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I tesori nascosti della Val Camonica

20/09/2012

L’Italia è un bacino con una potenzialità vinicola impressionante, anche se molti (troppi) non lo sanno. Non ci sono solo i baroli, brunelli e compagnia bella, ma tante zone inesplorate possono portare alla luce tesori che non ti aspetti.

Lo sa bene però Enrico Togni, giovane e caparbio viticoltore in Valcamonica, che ha fortemente voluto organizzare uno speciale evento per renderci partecipi delle loro ricchezze, e per far conoscere l’Erbanno, vitigno autoctono camuno che, in purezza, regala uno dei prodotti più affascinanti della sua cantina, il San Valentino.

Il sole splende alto quando tra le vigne in pendenza Enrico racconta la storia di questo vitigno, delle sue vigne e dei suoi prodotti, catalizzando l’attenzione dei numerosi presenti.
Ora non mi soffermerò particolarmente sulle caratteristiche dell’Erbanno, sia come vitigno che tradotto in bottiglia, perchè è in programma un prossimo post appositamente dedicato.

Il pomeriggio regala gioie al nostro palato.
I formaggi di Andrea Bezzi e dell’Azienda Agricola le Frise fanno girare la testa, e le meravigliose spongate e i pani di segale della Forneria Salvetti diventano strepitosi accompagnati dai gustosi salumi di Antichi Sapori Camuni.
Io non riesco a trattenermi, e passo e ripasso ai tavoli attingendo avidamente i doni della terra camuna che traboccano dai vassoi.

E poi i vini prodotti qui, in Val Camonica, una realtà viticola ancora purtroppo poco conosciuta all’interno dell’immenso panorama enoico italiano, che offre però prodotti interessanti caratterizzati da una spiccata territorialità.
Diverse le aziende presenti, l’Azienda Agricola Scraleca che proponeva il “Griso” (chissà se l’etimologia ha qualche affinità con “I Promessi Sposi”) un bianco da Incrocio Manzoni 6.0.13 e Riesling, Rocche dei Vignali con i suoi rossi importanti da Merlot e Marzemino, l’Azienda I Nadre che ha proposto tra gli altri il “Cris“, un interessante spumante Pas Dosè a base Pinot noir, L’Azienda Agricola Cascina Casola col suo bianco “Pare”, un Incrocio Manzoni in purezza, l’Azienda Vallecamonica con i suoi bianchi in purezza, la bella realtà di Cantina Flonno di cui ricordiamo tra gli altri i recenti “Rituale” (Marzemino in purezza) e “Grandidoti” (100% Riesling Renano) e la  Cantina Bignotti che presentava due rossi da uve Marzemino, Merlot e Cabernet, e un bianco a prevalenza Muller Thurgau.
A queste va ovviamente aggiunta la Cantina Togni-Rebaioli, mattatrice della giornata che ha proposto, oltre al già citato San Valentino prodotto da uve autoctone di Erbanno in purezza, il “Vidur” una grande Barbera in purezza, il “1703” (l’altezza del monte Altissimo che troneggia sulle vigne di Enrico) da uve Nebbiolo, la Martina (dedicato alla sua bimba), un rosato da uve schiava fresco e leggero e  il “Lambrù“, blend di uve Marzemino, Merlot e Barbera.

Emilia-Romagna e Lombardia non distano granchè, eppure io non ero a conoscenza di codesto patrimonio enologico e culinario, ma ora se mi trovassi a passeggiare tra queste valli bresciane, saprei con certezza cosa bere e mangiare.
Giornate come queste fanno bene alla cultura enogastronomica italiana, e se il nostro Paese vuole crescere da questo punto di vista dovrebbe seguirle di più e con maggior interesse.

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Umbria Rosso “San Valentino” 2006 – Paolo Bea

04/02/2012

Ne ho sempre sentito parlare bene, ma trovare bottiglie di Giampiero Bea in giro non è cosa affatto semplice.
Quindi se Maometto non va alla montagna…decido di contattare direttamente la cantina e farmene spedire qualche bottiglia.

La prima che decido di aprire è questo Umbria Rosso “San Valentino” annata 2006, imbottigliato nel 2009, come riporta la sempre esaustiva etichetta, scritta a mano,  che viene impressa su ciascuna bottiglia prodotta. Questo IGT è prodotto da un uvaggio di uve locali, Sangiovese, Montepulciano e Sagrantino, cosa che apprezzo sempre in un vino.

Si presenta con un colore rubino buio, impenetrabile, al naso porta profumi di prugna e di viola, note ferrose accompagnate da un leggero sentore iodato, e sul finire anche un ricordo di incenso.
In bocca esprime subito un buon corpo e scivola setoso su tutta la lingua. Fruttato, polposo, dotato di una buona dinamicità e con una punta tanninica che rilascia un leggero e piacevole retrogusto amarognolo.
L’alcol è ben presente (13,5°), ma magistralmente bilanciato con un’ottima struttura. Spesso capita che in molti vini, l’alcolicità si scompone proprio sul finale, quando dopo la deglutizione ti lascia una leggera ma fastidiosa sensazione di bruciore in gola, cosa che qui non succede assolutamente. Vino genuino e di buona beva, lascia in bocca un durevole ricordo di un gusto fine e caratteristico.

Alla prima prova Bea non tradisce, le positive voci sentite su questa cantina trovano pieno riscontro nel mio primo assaggio.