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La Trilogia dei Bioviticultori: appuntamento da non perdere!

06/06/2013

Perché l’unione fa la forza e la condivisione permette di crescere. Frasi banali ma per nulla scontate.
Questo sembra essere il leitmotiv dell’associazione “Bioviticultori”, un gruppo di 6 vignaioli della Romagna (Paolo Babini di Vigne dei Boschi, Stefano Bariani di Fondo san Giuseppe, Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo, Emilio Placci di Il Pratello, Andrea Bragagni, e Paolo Francesconi, proprietari delle omonime cantine) uniti per far conoscere il loro territorio e i loro vini.
Il mio approccio con loro fu quasi casuale qualche anno fa, ma fu un’esperienza illuminante in cui scoprii vini che mi rimasero nel cuore. Per questo quando Riccardo mi comunicò che assieme ad Eugenio e ai vignaioli stessi stava organizzando questo evento ho subito pensato che non potevo assolutamente perdermelo.
#Vinidaterre è l’hashtag di una trilogia cominciata lo scorso 1 giugno con una serata dedicata a blogger e giornalisti, che proseguirà domenica 16 giugno per accogliere chiunque voglia partecipare nello splendido scenario dell’agriturismo Campiume, e si concluderà lunedì 17 con un evento dedicato a ristoratori ed enotecari.
#Vinidaterre perché l’idea di questi vignaioli è che si debba partire dalla terra, da un nuovo modo di vivere il rapporto con la natura e l’ambiente, rispettandoli per capirne tempi e bisogni.

bioviticultori

Sabato scorso è stata davvero una grande giornata, e ci sono alcune cose che dovete sapere:
– la grande verticale di Riesling di Vigne dei Boschi è stato un inizio scoppiettante! Si è partiti dalla 2004 (che veniva imbottigliata solo in magnum) con quell’evidente residuo zuccherino che gli da un’impronta alsaziana per arrivare alla giovane 2011, sapida e tagliente. Inoltre i rossi potenti e longevi di Paolo Babini sono vini di gran carattere, da non farsi mancare.
– il Cor d’usel (cuore d’uccello), di cui ignoravo l’esistenza, è un vitigno dalle basse rese con un apparato fogliare simile a quello del pignoletto, ma con grappoli decisamente più minuti e per questo abbandonato nel corso degli anni. Il nome deriva dalla ridotta dimensione degli acini, simili ad un cuore d’uccello. Ora Paolo Francesconi  ha deciso di reimpiantare e valorizzare questo vitigno autoctono da cui ne ricava anche un vino bianco, il Cordusel appunto.
– nel mio cuore hanno un posto fisso i vini di Andrea Bragagni: la sua albana stupisce sempre tutti, non è macerata ma nessuno lo direbbe. Il “Gheppio” ’09, trebbiano macerato che finalmente dopo 4 anni ha completato la fermentazione, è qualcosa di entusiasmante. Ottima poi la bevibilità del Rio Bagno rosso.
– nell’albana “Gea” (credo la prima annata) di San Lorenzo credo di aver trovato la vera tipicità di questo vitigno. Folgorazione!
– i vini bianchi di Fondo San Giuseppe sono giocati tutti sull’acidità agrumata. Peccato non fosse presente il Fiorile (albana), di cui ricordo una netta crescita gustativa dal 2010 al 2011 in assaggi fatti qualche tempo.
– il blend Chardonnay+Sauvignon del Pratello è davvero un gran vino! Conoscevo e apprezzavo finora solo i suoi rossi da uve Sangiovese, ed è stato un piacere apprendere che ci sa fare anche con le uve bianche.
– non mi stancherò mai di ripetere che adoro il lato social di questi eventi che spesso rappresenta il vero motore. Condividere, chiacchierare, ridere e scherzare con nuovi e vecchi amici per me non ha prezzo!

Consiglio vivamente di non mancare il 16 giugno quando verrete accolti in una location mozzafiato da un clima cordiale, informale e caloroso, e potrete assaggiare vere delizie del territorio romagnolo.

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Il mio Trebbiano 2010 – Camillo Donati

27/06/2012

Tempo di maturità (la 2°, e ogni tanto mi chiedo chi me l’ha fatto fare, anche se in fondo sono contento di averlo fatto), tempo di serate trascorse sui libri come neanche da diciottenni si faceva. Tempo di rinunce e sacrifici, per raggiungere un obiettivo a cui si è data una priorità temporanea.

Le rinunce però non escludono una buona cena e un buon vino. Per questo l’altra sera, contornati da una canicola più che mai estiva e padana, si è deciso di stappare qualcosa per dissetarsi, da sgargarozzare piacevolmente, un bicchiere dopo l’altro.

Il mio Trebbiano 2010 era una delle bottiglie acquistate durante la mia visita alla cantina di Camillo Donati, in territorio parmense. Là in cantina non l’avevo assaggiato, ma mi ero ripromesso comunque di provarlo in un secondo momento, a casa.
Non lasciatevi ingannare dalla foto, il liquido nel calice non è aranciata amara, anche se la torbidità e la totale assenza di trasparenza potrebbero lasciarlo credere (quello era poi l’ultimo bicchiere, quello con la maggior parte del residuo).
Il naso ricorda un evidente sentore di vinacce, di cantina in fase di fermentazione, arancia ed erba fresca bagnata dalla rugiada mattutina.
Un grande vin de soif, leggero con una vaga nota di pompelmo aleggiante tra un sorso e l’altro. L’ottima freschezza non ruba la scena ad una sostanza ben presente, quasi masticabile, ed integrata perfettamente con una succosità invidiabile. Vivace e brioso, con una leggera punta amarognola finale.

Tra nozioni di diritto, ecologia ed economia, la bottiglia non ha visto una nuova alba 😉

I BioViticultori: Fondo San Giuseppe

30/05/2012

Quasi per caso, attraverso una newsletter, lunedi imparo di un banco d’assaggio in serata di vignaoli biodinamici/biologici in quel di Bazzano, precisamente presso l’Hotel Sirena.
Le cantine partecipante non sono molte, solo 6, ma alcune rientrano in quelle segnate sul mio taccuino che mi ero prefissato di provare prima o poi. Va da sè che quella era un’occasione ottima, anche per la breve distanza che ci separava.
Attimo di riflessione per pensare come organizzarsi in poco tempo per poter partecipare. Poi una serie di coincidenze lavorative favorevoli mia aiuta nel mio tentativo.

Una piccola (forse un pò troppo) sala del ristorante ospita le degustazioni.
La prima cantina che si incontra passando in rassegna i vari banchi è Fondo San Giuseppe, di Brisighella.
I suoi vini sono una lunga sequenza di agrumi:

Tera 2011: Trebbiano, il nome è il dialetto di terra. Fresca e giovane acidità, note di pomplemo che ritroviamo poi anche in bocca.
Ciarla 2010: Riesling ricordato dalle note sassose al naso, mescolate ad una pungenza citrina. Fresco e deciso, con una lievissima punta amarognola.
Fiorile 2010: Albana, nei suoi territori più vocati. Colore più intenso dei precedenti. In bocca è arancia amara, con la consueta freschezza e una nota astringente. Da attendere per il meglio.
Esor 2010: prima uscita per questo vino, nato quasi per caso. L’annata ha regalato poco Chardonnay, hanno pensato perciò di vinificarlo assieme al Moscato Rosa. Beverino e fresco, anche manca di una prescisa identità. A mio parere l’improvvisazione non ha dato una personalità particolarmente spiccata, almeno per il momento.

Tutti i prodotti erano freschi, tanto, troppo, e forse solo. Mancavano di quel carattere irruento e personale tipico di queste tipologie di vini. Si meritano comunque il beneficio del dubbio e mi riprometto di fare una riprova appena possibile.