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Racconti andalusi: Sanlucar senza Sherry

09/08/2012

In una calda mattina di luglio, a bordo di una Hyundai i10 presa a nolo, ci siamo diretti verso Sanlucar de Barrameda con meta il Parque Nacional de Doñana.
Questa è la zona del famoso Sherry, il tipico vino liquoroso spagnolo, e proprio a Sanlucar si produce forse il miglior Sherry Manzanilla di tutta la Spagna.

Lungo le autovie semideserte ed assolate le enormi figure del toro Osborne e della bottiglia con chitarra e sombrero di Tio Pepe ci salutavano dall’alto delle colline. Sono loro l’emblema del prodotto che caratterizza questa parte della regione.
Avvicinandoci al paese si notavano anche i bassi vigneti cresciuti sull’albariza, quel famoso terreno bianco che cattura calore durante il giorno e lo ridona alle viti nella notte, riducendo così gli sbalzi termici.

Arrivammo di buon mattino, ad attenderci il battello che avrebbe fatto risalire un pezzo del Guadalquivir e poi ci saremmo inoltrati a piedi (per pochi km) all’interno del Parco Nazionale.
La gita è stata interessante ma non trascendentale, con qualche sporadico avvistamento faunistico (cinghiali, cervi, fenicotteri…) e per le 13 siamo già di nuovo al porticciolo dove, anche lì come in tutta la cittadina, Bodegas di Sherry si ergevano fiere e luccicanti.

Ed ora, direte voi, vi siete fermati in qualche bar a bere finalmente un goccio del vino di Jerez.
E invece no 😯
Abbiamo ripreso il nostro fido ronzinante di ferro e ci siamo appropinquati verso la via del ritorno, bramosi di un tuffo in mare per sfuggire al sole dello zenit.

Si può venire in Andalusia, a Sanlucar de Barrameda, e non assaggiare nemmeno un sorso di Sherry?
Non si potrebbe, ma purtroppo si è potuto.
Sarà stata l’ora non proprio da apericena, saranno stati i 43° segnati dai termometri incastonati sui muri bianchi delle case, ma era più forte il desiderio di una sangria fresca e fruttata che di un vino di 20° alcolici.

Tra me e me ho pensato: non posso raccontare di essere passato per la provincia di Jerez e non aver assaggiato il suo vino fortificato, la mia enoreputazione subirebbe un irreparabile smacco.
Ma poi una vocina interna mi ha fatto riflettere: ma quale enoreputazione?
Ed eccomi qui a scriverne…  😉

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Azienda Agricola Contini

10/05/2012

Era l’estate del 2010. Eravamo in 6 amici in vacanza in quel di Fluminimaggiore, nella Sardegna più rustica e selvatica.
Luoghi meravigliosi e poco ordinari.

Prima della partenza avevo già contattato e organizzato per una visita alla nota Cantina Contini.
La scelta dell’azienda è nata dalla curiosità di conoscere uno dei vini più rappresentativi dell’isola, la Vernaccia di Oristano, compatibilmente con la nostra posizione geografica.
Il metodo di vinificazione particolare che utilizzano per alcuni vini ha poi influito a fomentare il mio interesse e a far pendere l’ago della bilancia in quella direzione.

In un pomeriggio di settembre attraversiamo il Medio Campidano sotto uno scroscio spaventoso di acqua che ci costringe più volte a fermarci per la visibilità ridotta quasi a zero.
Ma l’arrivo è fortunato, a Cabras la tempesta è passata e un cielo terso fa da cornice ad un sole smagliante.

Attimi di suspense all’arrivo.
Probabilmente avevano capito male il giorno della nostra visita ed erano un pò incasinati con la vendemmia. In poche parole non ci aspettavano e non erano preparati ad accoglierci.

Nonostante ciò, grazie alla grande cortesia e disponibilità dell’enologo (colui con cui avevo organizzato il tutto), il signor Piero Cella, l’empasse è stato superato brillantemente e abbiamo goduto di una piacevolissimo tour.

La cosa più interessante, fulcro della visita, è stata la visione della metodologia Soleras (quella dello Sherry) che qui utilizzano per l’Antico Gregori, cuvée derivante da diverse vendemmie di Vernaccia.
La botte con vetro ci rendeva partecipi delle reazioni che il flor (lo strato di lieviti che protegge il liquido dall’ossidazione) produceva nel vino.

Ora non posso parlare con grande precisione di tutti i prodotti degustati, ma qualche sensazione mi è rimasta impressa nella mente.
La grande mineralità del Karmis che rispecchiava il mare, la potenza e il calore della Vernaccia di Oristano Riserva e le note affumicate dell’Antico Gregori, presentatoci come passito, ma di fatto secco.

In cantina dovrei avere ancora qualche traccia di quella visita, rappresentata da una bottiglia di Barrile (vino rosso da uve Nieddera) e un Antico Gregori. Prossimamente aggiungerò quindi qualche informazione più dettagliate su questa cantina.
Stay tuned!

[seconda foto tratta da brindisola.com]