vero ma piace crederlo  ; )  ), e che siano presenti persone a me totalmente sconosciute.
Ma io non mi formalizzo.
Anzi.

Così mi è capitato di conoscere Giovanni, un’amico di un’amica, lavoratore alla Ferrari (si quella di Maranello), che a tempo perso produce vino e coltiva la terra nell’azienda agricola di famiglia (per “staccare” come dice lui), in quel di Riolo, in provincia di Castelfranco Emilia.
Produzione limitata la sua, bottiglie senza etichetta e non in commercio. Dalla cantina escono solo poche unità per il consumo personale e per il piacere dei commensali a qualche cena goliardica.
Ed è così che oltre ai vini che avevo preparato (tra cui il Bricco Appiani di Roddolo) siamo stati ben lieti di accogliere in tavola anche un paio di sue bottiglie artigianali. Per la precisione un Lambrusco Grasparossa e un Pignoletto.

Il Lambrusco era un 2010 (80% grasparossa, 20% salamino), colore intenso,  bollicine nn troppo pesanti e pungenti, vellutato e fresco, davvero di buona bevibilità. Non sono un fan dei lambruschi e quindi mi rimangono particolarmente impressi quelli che mi garbano.

Il Pignoletto era un 2011, ultima vendemmia, ancora un pò giovincello. Quest’anno dice di aver provato un esperimento facendo fare un pò di appassimento alle uve dopo la raccolta. Il colore risulta infatti di un paglierino carico, quasi dorato e in bocca si avverte un leggero sentore dolciastro con un retrogusto lievementa ammandorlato, che nascondono la classica freschezza.

Ho apprezzato di più il Lambrusco, forse perchè non abituato a questo tipo di pignoletto, o forse perchè la nota dolce non accompagnava benissimo la grigliata, o forse perchè era ancora veramente troppo giovane.
Comunque mi sono parsi 2 vini davvero ben fatti nella loro semplicità, senza troppi fronzoli nè manipolazioni, perfetti per serate in compagnia ed allegria.

Bricco Appiani 2004 – Flavio Roddolo

11/04/2012

Oltre all’uovo alla colomba un’altra tipicità di Pasqua è la grigliata.
Che viene fatta a prescindere dalle condizioni atmosferiche, e quest’anno non sono state particolarmente rosee.

Comunque le diverse portate sono state accompagnate, tra gli altri, da un vino di Flavio Roddolo, il secondo bevuto in poco tempo, direttamente dal suo Bricco Appiani. Bricco (o Bric) è una parola piemontese che sta ad indicare una collina, e questo vino prende il nome proprio dal luogo in cui è sita la cantina, in quel di Monforte d’Alba.

Ho trovato molta difficoltà nel descrivere questo vino, per le innumerevoli e mutevoli sensazioni che riesce a dare col passare dei minuti. All’apparenza semplice e schietto, ma che in realtà nasconde un potenziale emotivo enorme.
Colore sangue di bue, intenso, impenetrabile.
Rivela delicati profumi di ribes accompagnati da lievi sentori erbacei, e poi chiodi di garofano e terra rossa.
In bocca è succoso, di fresca e pungente acidità, attraversa il palato senza smussi stonati, omogeneo con un tannino ben percpibile che lascia un retrogusto amarognolo. Prpfondo, di ottima bevibilità, per niente piacione e ruffiano, pochi fronzoli, pare un perfetto rappresentante delle fatiche della terra, caloroso e genuino.
Anche in questo vino manca (per fortuna) quella fastidiosa sensazione bruciante che, spesso, cotanti gradi alcolici (14,5°) seminano nella deglutizione.

Rispecchia perfettamente il carattere del suo produttore, in cui il silenzio e la semplicità nascondono un grande carattere e un’immensa personalità.

Brachetto “Pian dei sogni” 2006 – Forteto della Luja

13/03/2012

L’anno è il 2010 e la gita è la stessa che ci ha portato da Roddolo su Bricco Appiani. Nel tragitto verso casa ci siamo fermati al Forteto della Luja, Oasi del Wwf e cantina produttrice (tra gli altri) di Loazzolo.
Sono pochissimi i produttori di questo splendido vino dolce, per questo trovandoci nei paraggi, non ci siamo lasciati sfuggire un assaggio.

L’Oasi è davvero affascinante, con le orchidee che crescono spontanee nei prati, il recinto dei cavalli da tiro utilizzati per le lavorazioni del terreno in vigna e i ripidi vigneti di moscato. Peccato solo per il poco tempo che avevamo a disposizione, perchè avrebbe meritato una sosta ben più lunga.
Durante la visita abbiamo degustato sia il noto Loazzolo che il giovane (nel senso che la produzione è recente) Brachetto passito.

Ne avevo portate a casa una bottiglia ciascuno, regalando il Brachetto ai miei. Conoscendo la mia passione per i vini hanno pensato di stapparlo durante il pranzo domenicale, ma non per accompagnare il dolce, bensì a tutto pasto! Eh sì, abituati ai nostri lambruschi e non proprio enoappassionati,  non sapevano che era un vino dolce  ;)… vabbè comunque ho apprezzato il gesto e si è subito rimediato con il Roddolo di cui sopra (quindi male male non è andata!).

Il Pian dei sogni 2006 ha un colore rubino tenue, scarico, tendente al granato, con profumi di frutta secca (mandorle e nocciole), fragole e marasche, rose e una nota ossidata che ricorda il caramello bruciato.
In bocca si presenta delicato anche se lievemente stanco, forse ha superato i suoi giorni migliori. La dolcezza non è pesante e la freschezza pare un pò scemata, ma data la leggerezza di questo vino non provoca particolari squilibri.

Questo brachetto alle prime armi ha ancora un pò di strada da fare, e ad essere sinceri io preferisco il Loazzolo (che è anche il loro prodotto migliore).
Ma a mio padre dev’essere piaciuto (mia mamma non ne beve) perchè il giorno dopo era finito… 😉

Nebbiolo d’Alba 2005 – Flavio Roddolo

12/03/2012

E’ passato più di un anno quando, nell’ottobre del 2010 incuriosito dalla lettura del libro di Scanzi, decisi di scegliere Flavio Roddolo tra le tappe del primo giro in Langa.
Personaggio ipnotizzante, che emana un senso di tranquillità e sicurezza, come quelle che trovi vagando con sguardo sognante tra i suoi vigneti lassù sul Bricco Appiani. Di poche parole,  per lui parlano i suoi vini, che trasmettono tutta la passione di Flavio per il suo lavoro.

Tra le bottiglie che ho portato a casa c’era anche questo Nebbiolo d’Alba 2005.
Colore tipicamente scarico, naso delicato di viole, prugne, pepe e una nota cdi carne.
Anche in bocca è fine, pulito e schietto, esprime la sua vena tannica ben presente ma non eccessiva, accompagnata da una piacevole sensazione acida che sgrassa e rinfresca.Vino diretto, non piacione nè ruffiano, di morbidezza limitata ma con un buon bagaglio minerale che invoglia al sorso.

Roddolo non tradisce mai, anche questo nebbiolo nella sua semplicità si rivela poco tecnico, sincero e genuino.